La fretta non è mai buona consigliera. E anche se è comprensibile il desiderio di chiudere rapidamente il “caso Bulgarella” facendo leva sulla decisione del Tribunale del Riesame di Firenze, le domande cui il Comitato nomine e il consiglio d’amministrazione di Unicredit non hanno dato risposta restano molte. Nella sera di Halloween i due organismi della banca di Piazza Gae Aulenti si sono riuniti per prendere atto dell’ordinanza con cui il Tribunale ha annullato i sequestri di atti e documenti disposti dalla Procura nei confronti del vicepresidente Fabrizio Palenzona e di altri esponenti dell’istituto, non ravvisando nei loro comportamenti violazioni di carattere penale. Tanto è bastato agli organismi della banca per ritenere che non sussista “alcun elemento fattuale che possa mutare il giudizio di idoneità a ricoprire le rispettive cariche” e per dichiarare “piena fiducia nell’operato di tutti i propri esponenti”, come si legge nel comunicato emesso in serata da Unicredit. Il vicepresidente Fabrizio Palenzona e il chief risk officer Massimiliano Fossati – ascoltati dal Comitato nomine presenti in qualità di ospiti tutti i consiglieri d’amministrazione e i sindaci – hanno ribadito “la correttezza del loro operato nell’esclusivo interesse della banca e hanno messo a disposizione del Comitato le memorie difensive e i documenti depositati in occasione dell’udienza di riesame”.

Il caso, formalmente, si chiude dunque qui con il consiglio d’amministrazione ribadisce la fiducia al vicepresidente e ai manager coinvolti, come del resto aveva fatto giovedì 15 ottobre. Il fatto che gli esponenti della banca non abbiano commesso reati è senz’altro una buona notizia per Unicredit, ma i problemi relativi alla governance che l’inchiesta della procura fiorentina ha fatto emergere sono sotto gli occhi di tutti e non possono essere nascosti sotto il tappeto con la caduta delle accuse penali. L’influenza esercitata a tutti i livelli i livelli gerarchici da una figura estranea alla banca quale Roberto Mercuri, assistente personale di Palenzona in Aeroporti di Roma con uffici a disposizione nelle sedi di Unicredit di Milano e Roma, le pressioni sui funzionari perché si occupassero (o non occupassero) del caso Bulgarella, gli escamotage studiati per sbloccare i finanziamenti all’imprenditore trapanese le cui aziende si trovavano con i conti pignorati da Equitalia, il lavorio sotto traccia e in cordata per arrivare al giro di poltrone e alle promozioni dei fedelissimi prima delle ferie estive.

Davvero su tutto questo gli organismi di controllo della seconda banca italiana non hanno nulla da dire? Il problema reputazionale non si è risolto con il Riesame: resta il più che fondato sospetto di favoritismi e scarsa trasparenza nell’ambito delle procedure che riguardano i crediti. Restano agli atti (e ancor di più nella memoria) quelle telefonate con cui i due maggiori istituti di credito del Paese si scambiavano favori: Intesa Sanpaolo derubricava da sofferenza a incaglio il credito da 10 milioni nei confronti di Bulgarella per non rompere le uova nel paniere e permettere di arrivare alla ristrutturazione del debito del gruppo. La ristrutturazione non sarà poi stata deliberata, ma questo fatto si è verificato e forse sia Unicredit sia Intesa dovrebbero fornire qualche spiegazione (o è normale anche questo?).

Così come si è sicuramente verificato l’altro fatto, ossia la sistemazione di un credito da 25mila euro nei confronti di un imprenditore siciliano condannato per concorso esterno in associazione mafiosa: Unicredit “sistema” la cosa su richiesta del direttore generale di Intesa Sanpaolo, Gaetano Micchiché. Di questo non hanno parlato il consiglio d’amministrazione e il Comitato nomine di Unicredit, ma è normale che due banche concorrenti si scambino simili favori? E’ legittimo ciò che è stato fatto? Ma soprattutto, è ammissibile che nell’ambito di un sistema bancario europeo che prevede un meccanismo come quello del bail in, i dirigenti di un istituto possano intervenire sul meccanismo del credito con richieste a un’altra banca e viceversa? Il Tribunale del Riesame non è titolato in materia, vedremo cosa dirà su questa vicenda la Bce che alcune settimane fa ha chiesto a Unicredit anche le carte relative all’audit interno.