Ci sono altri sei indagati nell’inchiesta che, all’alba del 13 ottobre, ha portato all’arresto dell’ormai ex vicegovernatore della Lombardia, Mario Mantovani, oltre che del suo assistente Giacomo Di Capua e del dirigente del Provveditorato opere pubbliche in Lombardia Angelo Bianchi. Il nuovo filone investigativo della Guardia di Finanza, parallelo ma collegato alla ‘Operazione Entourage’, chiama in causa Antonio Pisano (contabile dell’impero Mantovani, formato da una ventina di società e cooperative), Michele Franceschina (direttore generale di Fondazione Mantovani Onlus e presidente di Opera Pia Castiglioni Srl), Stefano Sacchi (commercialista milanese e amministratore delegato di Spem Srl, società controllata da Mantovani tramite una fiduciaria), Alfio Molteni (commercialista di Parabiago e amministratore unico di un’altra società della galassia del politico berlusconiano, Le Ginestre Srl, poi divenuta Ticino Srl), Francesco Errichiello e Vincenzo Battaglia (rispettivamente ex provveditore opere pubbliche in Lombardia e Responsabile unico del progetto della gara per la costruzione della casa di riposo di Arconate, paese dove Mantovani fu sindaco dal 2001 al 2013). Le ipotesi di reato sono, a vario titolo, quelle di concorso in abuso d’ufficio – che tocca Mantovani – e turbativa d’asta.

LA VILLA DEL 600: MANTOVANI-IMPRENDITORE CONTRO MANTOVANI-SINDACO. Le vicende di questo filone parallelo d’inchiesto sono due. Ed entrambe portano ad Arconate, nel Milanese. La prima riguarda palazzo Taverna (un pregevole immobile del ‘600) e comincia addirittura nel 1987, quando Mantovani riveste il ruolo di assessore all’Urbanistica in una giunta democristiana. Il Comune vorrebbe comprare lo stabile, peraltro al vantaggioso prezzo di 150 milioni di vecchie lire. Secondo una relazione della Guardia di finanza, finita poi nel fascicolo del pm Giovanni Polizzi, “le indagini hanno permesso di accertare che fu Mantovani a far sfumare l’accordo relativo all’acquisto dello stabile, onde poi acquistarlo per mezzo di una società intestata ad un prestanome, Le Ginestre Srl”. Già all’epoca la vicenda genera scandalo e, per la prima volta nella storia, la Democrazia Cristiana perde le elezioni comunali. La nuova amministrazione di sinistra avvia l’esproprio di palazzo Taverna ma tra lungaggini e ricorsi si arriva al 2001, quando Mantovani diventa sindaco.

Secondo le Fiamme Gialle, a quel punto, il politico potrebbe risolvere la controversia sul palazzo seicentesco fra Comune e Le Ginestre Srl in pochi minuti, essendo Mantovani sia il primo cittadino sia il proprietario dell’immobile. Invece, “ha posto in essere una condotta dolosamente inerte, facendo in modo di procrastinare nel tempo la risoluzione bonaria della questione”. Lo scopo: far “lievitare (fino al 2010, ndr) gli interessi concernenti l’occupazione dell’edificio (nel frattempo il Comune conclude i lavori e insedia una biblioteca nel palazzo, pur essendo ancora aperta la controversia giudiziaria, ndr) versati dal Comune alla proprietà”, cioè alle società Le Ginestre Srl e Spem Srl, ovvero a se stesso. In questo modo avrebbe procurato un ingente danno ai cittadini di Arconate, calcolabile in 400-500 mila euro. Per questa ragione Mantovani è indagato anche per abuso d’ufficio in concorso con i già citati Molteni, Sacchi e Pisano.

LA CASA DI RIPOSO E LA GARA D’APPALTO “NASCOSTA”. La seconda vicenda verte sulla casa di riposo di Arconate. In questo caso Mantovani “in qualità della sua funzione pubblica, quale sindaco pro tempore, ometteva di astenersi di fronte a un interesse proprio, procurando intenzionalmente a sé un ingiusto vantaggio”. La questione è complessa. La giunta Mantovani procede per gradi: prima cambia la destinazione a un’area pubblica in centro al paese (“rendendo edificabile una casa di riposo sul terreno vincolato a verde”), poi approva uno studio di fattibilità “concernente la realizzazione di una casa di riposo sul suolo in oggetto mediante la procedura del project financing”, infine aderisce al parere espresso dal Provveditore Errichiello (“parere che ha visto quale stazione appaltante il citato Provveditorato Interregionale alle opere pubbliche per la Lombardia”). A questo punto viene indetta la gara, la quale però (ed è questo il motivo per cui Errichiello e Battaglia sono indagati per turbativa d’asta) “non ha avuto adeguata pubblicità sui giornali a diffusione nazionale e locale”, contravvenendo alle disposizioni di legge. “Tale condotta ha portato a rendere Opera Pia Castiglioni Srl l’unica partecipante alla gara, con l’aggiudicazione finale”.

Ma Opera Pia Castiglioni, formalmente presieduta dal citato Franceschina, è in realtà una società controllata, ancora una volta, da Mantovani. Per questo la Procura parla di “disegno criminoso” che “veniva perpetrato mediante un iter delittuoso da Mantovani e dalla giunta da lui guidata”, in concorso con Franceschina e Pisano. Di più, “tale condotta delittuosa è stata posta in essere da Mantovani anche con la sua partecipazione attiva al voto che ha permesso alla giunta o al consiglio comunale di Arconate di approvare i relativi provvedimenti”. Vengono citate dieci delibere dal 2005 al 2013, acquisite al fascicolo.

Gli inquirenti sottolineano che “la gestione di Errichiello, che concerne personale tuttora in forza al Provveditorato di Milano, è oggetto di indagini riguardo il malaffare, anche se l’attuale provveditore (Pietro Baratono, ndr) ha avviato da tempo iniziative volte a isolare i soggetti con personalità più critiche”. A riprova dell’efficacia del lavoro di pulizia svolto da Baratono si cita un episodio: a Bianchi, “seppur non trasferito per intervento di Mantovani”, era stato assegnato un ruolo diverso, “in maniera tale che non potesse più avere contatti diretti con le imprese”.