Ferrari debutta in borsa a Wall Street a un prezzo di 52 dollari per azione. Si tratta del livello superiore della forchetta compresa tra 48 e 52 dollari annunciata dei giorni scorsi, indice del fatto che la domanda di titoli del Cavallino rampante è stata elevata. Visto che sul mercato saranno offerte 17,1 milioni di azioni, pari al 10% del capitale, la capogruppo Fiat Chrysler automobiles raccoglierà 893 milioni di dollari, che salgono a 982,4 se le banche del consorzio di collocamento acquisteranno gli 1,17 milioni di titoli su cui hanno un’opzione. La valutazione complessiva che il mercato attribuisce alla casa di Maranello è dunque di 9,8 miliardi di dollari. Quella che sbarca sul New York Stock Exchange non si chiama però Ferrari ma New Business Netherlands Nv, società da cui nascerà la Ferrari Nv di diritto olandese.

Il simbolo di Ferrari sul listino sarà “Race“. A suonare la campanella, cerimonia che segna l’avvio delle contrattazioni di un nuovo titolo, saranno alle 15:30 ora italiana l’amministratore delegato di Fiat Chrysler e presidente delle Rosse Sergio Marchionne e il presidente di Fca John Elkann.

Come è noto dopo il completamento dell’offerta, all’inizio del 2016, Fca intende uscire dal capitale di Ferrari distribuendo pro quota la sua restante partecipazione ai propri azionisti. Ma il controllo del gruppo resterà nelle mani della holding Exor degli eredi Agnelli, che dopo aver incassato (sempre pro quota) i ricavi della quotazione riceverà circa il 24% della casa di Maranello ma avrà diritti di voto corrispondenti al 36% circa del capitale grazie alle azioni a voto multiplo che saranno attribuite ai soci stabili. E la percentuale sale al 51% considerando anche le azioni di Piero Ferrari, discendente di Enzo che possiede tuttora il 10% di Maranello.

Il debutto sul mercato statunitense arriva nel giorno in cui è atteso il pronunciamento della Commissione Ue sugli accordi fiscali di favore stretti tra gruppi multinazionali e autorità di alcuni Paesi. Secondo il Wall Street Journal, il regime di cui la controllata lussemburghese Fiat Finance and Trade ha beneficiato nel Granducato sarà dichiarato aiuto di Stato illegale e, scrive il Financial Times, l’Antitrust Ue chiederà allo Stato coinvolto di battere cassa per recuperare le tasse non raccolte fino a 200 milioni di euro, visto che Fft ha pagato in Lussemburgo un’aliquota dell’1% invece di quella normale che è al 29%.