Dopo che il ministro Angelino Alfano ha rilanciato l’idea del Ponte sullo Stretto di Messina, il governo Renzi ora apre ufficialmente alla realizzazione della grande opera della discordia “come infrastruttura ferroviaria“. Cioè, sembra di capire, non per il transito delle auto. Il colpo di scena è arrivato nell’aula della Camera. Ad annunciarlo, mentre era in corso l’esame delle mozioni sulla Calabria, il sottosegretario Pd alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro. Immediata la levata di scudi di M5S e Sel, che parlano di “farsa” e “giravolta” dell’esecutivo. Dal canto suo il titolare del ministero Graziano Delrio frena, facendo sapere che il sottosegretario ha “semplicemente accolto l’invito fatto al governo a valutare, se vorremo, l’opportunità di guardare i costi e i benefici di quel progetto”. E negando che suo tavolo ci sia “alcun dossier sul Ponte nello Stretto, abbiamo cose più urgenti di cui occuparci…”. Ma “se una forza politica o il Parlamento ci invitano a valutare se un domani potremo riaprire il progetto, non diciamo di no: non abbiamo pregiudizi, la valutazione si fa sempre”.

Del Basso De Caro in un primo momento, dichiarando i pareri del governo sulle mozioni, ha chiesto ad Area popolare (il gruppo dei deputati di Ncd e Udc) di espungere l’impegno sulla realizzazione del ponte tanto caro all’ex ministro Maurizio Lupi “poiché trattasi di un intervento che non è presente nell’agenda del governo e la cui complessità richiederebbe uno specifico approfondimento, che può tranquillamente essere rimandato ad altro momento”. Poi però Dorina Bianchi, di Area popolare, ha chiesto all’esecutivo di rivedere la sua posizione. E a quel punto lo stesso sottosegretario ha “cambiato idea”. E ha aperto: “Penso che la riformulazione alla quale si potrebbe pervenire sia quella che impegna il governo ‘a valutare l’opportunità di una riconsiderazione del progetto del Ponte sullo Stretto come infrastruttura ferroviaria previa valutazione e analisi rigorosa del rapporto costi-benefici, come possibile elemento di una strategia di riammagliatura del sistema infrastrutturale del Mezzogiorno'”. Alla fine, quindi, la mozione di Ap è stata approvata con, tra gli impegni, proprio quello di realizzare il ponte sullo Stretto per il passaggio della linea ferroviaria. Al contrario il sottosegretario non ha espresso parere favorevole sulle mozioni presentate da Sel e M5S che chiedevano la conferma del fatto che l’ipotesi ponte fosse definitivamente tramontata.

“Smentendo lo stesso ministro delle Infrastrutture Delrio oggi il governo cambia idea e, subendo l’eterna campagna elettorale di Alfano, in Aula ha appena affermato di voler riconsiderare il progetto del Ponte sullo Stretto”, scrivono i deputati M5S delle commissioni Trasporti e Ambiente della Camera. “Contrariamente a ogni considerazione razionale e logica ritorna in auge un progetto inutile e dispendioso, voluto dal ministro Alfano che detta l’agenda del governo”. Prima di questa “opera faraonica”, attaccano poi, “bisognerebbe poterci arrivare in sicurezza, a Reggio Calabria, e viaggiare con altrettanto sicurezza in Sicilia. Dove ci sono strade che crollano, ponti che si sbriciolano, e treni regionali inesistenti”. Per Arturo Scotto, capogruppo di Sel alla Camera, “con un colpo di scena degno di un thriller il governo cambia idea e, per tenersi buono l’alleato dell’Ncd, apre alla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, anche se ad uso ferroviario. Invece di impegnarsi per finire la Salerno-Reggio Calabria e per ammodernare il sistema viario calabrese, preferisce assecondare il ministro dell’Interno, Alfano, e il suo partito, l’Ncd, sponsor di questa opera inutile per lo sviluppo del Mezzogiorno. Siamo alla farsa e alla presa in giro degli italiani. Ma Renzi lo sa?”. 

Alleanza Popolare ovviamente esulta: “L’ok del governo alla nostra mozione sul progetto del ponte sullo Stretto è un segnale positivo che si muove nella direzione giusta, ovvero quella di riconsiderare finalmente questa opera infrastrutturale come strategica per il Mezzogiorno”, scrive Vincenzo Garofalo parlando di “un segnale di attenzione importante da parte del governo verso il Sud e il suo rilancio”. Sullo sfondo resta una domanda: con quali treni il governo intende collegare la Sicilia al resto d’Europa? Fino alla scorsa primavera, infatti, i convogli utilizzati sull’isola erano appena 397 al giorno, contro i 2.300 della Lombardia.

Giusto un anno fa erano divampate le polemiche quando Sel aveva denunciato che il Documento di economia e finanza prevedeva uno stanziamento da 1,3 miliardi di euro per rifinanziare il ponte. Voci che poi si erano rivelate infondate: la somma compariva in una tabella contenente “risorse revocate e non utilizzate né utilizzabili”. A quel punto l’allora ministro Lupi aveva detto: “In questo momento, per questo governo e per la situazione nella quale ci troviamo, la realizzazione del ponte non è una priorità strategica”. E aveva ricordato: “Con un decreto del 2013 è arrivata la messa in liquidazione per la società Ponte sullo Stretto di Messina” e “abbiamo un contenzioso aperto che tutti conosciamo e la discussione su un atto risarcitorio che non sappiamo a quanto ammonterà”. A proposito di risarcimenti: nei giorni scorsi Pietro Salini, amministratore delegato di quella Salini Impregilo che si era aggiudicata la maggior parte degli appalti per l’opera prima che il governo Monti mettesse in liquidazione la Stretto di Messina spa, è tornato ad auspicare un ripensamento sul ponte. Spiegando: “Noi siamo sempre pronti, ci piacerebbe farlo, è una bella cosa. Lo dico sempre che il Ponte è una risorsa per il Sud, è importante per il Paese”. Impregilo ora è in contenzioso con lo Stato per il pagamento delle penali dovute a fronte dello stop.