La guerra in Lega Pro prosegue sottotraccia. Da una parte la vecchia governance dell’ex presidente Macalli e del dominus Claudio Lotito. Dall’altra la fronda guidata dalla coppia Gravina-Ghirelli che ha portato alla fine dell’era Macalli. In mezzo la gestione straordinaria del commissario Miele, che avrebbe dovuto garantire l’imparzialità necessaria per arrivare ad elezioni (e quindi alla nomina di un nuovo presidente) entro il 31 ottobre. Invece non tutto sembra andare per il verso giusto. La tanto attesa assemblea elettiva ancora non è stata convocata. E ieri uno dei tre vice si è dimesso in aperta polemica col commissario. Uno scossone che anticipa il terremoto che potrebbe arrivare nelle prossime settimane, forse già a giorni.

Dino Feliziani era uno dei tre sub-commissari nominati da Miele a inizio mandato. Forse il più importante, perché aveva il compito di occuparsi del “bilancio della discordia” e dei conti della Lega, vista la sua esperienza da commercialista e da membro dell’ex Comitato tecnico Figc. Adesso se ne va sbattendo la porta: “Confermo di aver rassegnato le mie dimissioni in dissidio con il commissario per l’approccio e lo svolgimento del mandato, che a mio avviso avrebbe dovuto comportare maggiore indipendenza di giudizio“. Parole pesanti. Feliziani non si è sentito pienamente libero di svolgere il proprio delicato lavoro di controllo finanziario. E secondo alcune voci, sarebbe stato addirittura ostacolato nell’accesso ad alcuni atti. Per questo ha deciso di andarsene, alimentando i dubbi sull’attuale gestione straordinaria della Lega. Forse non così ‘super partes’ come ci si aspettava.

Nonostante tutto, però, Feliziani è riuscito a completare il suo incarico. Da qualche settimana la relazione sui conti della Lega è sul tavolo di Carlo Tavecchio, del commissario Miele e dei consiglieri federali. Cosa contiene è ancora un segreto: gravi irregolarità da parte della precedente governance, si dice. Sicuramente illeciti amministrativi, forse addirittura penali. L’ormai ex sub-commissario avrebbe riscontrato “false comunicazioni sociali” nella gestione di Calcio servizi, la Srl che è un po’ la cassa della Lega Pro. Forse le stesse che aveva denunciato l’ex dg Francesco Ghirelli, in un dossier di cui si sono perse le tracce. Per ora Miele non ha ancora fatto nulla per la relazione, come anche per le elezioni. Qualcosa dovrà succedere, le due vicende si intrecciano. L’unico elemento vincolante del commissariamento era traghettare le società di terza divisione (che intanto da 60 sono scese a 54) alle elezioni. Il mandato scade il 31 ottobre, ma l’attesa assemblea elettiva ancora non è stata annunciata. E potrebbe non esserlo fino a fine anno.

Giovedì 22 ottobre si riunisce a Roma il consiglio federale: all’ordine del giorno c’è la “situazione della Lega”. Gli “eventuali provvedimenti conseguenti” potrebbero essere una proroga al mandato di Miele, almeno fino a dicembre, che certo non farebbe felici le società che hanno “rovesciato” Macalli. Infatti alcuni club avrebbero già avviato una raccolta firme per sollecitare la convocazione immediata dell’assemblea elettiva. “Temiamo – spiegano dall’opposizione – che ad una proroga ne segua un’altra, e si arrivi al termine stagione senza un nuovo presidente. La verità è che non vogliono farci votare, perché la vecchia governance ha perso credibilità e non ha un candidato: non vorremmo che qualcuno stesse ostacolando le elezioni”. La questione, infatti, non riguarda solo il calcio “minore”. Insieme al presidente verranno rinnovati anche i consiglieri Figc: la vecchia Lega Pro di Macalli aveva sempre appoggiato Carlo Tavecchio, la nuova potrebbe non farlo. Cambiando gli equilibri nel palazzo di Via Allegri. Per questo le elezioni della Lega Pro diventano cruciali per il pallone italiano. Se e quando ci saranno.

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