Quattro vittorie consecutive, l’ultima nella sfida di vertice con la Fiorentina. Se la Roma versione europea ancora non convince e rischia l’eliminazione, in campionato è tutta un’altra storia. Per la prima volta dall’inizio della stagione la squadra più forte è da sola in testa alla classifica. Con tutte le carte in regola per rimanerci. Forse. Alla nona giornata le sorprese della Serie A sembrano ridimensionarsi. L’Inter di Mancini che aveva spaventato tutti con cinque vittorie nelle prime cinque partite ha vistosamente rallentato (solo 3 punti nelle ultime quattro). La Fiorentina di Paulo Sousa giocava e gioca bene, ma ha perso in casa (e in maniera abbastanza netta, 1-2) lo scontro diretto. C’è una grande ammucchiata al secondo posto, con i viola e i nerazzurri, e anche l’arrembante Napoli di Sarri e la Lazio sorniona di Pioli appaiate a 18 punti. Ma davanti a tutti, a quota 20, c’è la Roma, 361 giorni (praticamente un anno) dopo l’ultima volta. La squadra costruita per vincere. E’ l’unico dato certo di una giornata interlocutoria: con il turno infrasettimanale alle porte (si torna in campo già domani sera con l’anticipo), e in vista il big match di sabato prossimo con l’Inter, impossibile parlare di fuga e tirare conclusioni.

Il primo posto della Roma, però, è una notizia perché comincia a delineare i valori del torneo. Mentre l’Inter e il Milan rifondavano (con risultati per ora differenti), il Napoli scommetteva su Sarri, la Juventus avviava un nuovo ciclo rinunciando a Tevez, Pirlo e Vidal, quest’estate Pallotta e Sabatini allestivano una rosa da scudetto. Se per la Champions il percorso di crescita è ancora in divenire, all’interno dei confini in pochi (forse nessuno) può dire di avere un organico all’altezza di quello di Rudi Garcia. Sicuramente non in attacco: Salah, Iago Falqué e Dzeko, ma anche Totti, Iturbe e Gervinho. Il tecnico francese ha qualità e alternative. Il centrocampo è completo e ha in Pjanic una stella di livello internazionale. C’è qualche lacuna in difesa, facilmente colmabile sul mercato di gennaio. E in più, il gruppo ha nel motore il rodaggio degli ultimi due anni.

Questo non vuol dire che la Roma non abbia rivali. Ma l’Inter, solida e cresciuta, al momento è inferiore di una spanna. La Lazio e la Fiorentina sono belle realtà, con altri obiettivi. Chi gioca bene, forse anche meglio, è il Napoli di Sarri: i partenopei, però, alla lunga potrebbero pagare una rosa meno profonda, senza vere alternative ad elementi chiave come Higuain o Allan. Vanno tenuti d’occhio con attenzione, non temuti. Mentre la vera rivale, la Juventus, favorita non foss’altro che per aver vinto gli ultimi quattro scudetti, paga un inizio pessimo: ora si è rimessa in carreggiata, ma insegue a otto punti (e undici posizioni: è solo dodicesima) di distanza. Un handicap pesantissimo.

Ci sono elementi e contingenze per sognare in grande. E forse è questo il pericolo maggiore della Roma. Una squadra – e una piazza – che non ha (quasi) mai saputo reggere la pressione. Guidata da un allenatore che si è dimostrato spesso emozionale, sbagliando scelte importanti in momenti cruciali. Quasi che questa Roma non sapesse vincere: anche l’anno scorso si sciolse sul più bello, dopo esser stata prima e aver perso immeritatamente a Torino contro la Juventus. Ma ora sembra diverso. Stavolta Garcia dovrà restare calmo e gestire bene gruppo, formazioni, ambiente. Totti quando tornerà a disposizione dovrà diventare una risorsa e non un caso. Bisognerà intervenire per rimediare a qualche errore di valutazione sulla difesa (non come a gennaio 2015, quando il mercato di riparazione fu un disastro). Tutti problemi che hanno già frenato la Roma in passato. Il trionfo è possibile, quest’anno i giallorossi hanno un’occasione forse irripetibile per tornare a vincere lo scudetto. Adesso sono anche primi. Sta soprattutto a loro rimanerci.

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