La nomina del commissario dell’Asp è illegittima. Per questo l’Autorità anticorruzione (Anac) ha sanzionato la Regione Calabria, chiedendo l’inibizione per tre mesi del governatore Mario Oliverio. La delibera, firmata dal magistrato Raffaele Cantone, rischia di provocare un terremoto e sconvolgere il precario equilibrio di una Regione dove da anni la sanità è commissariata. Stando alla delibera, la nomina di Santo Gioffré a commissario dell’Asp di Reggio Calabria non poteva essere conferita in quanto viola il decreto n.39 del 2013, finalizzato alla “prevenzione e alla repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”. Secondo il decreto, infatti, “gli incarichi di direttore generale, direttore sanitario e direttore amministrativo nelle aziende sanitarie locali non possono essere conferiti a coloro che nei cinque anni precedenti siano stati candidati in elezioni europee, nazionali, regionali e locali, in collegi elettorali che comprendano il territorio della Asl”.

Eppure Gioffré nel 2013 è stato candidato (ma non eletto) a sindaco di Seminara, comune che ricade nel comprensorio sanitario della stessa Asp da lui oggi guidata in qualità di commissario nominato dalla precedente giunta Oliverio. L’Autorità anticorruzione, quindi, ha chiesto la sanzione del presidente della Regione che, nei prossimi tre mesi, non potrà procedere ad altre nomine. Un provvedimento che dovrebbe riguardare anche gli altri assessori che avevano firmato la delibera di Gioffré ma che, due mesi fa, sono stati sostituiti dopo l’inchiesta “Rimborsopoli” che ha portato all’azzeramento della giunta regionale in seguito all’arresto dell’assessore ai Trasporti Nino De Gaetano. La decisione di Cantone, quindi, non intaccherà l’attività della nuova giunta che farà ricorso al Tar e potrà lo stesso procedere a nomine collegiali deliberate dal vicepresidente, Antonio Viscomi.

Resta comunque il problema, non solo amministrativo, perché le sanzioni di Cantone colpiscono un modo di fare politica in Calabria dove chi è al governo procede come un treno alle nomine, senza per altro ascoltare chi, come il Movimento Cinque Stelle, aveva sollevato polemiche su quella di Gioffré. La vicenda, infatti, è arrivata all’Anticorruzione dopo le denunce della parlamentare grillina Dalila Nesci che aveva chiesto al governatore Oliverio la rimozione del commissario dell’Asp di Reggio Calabria. Richiesta alla quale la Regione ha risposto con un parere “legittimante” secondo cui Gioffré era un commissario straordinario e non un direttore generale. Eppure, le due figure sono “assolutamente assimilabili e coincidenti” scrive l’avvocato Monteleone che affiancato i pentastellati ricordando tra l’altro a Oliverio che ai “commissari è corrisposto lo stesso trattamento economico previsto dalla vigente normativa per i dg delle aziende sanitarie ed ospedaliere”.

Mesi di denunce inascoltate tanto dal presidente della Regione quanto da un Partito democratico calabrese piegato sulle posizioni della giunta, incapace di avere un ruolo politico critico nei confronti dei suoi stessi rappresentanti e che adesso non può fare a meno di prendere atto delle sanzioni dell’Autorità nazionale anticorruzione.