Intervista al Professor Michal Balcerzak, membro del Gruppo di Lavoro degli Esperti delle Nazioni Unite sulle persone di origine africana, in seguito alla missione in Italia condotta dal Gruppo di Lavoro nel giugno 2015 (seconda parte, qui il precedente post)

Da sinistra: Michal Balcerzak, MireilleFanon-Mendes France (Presidente) e Ricardo Sunga III
Da sinistra: Michal Balcerzak, MireilleFanon-Mendes France (Presidente) e Ricardo Sunga III

Professor Balcerzak, a suo avviso, quale dovrebbe essere il ruolo dell’Unione Europea nella risposta alla crisi dei rifugiati, in conformità con il diritto internazionale applicabile?

È più che evidente che la crisi dei rifugiati non è solo un problema italiano. Penso che il ruolo dell’Ue sia assolutamente fondamentale anche se non tutti gli Stati membri hanno lo stesso punto di vista su come vada superata questa crisi. Perché si trovino delle soluzioni a lungo termine c’è bisogno di un’azione solidale a livello europeo ed internazionale. Come sappiamo, l’Ue ha già preso alcune decisioni ma non sono sufficienti. È un momento critico per l’Ue e per gli europei stessi.
Risponderò a questa domanda da una prospettiva più personale: sono nato e vivo in Polonia, che è un membro dell’Unione da una decina d’anni. Molti polacchi sono emigrati dalla Polonia temendo persecuzioni o alla ricerca di una vita migliore negli anni ’80 e anche prima. Hanno trovato rifugio in Europa occidentale, negli Stati Uniti o in Australia. Ancora prima molti italiani hanno conosciuto un simile destino nel ventesimo secolo. Ora, sia i “vecchi” che i “nuovi” Stati membri devono agire insieme per affrontare la situazione degli africani come dei non-africani che fuggono dai loro paesi d’origine e rischiano le loro vite nel Mediterraneo.

Cosa pensa dell’azione di gruppi di estrema destra in Italia e della loro propaganda contro le persone d’origine africana e altri gruppi come i Rom?

Abbiamo notato questo problema durante la nostra visita e osservato come le paure della gente siano manipolate per promuovere programmi razzisti contro gli immigrati, disseminando informazioni false ed incitando all’odio contro le persone di origine africana e altri migranti. Purtroppo, questo fenomeno esiste anche in altre parti d’Europa. Ci hanno fornito numerosi esempi di discriminazione e di razzismo stimolato da movimenti populisti di estrema destra. Anche se la grande maggioranza della società italiana ha una mentalità aperta ed è immune da questo tipo di propaganda, le autorità non devono fare finta di niente di fronte a un tale problema. Questa situazione inaccettabile va corretta con l’educazione. Sempre parlando di educazione, ci ha colpito la mancanza di riconoscimento delle persone di origine africana nella società italiana. Ci ha sorpreso che molte questioni siano quasi assenti dal programma scolastico come dal dibattito pubblico, come la storia della tratta degli schiavi da parte delle Repubbliche di Genova e di Venezia nel Medioevo, il passato coloniale italiano o l’eredità culturale dell’Africa. Questa ignoranza contribuisce al razzismo moderno.

Al termine della visita del gruppo di lavoro, quali sono le vostre raccomandazioni per una migliore promozione e protezione dei diritti delle persone di origine africana in Italia?

Abbiamo presentato varie raccomandazioni per assistere l’Italia nei suoi sforzi volti a combattere tutte le forme di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia ed intolleranza. Abbiamo chiesto al parlamento italiano di condannare pubblicamente gli atti razzisti e xenofobi, e al governo di assicurare l’esistenza di ricorsi effettivi che permettano di contrastare ogni tentativo di stigmatizzare e stereotipizzare negativamente le persone di origine africana, o di ricorrere alla propaganda razzista per obiettivi politici.
Inoltre, abbiamo incoraggiato il governo a raccogliere dati disaggregati sulla base dell’appartenenza etnica. Siamo stati informati del fatto che questo tipo di dati non sono raccolti per motivi di rispetto della privacy delle persone e della loro origine. Tuttavia, abbiamo raccomandato che il governo italiano realizzi dei sondaggi sulla base dell’autoidentificazione volontaria delle categorie etniche. Senza questo tipo di dati è impossibile riconoscere e combattere la discriminazione strutturale.
Abbiamo anche incoraggiato il governo a fare in modo che il Piano d’azione nazionale contro il razzismo e la xenofobia includa le persone di origine africana in quanto gruppo specifico. Crediamo che il problema chiave sia quello del riconoscimento. Si potrebbe fare molto di più in Italia per riconoscere le persone di origine africana, il loro patrimonio culturale e le loro tradizioni e  i loro diritti umani. La mancanza di riconoscimento provoca una specie di “invisibilità”. Ed è difficile occuparsi dei diritti umani di una persona o di un gruppo se fai finta di non vedere questa persona o questo gruppo. Abbiamo raccomandato lo studio della storia della tratta degli schiavi e del colonialismo e la sua inclusione nei programmi scolastici, per rendere giustizia a tutti coloro che hanno sofferto e continuano a soffrire del razzismo.
Quanto alla situazione particolare dei richiedenti asilo appena giunti, abbiamo raccomandato che il ministro dell’Interno aumenti il numero di commissioni territoriali per accelerare l’analisi delle richieste d’asilo e diminuire i tempi d’attesa nei centri d’accoglienza.Vorrei anche ricordare che abbiamo chiesto alle autorità italiane di riformare la legge sulla cittadinanza italiana affinché sia concessa la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri ed ai minori che entrano nel paese, e siano accelerati i processi nel caso degli adulti.