Aveva sfiorato l’argomento durante il discorso al Meeting di Rimini: “Il berlusconismo e per certi versi anche l’antiberlusconismo hanno messo il tasto pausa al dibattito italiano e abbiamo perso occasioni clamorose”. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha ripreso il concetto nell’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo, sul Corriere della Sera. “Il berlusconismo è ciò che, piaccia o non piaccia, resterà nei libri di scuola di questo ventennio – dice – Berlusconi è stato il leader più longevo della storia repubblicana. Ma ha sciupato questa occasione, perdendo la chance di modernizzare il Paese, sostituendo l’interesse nazionale con il suo. In questo senso il berlusconismo ha bloccato l’Italia. E l’antiberlusconismo – che è cosa molto diversa dall’Ulivo – ne è l’altra faccia: un movimento culturale e politico che non si preoccupava di definire una strategia coerente per il futuro, ma semplicemente di abbattere Berlusconi. Una grande coalizione contro una persona”.

Così l’etichetta “antiberlusconismo” non si addice al capo del governo: “Io non mi definisco contro qualcuno, mai – risponde – Non sono contro Berlusconi, ma per l’Italia: ero per l’Ulivo, non contro gli altri”. La polemica a distanza è in particolare con Massimo D’Alema che aveva invitato il presidente del Consiglio a non buttare tutta l’esperienza del centrosinistra (rivendicando i risultati soprattutto in politica estera, come nei Balcani e in Libano). “Certo – dice Renzi – oggi siamo al paradosso che chi a sinistra ha ucciso l’Ulivo, segandone i rami e promuovendo convegni come Gargonza per rilevarne l’insufficienza, si erga a paladino dell’ulivismo (D’Alema, appunto, ndr)”. Gargonza: fu un convegno organizzato nel 1997 da Omar Calabrese. Partecipò anche D’Alema che disse più o meno che la vittoria dell’anno prima dell’Ulivo non era una vittoria perché si erano persi per strada due milioni di voti e che cos’era questa società civile, visto che a fare la politica erano comunque i partiti. Qualsiasi sia il giudizio, riprende Renzi, “non è un caso se nessun governo del centrosinistra in quegli anni abbia avuto la forza di durare una legislatura. Perché? Perché stavano insieme contro qualcuno, non per qualcosa. Alla prova del governo la sinistra ha fatto nettamente meglio della destra, per me. Ma se il governo D’Alema avesse avuto la forza di fare quello che hanno fatto Blair e Schröder sul mondo del lavoro avremmo avuto il Jobs act vent’anni prima”.