Ridistribuire 160mila profughi in quote obbligatorie tra gli Stati. Rafforzare Frontex. E impegnarsi in “un’offensiva diplomatica” per risolvere la crisi in Libia e quella in Siria. Perché “i numeri sono impressionanti. Ma non è il momento di farsi spaventare, è il momento di un’azione audace e concertata da parte dell’Ue e di tutte le sue istituzioni. E’ il tempo dell’umanità“. Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha esposto davanti al Parlamento di Strasburgo il piano per far fronte al dramma dei rifugiati e al tempo stesso ha lanciato una dura autocritica: “Manca l’Europa e manca l’Unione”. D’accordo sul ricollocamento anche Angela Merkel: “Serve una distribuzione secondo quote vincolanti ed eque. Ma bisogna anche parlare dei criteri con i quali si agisce nei confronti dei migranti”. Mentre le Ferrovie danesi “hanno sospeso a tempo indeterminato il traffico ferroviario tra Germania e Danimarca a causa dell’afflusso di centinaia di migranti”.

“Stati accettino redistribuzione di 160mila profughi”
Il piano Ue si basa principalmente sulla redistribuzione da Italia, Grecia e Ungheria. Juncker si è appellato ai Paesi membri “affinché al prossimo consiglio dei ministri dell’Interno che si terrà il prossimo 14 settembre” accettino di accogliere 120mila rifugiati (oltre ai 40mila già previsti), da ripartirsi in quote obbligatorie tra gli Stati. “Spero non ci sia retorica, abbiamo bisogno di fatti”. Per questo “la Commissione Ue propone un meccanismo di redistribuzione permanente che ci permetterà di affrontare situazioni di crisi in modo più agevole in futuro”. Inoltre, “dobbiamo rafforzare Frontex in modo significativo e farlo diventare un sistema europeo di guardiacoste e controllo delle frontiere pienamente operativo”.

“Manca l’Europa e manca l’Unione”
Ma Juncker non ha risparmiato una dura autocritica: “La situazione non è buona. C’è mancanza di Europa in questa Unione Europa e mancanza di unione in questa Unione europea. Questo deve cambiare, ora, e dobbiamo lavorare insieme”, perché “è il tempo della dignità umana di tutti noi europei”. Per ritrovarla, bisogna dare la giusta accoglienza a chi cerca rifugio: “E’ in gioco la giustizia storica dell’Europa. Non bisogna farsi impaurire, è il tempo della dignità e dell’azione”. Per questo il presidente è fiducioso: “Penso che alla luce della pressione che il Parlamento europeo eserciterà sul consiglio europeo sarà possibile raggiungere un accordo”.

“Nessun muro può fermare persone in fuga da Isis”
“L’Europa è stata carente con i rifugiati arrivati sul nostro territorio. Per me è chiaro che Italia, Grecia e Ungheria non possono essere lasciate sole ad affrontare questa sfida gigantesca” ha ribadito il presidente della Commissione perché quello in corso è un esodo epocale di “persone in fuga dall’Isis” e in cerca di “un luogo di pace e stabilità e di questo dobbiamo andare orgogliosi”. Juncker avverte che “sino a quando ci sarà la guerra, nessun muro, nessuna barriera fermerà questa massa di rifugiati. Bisogna evitare la demagogia. Mettiamoci noi nei loro panni: quanto pagheremmo per rifarci una vita?”. Un chiaro riferimento all’Ungheria, dove soltanto 24 ore fa il premier Viktor Orban ha ribadito che “bisogna accelerare” sulla costruzione della barriera anti-migranti al confine con la Serbia.

“Affrontare crisi in Libia e Siria”
Proprio la guerra e le barbarie dello Stato islamico sono tra le principali cause che spingono migliaia di persone a cercare rifugio in Europa. Per questo il presidente della Commissione ha rivolto “un appello ai diplomatici Ue per un’offensiva che affronti le crisi in Siria e Libia. Abbiamo bisogno di una politica estera europea più forte”.

“Europa è nei ragazzi di Kos e negli applausi di Monaco”
Ma c’è anche bisogno che “gli Stati membri applichino gli standard europei, le regole sulla migrazione che ci sono. E’ in gioco la credibilità dell’Europa”. Che si riconosce “nei ragazzi di Kos che portano i panini ai siriani” e in “chi ha applaudito il loro arrivo nella stazione di Monaco” (guarda). “Non in chi si volta da un’altra parte, in chi appicca il fuoco ai campi di raccolta”.

“1,8 miliardi per sviluppo Africa”
Non solo redistribuzione dei profughi, ma anche risorse per creare sviluppo. Per questo la Commissione propone un “trust fund di emergenza, da 1,8 miliardi, provenienti dalle risorse comuni” per dare stabilità ai Paesi africani creando sviluppo e “impiego, per ridurre spostamenti forzati e ridurre le migrazioni”.

“Sanzione pari allo 0,002 del Pil per Stati che non partecipano a redistribuzione”
Una sanzione pari allo 0,002% del Prodotto interno lordo per quei Paesi europei che, per motivi giustificati, non potranno partecipare al meccanismo Ue di redistribuzione dei richiedenti asilo. E’ una delle proposte della Commissione europea, che analizzerà i motivi notificati dal Paese e deciderà se ne giustificano la mancata partecipazione al programma per un massimo di 12 mesi. In caso di partecipazione parziale alla ricollocazione, l’importo sarà ridotto in proporzione.

Merkel: “Integrazione veloce, ma dare regole”
Negli stessi minuti in cui Juncker ha esposto il piano della Commissione davanti all’Europarlamento, anche Angela Mekel ha parlato dell’emergenza profughi nel Bundestag, dopo che la Germania, così come l’Austria, nei giorni scorsi ha aperto le frontiere per far entrare i profughi dall’Ungheria. “La sfida è grande, non bisogna farsi illusioni. Ma se la affrontiamo con coraggio, senza esitare, con creatività, alla fine possiamo solo vincere” ha detto la cancelliera tedesca che ha però specificato: “Coloro che vengono qui per ragioni economiche non potranno restare in Germania”. Accoglienza sì, dunque, ma solo per chi fugge dalla guerra. “Coloro che cercano asilo e che vedono riconosciuto il diritto d’asilo hanno bisogno del nostro aiuto. E bisogna integrarli velocemente”. “Devono imparare velocemente il tedesco e avere velocemente un lavoro. Diventeranno cittadini tedeschi”, ha aggiunto. “Un Paese che dice ‘benevenuti’ a tante persone deve anche dire quali sono le regole. Anche questo fa parte di una società aperta”. “Nessuna tolleranza per la società parallela“. Il governo tedesco appoggia le proposte del presidente della Commissione Ue: “Si tratta di punti essenziali, rispetto ai quali siamo assolutamente in linea con il presidente della Commissione Juncker”, ha detto il portavoce Steffen Seibert.