Il trattamento fiscale ricevuto da Fiat in Lussemburgo grazie agli accordi sottoscritti nel 2012 con il Granducato ha comportato un “vantaggio illegale“, riducendo di 20 volte l’utile imponibile. Per questo il gruppo automobilistico dovrà restituire al Paese “tra i 20 e i 30 milioni di euro“. A stabilirlo è stata l’Antitrust della Commissione europea, al termine di un’indagine sugli accordi preferenziali tra Stati e multinazionali (i cosiddetti tax ruling) aperta nel giugno 2014. La commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, ha annunciato mercoledì la decisione, anticipata dal Wall Street Journal. L’esecutivo Ue ha dichiarato illegale anche l’accordo tra la catena Starbucks e i Paesi Bassi. Queste decisioni “mandano un messaggio chiaro: le autorità fiscali nazionali non possono a dare qualsiasi azienda, grande o potente, un ingiusto vantaggio competitivo rispetto alle altre”, ha detto Vestager. L’ammontare esatto delle tasse da recuperare dovrà essere determinato dalle autorità fiscali lussemburghesi, ma sulla base della metodologia stabilita da Bruxelles. Le cifre “non sono spettacolari”, ma “è molto più di quanto non sia stato pagato finora. E soprattutto è il principio che conta”.

Adeguamenti al ribasso “ingiustificabili dal punto di vista economico” – A beneficiare del “vantaggio selettivo” è stata Fiat Finance &Trade, controllata lussemburghese di Fca che fornisce servizi finanziari ad altre società del gruppo guidato da Sergio Marchionne. L’esecutivo europeo rileva che le attività della società, che nel frattempo ha cambiato nome in Fiat Chrysler Finance Europe, “sono comparabili a quelle di una banca, i suoi utili imponibili si possono determinare, come per le banche, calcolando il rendimento del capitale impiegato dall’impresa per le attività di finanziamento”. Ma il tax ruling siglato con il Lussemburgo “avalla una metodologia artificiosa ed estremamente complessa che non è appropriata per calcolare utili imponibili che riflettano le condizioni di mercato”. L’accordo fiscale “riduce artificiosamente” le imposte pagate perché, consentendo una serie di adeguamenti al ribasso “ingiustificabili dal punto di vista economico”, riduce la base di capitale su cui vengono calcolate le tasse a un valore “decisamente inferiore al capitale effettivo della società”. Inoltre la remunerazione stimata applicata a un capitale “già molto ridimensionato a fini fiscali è anch’essa decisamente inferiore rispetto ai tassi di mercato”.

La controllata Fiat ha pagato tasse su “una piccola parte del patrimonio effettivo” Di conseguenza Fiat Finance &Trade ha pagato le tasse “solo su una piccola parte del suo patrimonio contabile effettivo e a una remunerazione estremamente bassa”. Dalla valutazione della Commissione emerge che se si fossero applicate stime per il capitale e la remunerazione conformi alle condizioni di mercato, gli utili imponibili dichiarati in Lussemburgo sarebbero stati 20 volte maggiori.

Ministero del Granducato contro Commissione: “Non ha dimostrato i vantaggi” – Il ministero delle Finanze del Lussemburgo, Paese che è stato guidato per 20 anni dall’attuale presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, fa sapere di “non condividere” la decisione e sostiene in un comunicato che la Commissione “ha utilizzato criteri senza precedenti per stabilire il presunto aiuto di Stato” e “non ha dimostrato in alcun modo che Fiat Finance &Trade abbia ricevuto vantaggi precisi con riferimento al quadro normativo nazionale del Lussemburgo”.

Marchionne vs. Ue: “Assurdo, prendano dei professionisti” – Fiat Chrysler Finance Europe aveva diffuso una nota preventiva già martedì sera, in cui affermava di “non aver ottenuto alcun aiuto di Stato” e anticipava che “qualsivoglia esito della questione non sarebbe significativo rispetto ai risultati consuntivati dal gruppo”, che proprio mercoledì ha visto debuttare in borsa a New York la controllata Ferrari. Marchionne ha commentato dicendo che “è assolutamente assurdo per chiunque nella Commissione si riferisca a quello che facciamo in Lussemburgo come se fossimo una banca” in quanto “l’unico motivo delle nostre attività in Lussemburgo è fornire fondi per le attività internazionali di Fca. Non abbiamo depositi, non diamo soldi a nessuno, è solo una manovra interna”. Poi l’attacco all’esecutivo Ue: “Sulla base di cosa la Commissione ci viene dietro? Forse non hanno letto le carte. Fra il 2012 e oggi l’Europa perde soldi, non c’è nulla su cui trasferire profitti. Fateglielo capire, prendano dei professionisti che facciano il loro lavoro”.