Oltre che prevenire la guerra, bisogna espandere arte e cultura: l’esempio del lavoro di Angela Botta
È legittimo chiedersi se stiamo andando verso la catastrofe della guerra nucleare. L’apprezzato scienziato delle relazioni internazionali Alessandro Orsini – e un allarme analogo è stato lanciato nei giorni scorsi dal fisico Carlo Rovelli – afferma che Trump si sta preparando alla Terza Guerra Mondiale e che occorre pertanto separare il nostro destino da quello del farlocco pazzoide della Casa Bianca.
Parole sagge. Poca speranza che vengano in qualche modo fatte proprie dai nostri stolti e inetti governanti.
Occorre quindi che il popolo italiano prenda in mano il suo destino sottraendosi al tremendo destino di morte che i criminali leader dell’Occidente stanno cucinando all’intero pianeta. Gli ultimi tre anni hanno del resto chiarito in modo inequivocabile quale sia la ricetta. Si tratta di genocidio, conclamato a Gaza, strisciante nel resto della Palestina, in Libano e Iran, progettato mediante il bloqueo nel caso di Cuba. Trump afferma che vorrebbe ritirare basi e truppe dall’Europa, ma invece di cogliere la palla al balzo per liberarsi finalmente dell’inutile, ingombrante e pericolosa presenza della Nato e degli Usa, i governi europei rilanciano irresponsabilmente il riarmo e la Nato. Di fronte alla turpitudine crescente dei propri leader, quali possibilità abbiamo noi, parte sana e sicuramente maggioritaria dell’Occidente?
Fra i mezzi a nostra disposizione, oltre a quelli tradizionali della mobilitazione e dello sciopero vanno menzionate la cultura e la creatività artistica come terreno di vita, alternativo alla morte che ci preparano lorsignori pur di restare in sella.
L’umanità è a un bivio fondamentale della sua storia. La scienza e la cultura assumono un ruolo crescente, come dimostrato dalle polemiche destate dalla partecipazione ai Festival internazionali. Va messa al bando ogni falsa idea di “neutralità” o “superiorità” della cultura e dell’arte, nella piena consapevolezza che siamo immersi in una lotta decisiva per il futuro dell’umanità e del pianeta. Occorre valorizzare le risorse della cultura come fattore identitario volto a recuperare le autentiche radici umane oggi messe a repentaglio sia ideologicamente che fisicamente. Frantumare l’umanità costituisce un’esigenza perentoria e ineludibile per il capitale dominante. Ma l’umanità deve reagire sgretolando i meccanismi della dominazione capitalistica e la cultura può svolgere una funzione fondamentale a tale riguardo.
La cultura e l’arte diventano quindi un terreno di incontro, ma anche di scontro fondamentale. Occorre sconfiggere il tentativo del complesso militare-industriale e dei suoi valletti di normalizzare la guerra come situazione permanente cui assuefarsi, in attesa della catastrofe, profezia che prima o poi finisce per autorealizzarsi.
Ne parlo con la poetessa e pittrice Angela Botta, animatrice, insieme con Alessia D’Errigo, Silvia Pegah Scaglione e Giulia Pomarici, dello spazio Rosen, via dello Scalo di San Lorenzo 85, dedicato a cinema, teatro ed arti visive, che nei giorni dall’8 al 9 maggio ospiterà una sua mostra, con esposizione di quadri e improvvisazioni sceniche, dedicata proprio alla guerra. Le radici dell’impegno di Angela su questo terreno risalgono alle radici familiari e ai racconti della madre che in tempo di guerra viveva in un’abitazione di campagna convertita in ospedale da campo, popolato da corpi feriti e smembrati, e si sono via via consolidate nel confronto cogli eventi bellici che hanno funestato il pianeta, a partire dalla ex Jugoslavia negli anni Novanta, della quale conservava, avendola visitata in anni precedenti, un ricordo di bellezza, poi contaminata e uccisa dalla guerra.
Nella multiforme produzione artistica di Angela il sentimento pacifista si coniuga con il femminismo e la guerra viene intesa come schiacciamento del femminile ad opera dell’aggressività maschile, intesa come violenza e potere, ma anche come un momento di profonda debolezza dell’umanità.
Gli strumenti espressivi di Angela sono pittura e poesia, performance e teatro, i suoi temi preferiti Chernobyl, la radioattività, la bomba atomica, la tortura delle donne, temi che illustra in modo simbolicamente accennato, data la comprensibile difficoltà a darne una rappresentazione realistica. Fra le sue realizzazioni, una performance sulla base del “Quartetto sulla fine dei tempi” di Oliver Messiaen, composta nei campi dì concentramento e un libro, che mi ha regalato, dal titolo Diario di una personalità multipla (Opposto Edizioni), che analizza la doppiezza dell’essere umano, attestata – mi dice – anche da recenti fenomeni come la trasformazione di alcuni ebrei vittime della Shoah in protagonisti dell’attuale genocidio palestinese.
Alla base dell’impegno artistico e politico di Angela il sentimento di frustrazione e impotenza profonda e il dovere di reagire di fronte agli orrori, una goccia in un mare collettivo di ribellione per riscattare il mondo oggi tenuto bada da personaggi come Netanyahu e Trump e più in generale da chiunque assuma posizioni di potere, come anche i maschi nei confronti delle donne.