Sabato 17 ottobre è stata trovata morta nei bagni dell’aeroporto Ataturk di Istanbul, impiccata con i suoi lacci da scarpe. Secondo le autorità turche si sarebbe suicidata dopo avere perso il volo che l’avrebbe portata a Erbil, in Iraq.

Ma la versione ufficiale non convince i colleghi e chi conosceva bene Jacqueline Anne Sutton, 50 anni – ex reporter della Bbc , già collaboratrice delle Nazioni Unite – che in Iraq dirigeva il think tank Iwpr (Institute for War and Peace Reporting) e stava conducendo alcune inchieste sulla condizione femminile nell’Isis. A destare sospetti è anche il destino del suo predecessore all’Iwpr, Ammar Al Shahbander, ucciso con altre 17 persone in un’autobomba a maggio a Baghdad. Sutton, inoltre, riteneva di essere uno dei possibili target dell’autoproclamato Stato islamico.

Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa statale Anadolu, alcuni testimoni hanno raccontato che la donna – arrivata a Istanbul da Londra – era molto nervosa, dopo avere perso un volo che avrebbe dovuto portarla a Erbil, nel Kurdistan iracheno, previsto a mezzanotte e un quarto. In aeroporto le hanno risposto che l’unica possibilità era quella di comprare un nuovo biglietto ma lei, a quel punto, ha spiegato di non avere il denaro necessario ed è scoppiata in lacrime. Il corpo è stato ritrovato da tre passeggeri di nazionalità russa e i medici hanno soltanto potuto constatare il decesso della giornalista.

Non credono però all’ipotesi del suicidio amici e colleghi di Sutton, che chiedono l’apertura di “un’indagine internazionale, non solo locale”. Una richiesta che si sta facendo sempre più insistente nelle ultime ore, specie sui social network, anche alla luce del ruolo della donna. Per il giornalista iracheno Mazin Elias, che aveva lavorato con lei, è “impossibile” che si sia trattato di suicidio. Al Daily Mail ha dichiarato che “qualcuno ha ucciso Jacky“, forse per la sua attività a favore della libertà d’espressione in Iraq. “Continuava a lavorare in Iraq – ha spiegato – nonostante tutto fosse difficile, tutto fosse una sfida. Ciò di cui sono sicuro è che è impossibile che una persona come Jacky si sia suicidata. Voleva veramente una vita migliore per tutti, allora perché uccidersi? E’ una follia. Quindi, a chi mi dice che si è suicidata rispondo che è stata uccisa”.

Sutton, oltre all’attività in Iraq, parlava cinque lingue ed era dottoranda al Centre for Arab and Islamic Studies presso l’Australian National University di Canberra. In passato, scrive il Daily Mail, era stata arrestata in Eritrea con l’accusa di spionaggio. Nel Paese rimase per cinque anni e al ritorno, nel 1995, soffrì di stress post-traumatico.