Il distretto di Shibuya a Tokyo sarà la prima amministrazione pubblica del Giappone a riconoscere la parità delle coppie omosessuali con le coppie sposate. Lo scorso 28 ottobre è stato dato il via ufficiale all’accettazione delle richieste per i “certificati di coppia”, che saranno disponibili dal prossimo 5 novembre.

I documenti permetteranno a tutti i residenti maggiorenni del distretto impegnati in una relazione con persone dello stesso sesso di ottenere con più facilità contratti d’affitto e polizze assicurative familiari, e di poter visitare il proprio partner in caso di ricovero ospedaliero e incontrare i medici in qualità di compagno/a del/la paziente. Testimonial dell’evento la prima coppia gay riconosciuta dal distretto. “Siamo molto felici. Attendevamo da tempo l’arrivo di questo giorno”, hanno detto alla stampa le due donne, Hiroko Masuhara e Koyuki Higashi.

I certificati sono prodotto di un’ordinanza per l’uguaglianza di genere e il rispetto per le diversità entrata in vigore alla fine di marzo di quest’anno. Nel documento si invitavano, tra gli altri, ospedali e agenzie immobiliari presenti nell’area del distretto a non discriminare le coppie che avrebbero presentato i nuovi certificati per usufruire dei loro servizi, pena la pubblicazione dei nomi e conseguente discredito per violazione dei diritti umani.

Nelle intenzioni del sindaco del distretto Ken Hasebe, 43enne politico progressista indipendente ed ex pubblicitario, il provvedimento doveva favorire il rilancio dell’immagine di Shibuya — distretto noto per il grande incrocio antistante la stazione omonima, per le vie dello shopping e della cultura giovanile tra Omotesando e Harajuku. Come dichiarato dallo stesso Hasebe in un’intervista al Financial Times, la soluzione dei certificati di coppia era stata pensata anche per attirare nuovi residenti, in particolare impiegati nelle “industrie creative” e in grado di dare al distretto un nuova immagine, all’avanguardia culturale a Tokyo e in tutto il paese-arcipelago.

L’ordinanza ha richiamato comunque l’apprezzamento della comunità Lgbt giapponese e contribuito alla nascita di un dibattito su scala nazionale e invitato altre amministrazioni, come quella di Setagaya, altro distretto della capitale giapponese, a prendere provvedimenti simili.

In Giappone non esiste infatti una legge specifica a livello nazionale che tuteli gli omosessuali dalle discriminazioni — in particolare per quanto riguarda l’impossibilità di assistere il proprio partner in caso di cure ospedaliere — e dove i matrimoni tra persone dello stesso sesso non sono riconosciuti. Su questo punto si batte la Equality Marriage Alliance, una ong giapponese nata nel 2014 che sostiene la necessità della legalizzazione dei matrimoni gay sulla base dell’articolo 14 della costituzione nazionale, che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge; ma anche per fermare il crollo demografico e favorire l’entrata in Giappone di lavoratori specializzati stranieri in grado di contribuire alla rivitalizzazione economica del Sol Levante.

Tra i supporter della causa Lgbt in Giappone ci sono anche nomi di spicco della politica nazionale: Akie Abe, attuale first lady, e il ministro dell’Educazione Hiroshi Hase. Proprio il neo-ministro, che prima della nomina governativa presiedeva un meeting parlamentare sulle discriminazioni contro le “minoranze sessuali”, ha promesso più impegno nella promozione dei diritti Lgbt fin dalle scuole elementari e medie.

di Marco Zappa