Si combatte a Sirte, che diede i natali a Muammar Gheddafi, infiltrata dallo Stato Islamico fin dallo scorso febbraio. I miliziani di Isis hanno sferrato un attacco a colpi di artiglieria contro un sobborgo del centro della Libia settentrionale, dopo gli scontri scoppiati in città tra jihadisti e fazioni salafite, appoggiate da molti civili. Lo riferisce l’emittente satellitare Al Arabiya. Secondo alcuni testimoni, 30 civili sarebbero rimasti uccisi.

Gli scontri sono scoppiati lunedì tra miliziani dei gruppi salafiti e quelli dell’Isis, dopo l’uccisione da parte dello Stato islamico del leader salafita Khaled Ben Rjab. Alle formazioni armate, riferiscono testimoni, si sono aggiunti decine di civili armati, decisi a cacciare l’Isis dalla città. Secondo la Associated Press, i morti nei combattimenti, da lunedì, sono stati almeno 46.

Ieri, secondo quanto riportato dal portale di notizie libico al-Wasat, i giovani di Sirte alleati con militanti salafiti locali hanno strappato all’Is il controllo del porto della città. Al-Arabiya oggi sostiene che l’Is rivendica di aver ripreso il controllo del porto. Due giorni fa è stato annunciato l’inizio della “battaglia per la liberazione di Sirte” da parte della Brigata 166 di Misurata, alleata con le milizie islamiste del governo di Tripoli.

Egitto, Wilayat al Sinai rivendica con un audiomessaggio l’uccisione dell’ostaggio croato
Lo Stato islamico ha diffuso un messaggio audio in cui afferma che il suo ramo egiziano, Wilayat al Sinai, ha ucciso l’ostaggio croato Tomislav Salopek, del cui corpo decapitato sarebbe stata diffusa ieri una fotografia. Il ministero degli Esteri egiziano, intanto, ha fatto sapere di “non avere informazioni confermate”. Nell’audio, lo Stato islamico dichiara: “Nella provincia del Sinai, i soldati del califfato hanno ucciso un prigioniero croato il cui Paese ha partecipato alla guerra contro lo Stato islamico, dopo che è passata la scadenza ed entrambi i governi di Egitto e del suo Paese lo hanno abbandonato”. La scorsa settimana, un video online che sarebbe stato girato nella provincia del Sinai mostrava un uomo che si identificava come il croato. I jihadisti vi promettevano che l’uomo sarebbe stato ucciso entro 48 ore, se “le donne musulmane” non fossero state liberate dalle carceri egiziane.