Il MoVimento 5 Stelle ha presentato in commissione Finanze al Senato un disegno di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta che indaghi sul dissesto finanziario del Monte dei Paschi di Siena e sull’operato della fondazione, di Consob e di Banca d’Italia. Il ddl prevede in particolare che la commissione, costituita da venti deputati e altrettanti senatori, verifichi “eventuali responsabilità degli organi deputati alla vigilanza ed al controllo, nonché le responsabilità di ordine politico e amministrativo” e accerti correttezza e tempestività “delle comunicazioni ad azionisti, obbligazionisti e correntisti, sia da parte di Mps che degli organi di vigilanza e controllo”. Tra i compiti ci sarà quello di “analizzare approfonditamente le operazioni di acquisizione di Antonveneta, Banca del Salento e Banca 121; confrontare lo stato patrimoniale dichiarato con l’effettiva consistenza dello stesso; verificare la congruità tra eventuali bonus ed assegnazioni di stock options in relazione alla profittabilità per Mps dell’operato del consiglio di amministrazione; verificare le criticità connesse alle operazioni finanziarie in strumenti derivati e indagare sugli atti correlati alla costituzione della fondazione bancaria, alla privatizzazione della banca, alla cessione delle quote azionarie, alla adeguatezza del piano di ristrutturazione e della situazione patrimoniale” dell’istituto senese.

Il progetto di legge stabilisce che si possano acquisire copie di atti e documenti relativi ad indagini sul caso Mps, e “copia di tutte le ispezioni effettuate dalla Banca d’Italia, atti e documenti della Consob e delle società di revisione”, nonché “documentazione relativa alle operazioni del cosiddetto ‘scudo fiscale‘, garantendo il mantenimento del regime di segretezza“. Per i fatti oggetto dell’inchiesta “non sono opponibili il segreto d’ufficio, il segreto professionale, il segreto bancario e il segreto di Stato”. I risultati dovranno essere riferiti a Palazzo Madama insieme a “osservazioni e proposte sugli effetti, sui limiti e sull’eventuale necessità di adeguamento della normativa vigente”.

Secondo Carlo Martelli, primo firmatario del ddl, anche il Parlamento, oltre alla magistratura, ha “la responsabilità di fare chiarezza su un lungo periodo oscuro nella gestione economico finanziaria di quella che era la banca più solida d’Italia”. La relazione illustrativa, che ripercorre le vicende degli ultimi anni, ricorda che “nel settembre del 2007 Banco Santander compra Antonveneta per 6,6 miliardi di euro, non un buon affare, ma l’8 novembre del 2007 Mps annuncia di aver raggiunto un accordo con Banco Santander per l’acquisto di Antonveneta per 10 miliardi di euro, esclusa la controllata Interbanca che rimane di proprietà della banca spagnola”. “Dopo 6 anni – ha detto Martelli – nessuno ha ancora spiegato le ragioni di un acquisto da 10 miliardi per una banca che ne valeva 3. Siamo di fronte, dunque, a 5 o, secondo altre stime, 7 miliardi dilapidati” con il Banco Santander che si trova, in tre mesi, “a passare da un pessimo affare ad un guadagno di 5 miliardi, pari ad un rendimento del 100% in un trimestre, vale a dire il 400% su base annua”. E “l’esultanza per il ritorno di Antonveneta costa la migrazione all’estero di 10 miliardi di fondi italiani. All’epoca Mps valeva 9 miliardi ma compra una banca con 1.000 sportelli (contro i propri 2.000) e per giunta dalla salute assai precaria, pagandola però una cifra superiore al proprio valore; per la prima volta nella sua storia la banca si indebita, e la fondazione Mps ne viene dissanguata”.

Infine, si legge, “il 27 giugno 2012 viene approvato il nuovo piano di riassetto del gruppo Mps che è fortemente improntato alla riduzione dei costi e razionalizzazione ma l’operazione provoca la soppressione di oltre 4.600 posti di lavoro con incorporazione delle controllate e chiusura di 400 filiali entro il 2015″. E “il nuovo management ha presentato un piano industriale per il 2012-2015 di riduzione dei costi di 565 milioni di euro, cessioni di attività, svalutazione degli avviamenti e la richiesta di liquidità allo Stato italiano per 3,4 miliardi di euro“, conclude la relazione.