badawi“Gli stati basati sulla religione rinchiudono i loro popoli nel cerchio della fede e della paura”.

Paura del pensiero libero. Ecco perché Raif Badawi fa paura. Perché sfida la paura.

Raif Badawi è in carcere dal 17 giugno 2012 in Arabia Saudita. Come è noto ai lettori e alle lettrici di questo blog, è stato giudicato di aver offeso l’Islam tramite il suo forum online, “Liberi liberali sauditi” e, per questo, condannato a 10 anni di carcere e a 1000 frustate, da eseguire 20 alla volta per 50 settimane.

Il 6 giugno di quest’anno la condanna è diventata definitiva e non c’è segnale, da parte delle autorità saudite, di ravvedimento o di clemenza. Anzi, Badawi ha persino rischiato una condanna a morte per il reato aggiuntivo di “apostasia” (tra i capi d’accusa c’era anche quello di aver fatto “like” su una pagina facebook di arabi cristiani…)

Le prime 50 frustate gli sono state inflitte il 9 gennaio di quest’anno all’esterno della principale moschea di Gedda, al termine della preghiera del venerdì e di fronte a una folla giubilante che invocava la grandezza di Allah. Uno spettacolo turpe, per fortuna non ulteriormente replicato ma che può riprendere da un giorno all’altro.

La persecuzione giudiziaria di Raif Badawi è seguita con preoccupazione da milioni di persone. In decine di paesi, alla vigilia di ogni possibile sessione settimanale di frustate, si organizzano manifestazioni di fronte alle sedi diplomatiche dell’Arabia Saudita. Purtroppo, a questa generosa partecipazione di opinione pubblica fa da contrasto il quasi generale silenzio delle istituzioni.

Prevale, come sempre, sulle frustate a un blogger (così come sull’uso sfrenato della pena di morte, con oltre 200 decapitazioni nei primi cinque otto mesi del 2015, sui crimini di guerra commessi dalla coalizione a guida saudita intervenuta nella crisi dello Yemen e sulla persecuzione ai danni di altri oppositori non violenti e difensori dei diritti umani l’esigenza di “tenersi stretto” un alleato importante in un’area geopolitica complicata, un simbolo di quello che viene caparbiamente definito “islam moderato”, un partner utile contro le minacce del terrorismo, un florido mercato per la vendita di armi. Pazienza che la sua “moderazione” e la sua “utilità” siano smentite dai fatti.

Dal 17 settembre, i post di Raif Badawi saranno disponibili al pubblico italiano grazie all’editore Chiarelettere. Leggendoli, capirete ancora meglio perché questo innocuo blogger è diventato il Giordano Bruno del XXI secolo.