“Noi abbiamo tolto Imu e Tasi e daremo ai sindaci un assegno corrispondente: non facciamo un’operazione per cui noi togliamo e i Comuni aumentano”. Così il presidente del Consiglio Matteo Renzi nel salotto di Porta a porta. A beneficio di quanti non avessero letto le sue ultime interviste né sentito gli annunci che nel giro di pochi giorni si sono susseguiti dal palco del Forum Ambrosetti di Cernobbio e da quello della festa dell’Unità. Chissà se la promessa dell’assegno basterà per rassicurare i primi cittadini, sulle barricate perché vedendo diminuire le entrate saranno costretti a ritoccare all’insù i tributi locali.

Visto che repetita iuvant, Renzi ha poi ricordato che, dopo l’annunciato “funerale” delle tasse sulla casa, “nel 2017 penseremo all’Ires e nel 2018 all’Irpef”. “Le tasse sono bellissime, per riprendere quello che diceva Padoa Schioppa, ma forse nei Paesi in cui sono basse”, ha chiosato il premier. “Da noi il messaggio deve essere una riduzione“. Poi il segretario del Pd ha sostenuto che “gli italiani al di là del governo stiano vedendo un Paese più solido, più tranquillo e più giusto“. In che senso? “Io lo giudico un fatto di giustizia non pagare le tasse sulla prima casa dopo che magari uno per trent’anni ha pagato un mutuo. Dobbiamo dare un messaggio di tranquillità“.

Detto questo, poiché la coperta è corta il premier ha ammesso che non ci saranno i soldi per rinnovare per il 2016 e 2017, come era previsto, l’azzeramento dei contributi per i nuovi assunti a tempo indeterminato. Lo sgravio introdotto dalla legge di Stabilità dello scorso anno doveva essere triennale. Ma ora le priorità sono cambiate e Renzi ha spiegato a Bruno Vespa che “è una misura spot che puoi fare un anno. L’ipotesi ora è farla proseguire un altro anno solo per il Mezzogiorno“. Per il Sud inoltre “stiamo discutendo e lavorando su varie proposte nella legge di stabilità: ad esempio il credito di imposta sul Mezzogiorno, che potrebbe valere un paio di miliardi”.

Il mancato rinnovo degli sgravi contributivi su tutto il territorio nazionale permetterebbe d’altronde al governo di recuperare diversi miliardi, riducendo così l’ammontare delle coperture da trovare per una manovra che si avvia a superare quota 25 miliardi. Quanto all’ipotesi di coprirne una parte aumentato il disavanzo dei conti pubblici, Renzi ha anticipato che il deficit “l’anno prossimo non sarà all’1,4″ del Pil “come voluto dal governo (Berlusconi, ndr) che ha firmato il fiscal compact, ratificato dal Parlamento”. “Lo dico anche a chi oggi mi critica, il fiscal compact lo hanno firmato loro”.