Trecentosessantuno giorni dopo, riecco la Roma in testa. Questa volta da sola e dopo un big match vinto fuori casa. Il 29 ottobre dello scorso anno era andato tutto nel verso opposto: addio primato dopo la sconfitta contro la Juventus tra mille polemiche.

Da Firenze viene fuori invece la candidata numero uno per lo scudetto. È una questione di numeri e solidità. In questo momento, come del resto da premessa estiva, gli uomini di Garcia stanno dimostrando di poter rappresentare il miglior compromesso per inseguire il titolo, Sarri permettendo. E ci sono due uomini a dominare la scena all’interno del gruppo. Uno, Mohamed Salah, inseguito a tutti i costi sul mercato; l’altro, Gervinho, bloccato mentre aveva le valigie in mano.

L’egiziano e l’ivoriano sono le chiavi per scardinare la Fiorentina prima e per metterla al guinzaglio poi. Segnano e poi blindano la difesa perfetta con un sacrificio encomiabile in fase di ripiegamento. Si abbassano, inseguono, scattano aiutando con umiltà i compagni a soffocare la manovra avvolgente ricercata fino all’esasperazione da Paulo Sousa, alla terza sconfitta consecutiva tra campionato ed Europa League. Dopo il Napoli, i toscani non demeritano ma lasciano strada anche alla Roma. La viola ha la lingua di fuori e rischia di diventare letale l’incapacità di variare lo spartito quando gli si parano davanti squadre capaci di rompere o impedire del tutto il palleggio nello stretto.

Il talento di Salah fa il resto, mettendo subito in discesa il pomeriggio. Il suo sinistro è un apriscatole chirurgico. All’egiziano bastano sette minuti per spegnere i fischi del Franchi con un tiro a giro dal limite che va a infilarsi dove non potrebbe arrivarci nessuno. Meglio di così, non poteva iniziare. A quel punto tocca alla Fiorentina fare la partita e ai giallorossi basta alzare ordinate barricate per raffreddare l’alto tasso tecnico dei viola, che sono infatti obbligati a saltare spesso il centrocampo per arrivare dalle parti di Szczesny. Che lo spavento maggiore del primo tempo se lo crea da solo con un clamoroso tocco di mani al limite dell’area che Orsato valuta all’interno.

La Fiorentina è costretta a lanciare lungo per Kalinic, pericoloso con un stop a seguire e pallonetto velenoso ma scentrato, oppure a calciare da fuori. Ci provano Roncaglia e Vecino, ma solo uno dei quattro tentativi impegna il portiere polacco. Per il resto, Borja Valero e Ilicic devono faticare oltremodo per trovare uno spazio tra difesa e centrocampo della Roma, infoltito da Gervinho e Salah che si abbassano molto in fase di non possesso. Chi invece si alza all’eccesso è la Fiorentina sui calci d’angolo, porgendo il fianco alla letale velocità di Gervinho. Mai scherzare con le accelerazioni dell’ivoriano, imprendibile alla mezz’ora quando viene innescato da una ribattuta successiva a un corner viola. Si fa cinquanta metri palla al piede ed è lucido davanti a Tatarusanu. Due azioni, doppio vantaggio. Garcia non avrebbe potuto speculare meglio sulle occasioni. L’unico neo è lo stop di De Rossi, sostituito poco prima dell’intervallo per il riacutizzare di un fastidio al flessore della coscia.

Resterà anche l’unico nell’arco dei novanta minuti – espulsione di Salah nel finale a parte – perché nella seconda metà di gara la Fiorentina è innocua. Forte del doppio vantaggio, la Roma gioca sul velluto. Non ha fretta né motivo per scoprirsi e l’intensità della manovra viola cala vistosamente sotto il peso degli impegni europei. Così le occasioni migliori le crea ancora la nuova capolista. Tatarusanu e Bernardeschi si immolano su Gervinho e Pjanic nella stessa azione, Dzeko liscia il più facile dei tap in su un cross di Florenzi.

Gli unici sussulti viola sono racchiusi in una sassata di Bernardeschi su Szczesny e in un tiraccio di Kalinic a dieci minuti dal termine. Fino all’inutile rete di Babacar a tempo quasi scaduto, quando la Roma ha già sfilato di mano lo scettro. Un anno dopo è di nuovo la regina della A.