Pd in scivolata quasi verticale, Cinque Stelle che avanzano passo dopo passo. E poco più di 5 punti percentuali di distacco. Intanto, dietro, molto dietro, Forza Italia sorpassa di nuovo la Lega Nord, tornando a essere il terzo partito. E’ la sintesi del sondaggio di Demos per Repubblica che fotografa una situazione che già era emersa in altre rilevazioni, per esempio quella di Ixè per Agorà. Mentre infatti l’indice di gradimento nei confronti del presidente del Consiglio Matteo Renzi, secondo Demos, è in leggera crescita, il Partito Democratico cala. Ed è difficile legarlo solo al caos del Comune di Roma e alle dimissioni del sindaco Ignazio Marino, come sembrava in questi giorni. Il Pd in un mese ha infatti perso l’1,3 per cento e si ferma al 31,8, mentre il M5s sale al 27,2. “La distanza fra i due partiti – spiega – Ilvo Diamanti su Repubblica – si è, dunque, ridotta a circa 4 punti e mezzo. Alle europee era di quasi 20. Un anno fa: di oltre 16″. E le conseguenze si sentono anche nell’elaborazione dei risultati sui ballottaggi: secondo l’istituto diretto da Diamanti, si riduce la distanza tra il Pd e il M5s e tra il Pd e una “listona” (o una coalizione) formata da Lega Nord e Forza Italia. Anzi, il centrodestra avrebbe addirittura più chance di vittoria dei grillini.

Il Pd mai così male. Ma Renzi cresce
Il Pd è dato al 31,8 contro il 33,1 di settembre: è il punto più basso toccato dal partito di maggioranza relativa da quando c’è Renzi, addirittura peggiore del minimo nella serie registrata da Demos (32,2). Ma mentre il Pd soffre, Renzi sembra essere premiato dai possibili elettori. Come se fosse sempre più in salute il “partito di Renzi”, o magari al massimo il fantomatico “partito della Nazione”, piuttosto che il Partito Democratico. Mentre la forza politica da giugno a settembre non fa altro che perdere, il capo del governo incrementa il suo indice di popolarità: dal 39 al 42 per cento nello stesso periodo (anche se la media del primo semestre, sempre sui dati Demos, era intorno al 46). Tra l’altro Renzi è primo tra i leader di partito o di area, con il 44 per cento degli intervistati che gli dà una votazione almeno sufficiente. “Naturalmente, sappiamo bene che i sondaggi sono fallaci – aggiunge Diamanti a commento del lavoro di Demos – Esercizi teorici. Tanto più oggi, quando la scadenza delle prossime elezioni è lontana e, comunque, non prevedibile. Eppure anche questi dati servono a segnalare come il problema politico, forse, maggiore, per Renzi, oggi, non sia il governo. Ma il partito. Diviso fra PdR e PD. Una situazione insidiosa. Non solo per il PD. Anche per Renzi. Capo di un ” governo personale”. Ma può avere futuro un premier senza partito?”.

Il M5s in crescita da gennaio (ma senza leader)
Il secondo partito è il
Movimento Cinque Stelle, al 27,2, in salita costante da gennaio (19,7, poi 20,4 a marzo, 26,1 a giugno, 26,7 a settembre). E qui accade il contrario di ciò che avviene nel Pd. Cioè non esiste una figura del M5s tra i primi leader di partito, quanto a indice di gradimento. I nomi di Beppe Grillo e Luigi Di Maio sono appaiati al quinto posto con un tasso di popolarità del 31 per cento (cioè 31 su 100 hanno dato ai due un voto da 6 in su). Prima di loro si piazzano, oltre a Renzi, addirittura Giorgia Meloni (seconda, anche se i suoi Fratelli d’Italia sono quasi marginali) e Matteo Salvini (terzo, nonostante la sua Lega abbia cominciato a “soffrire” in questi ultimi due mesi). Subito dietro a Grillo e Di Maio, ci sono Maurizio Landini (27%) e Silvio Berlusconi (26).

Forza Italia ri-sorpassa la Lega e torna terzo partito
Una piccola notizia è anche Forza Italia che rialza la testa o meglio la Lega Nord che ha iniziato a sgonfiarsi e sembra aver lasciato alle sue spalle la sua performance migliore, come se la “scomparsa” della questione migranti dall’agenda politica e dalle presunte “emergenze” avesse svuotato anche le potenzialità nell’urna del Carroccio. I berlusconiani, che tornano a essere la terza forza, attualmente sarebbero al 13,2 (dopo aver toccato il fondo con l’11,4 a settembre, ma altri istituti li danno sotto al 10). La Lega, invece, vede asciugare il proprio bacino elettorale al 12,5 (contro il 14 di giugno e settembre).

Alla Camera entrerebbero Fdi, Sel e Alfano
Tra gli altri partiti che riuscirebbero a superare la soglia di sbarramento per entrare nella nuova Camera disegnata dall’Italicum ci sono Fratelli d’Italia (4,5, in lieve aumento), Sel e altri di sinistra (4,2, più o meno stabile rispetto a settembre, ma in calo rispetto a inizio estate) e Area Popolare (Ncd e Udc), anche se resta molto a rischio, al 3,1, anche in considerazione del fatto che in sondaggi come questi (con circa mille risposte) il margine d’errore è del 3 per cento. L’area grigia di chi non risponde o dichiara che si asterrebbe è intorno al 35 per cento.

Ballottaggi, il centrodestra meglio del M5s contro il Pd
Poi lo scenario dei ballottaggi. Il primo aspetto che salta all’occhio è che il Pd, nel duello finale per la conquista del premio di maggioranza e quindi del governo, vincerebbe sia contro il M5s sia contro il centrodestra, ma vede ridurre il margine in entrambi i casi. Pd contro Cinque Stelle finirebbe 52,7 contro 47,3, mentre a settembre il distacco era di 7 punti. Ancora più stretta sarebbe la distanza tra Pd e Lega Nord (intesa come una lista unica di centrodestra con Fi): 51,7 contro 48,3. In questo caso, un mese fa, i punti di differenza erano addirittura 8 (quasi 54 contro il 46).