La situazione in Libia precipita e l’ambasciata d’Italia a Tripoli ha dato indicazioni ai connazionali di lasciare “temporaneamente” il Paese. L’invito era già stato diffuso sul sito Viaggiare Sicuri con una nota pubblicata il 1 febbraio nella quale si affermava che “a fronte del progressivo deterioramento della situazione di sicurezza in Libia e degli scontri che stanno interessando in Paese, si ribadisce il pressante invito ai connazionali a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare temporaneamente il Paese”. “L’Italia è minacciata dalla situazione in Libia, a 200 miglia marine di distanza”, ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni a SkyTg24 commentando le “notizie allarmanti” sulla presenza dell’Isis a Sirte. L’Italia, ha affermato il titolare della Farnesina, “sta sostenendo le Nazioni unite che cercano di trovare una mediazione tra le diverse forze” nel Paese nordafricano, ma se non fosse possibile trovare una mediazione “bisogna porsi il problema con le Nazioni unite di fare qualcosa di più”. Per questo, ha concluso Gentiloni, l’Italia è “pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale“. Per il capo della diplomazia, inoltre, le immagini della bandiera nera dell’Isis sulla cupola di San Pietro sono “farneticazioni propagandistiche, che però non possiamo sottovalutare“.

L’Isis avanza: “Jihadisti entrati a Sirte”
La situazione della sicurezza nel Paese si sta aggravando a causa anche dell’avanzata dei miliziani jihadisti legati allo Stato Islamico. Già presenti in Cirenaica, nelle scorse settimane gli affiliati allo Stato islamico hanno di recente preso di mira Tripoli e rivendicato l’attacco kamikaze all’hotel Corinthia del 27 gennaio in cui sono morti almeno 5 stranieri. Giovedì alcuni account Twitter riconducibili all’Isis hanno annunciato l’uccisione di 21 copti egiziani rapiti all’inizio di gennaio a Sirte, ma il Cairo non ha confermato la notizia. Il governo egiziano ha, tuttavia, messo a punto un piano per evacuare i propri cittadini: il presidente Abdul Fattah al-Sisi, citato dai media ufficiali, ha annunciato che i suoi connazionali potranno lasciare il paese attraverso un ponte aereo.

Proprio a Sirte gli jihadisti avrebbero preso il controllo la notte scorsa di alcune radio locali. E’ quanto affermano gli attivisti e i siti di notizie locali, secondo cui l’Is avrebbe trasmesso da quelle emittenti i discorsi del suo autoproclamato emiro, Abu Bakr al-Baghdadi, e quelli del suo portavoce, Abu Muhammad al-Adnani.”Radio Sirte, radio Macmadas e Al-Turathiya hanno diffuso un discorso di Baghdadi nel quale ordina alla popolazione di Sirte di sottomettersi”, hanno riferito i media locali. I miliziani avrebbero preso possesso anche della sede di “Libya“, catena televisiva del governo libico.

A Derna giovani frustati per aver bevuto alcol
“L’Isis, nella città di Derna, punisce “frustandoli” giovani per consumo di alcol”, è il messaggio che su Twitter accompagna l’immagine di un incappucciato che, con un lunga bacchetta, colpisce la schiena di un ragazzo in maglia a strisce e cappuccio. Un’altra foto mostra sette giovani apparentemente in attesa della punizione che sta per infliggere un uomo, sempre in passamontagna e con bacchetta chiara in mano. Le immagini sono state accreditate come attendibili da media libici. Derna, storica roccaforte dell’estremismo islamico libico, era stata conquistata in aprile dai jihadisti, a ottobre ha aderito allo Stato islamico del califfo al Baghdadi che ha occupato pezzi di Siria e Iraq. In pochi giorni la città si è dichiarata essa stessa “califfato”. Fustigazioni pubbliche (in particolare per l’uso di alcol) erano già state denunciate anche da Human Rights Watch assieme a decapitazione di giovani attivisti e altre violenze.

 Alfano: “Rischiamo un califfato alle porte dell’Ue”
“Oggi la Libia è fuori controllo e in preda al caos – si legge in una nota del ministro dell’Interno, Angelino Alfano – con il rischio che si trasformi anch’esso in un califfato islamico. Senza una rapida mobilitazione generale per la Libia, assisteremo ancora ad altre tragedie in mare e correremo il rischio di vedere installato un califfato islamico non in Siria o in Iraq, ma alle nostre porte, ancora più esplicitamente a poche miglia nautiche dalle nostre coste”. “La Libia, per l’Italia e per l’intera Europa – si legge ancora – deve essere considerata una priorità come, giustamente, lo è in questo momento l’Ucraina“. Un posizione condivisa dal premier, Matteo Renzi, che giovedì sottolineava come, per risolvere il problema dei migranti che attraversano in Mediterraneo per raggiungere le coste europee, “occorre risolvere il problema della Libia, dove la situazione è fuori controllo”.

Amnesty: “37mila migranti pronti a raggiungere l’Ue”
Il Paese nordafricano, in particolare negli ultimi mesi, è diventato un enorme “porto”, in più punti dominato da un caos che semina morte e orrore e crea le condizioni per far partire migliaia di profughi verso l’Italia. Come quelli morti nei naufragi di questi giorni. E l’Onu e le forze regolari del fragile esecutivo riconosciuto a livello internazionale stanno cercando, per ora con scarso successo, di riportare un minimo di dialogo e legalità. Un caos in cui il Paese è sprofondato fin dalla caduta del rais Muammar Gheddafi nel 2011. Secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International, sulle coste libiche ci sarebbero 37mila migranti pronti a prendere il mare per raggiungere le coste europee.

Migranti, in 700 soccorsi al largo della Libia
Sono circa 700 i migranti che sono stati soccorsi nelle acque davanti alla Libia dai mezzi della Guardia Costiera italiana e da alcuni mercantili, dirottati in zona dalla centrale operativa di Roma. I migranti viaggiavano a bordo di 7 gommoni: tre sono stati soccorsi da Nave Fiorillo delle Capitanerie di Porto, altri tre dal mercantile Belle battente bandiera maltese, che sta ultimando le operazioni di trasferimento a bordo dei migranti, e uno dal mercantile Gaz Energy.

Paese diviso tra due parlamenti e due eserciti
La Libia è attualmente guidata da due governi e altrettanti parlamenti che si contendono il potere e, con combattimenti registrati anche i queste settimane, i pozzi petroliferi sul Golfo della Sirte: un esecutivo è sostenuto a Tripoli da milizie islamiste, un altro riconosciuto dalla comunità internazionale e con un suo esercito è a Tobruk. Di fatto un vuoto istituzionale in cui si stanno inserendo formazioni terroristiche come l’Isis e al-Qaida. Lo Stato Islamico – ha ammonito l’ex premier libico Ali Zeidan – “conquisterà un territorio sulle coste del Mediterraneo nel giro di due mesi se l’Occidente non interviene”.

Onu: “Crescente disordine e mancanza di legge”
Le Nazioni Unite, inoltre, parlano di “crescente disordine e mancanza di legge” acuiti da “una moltitudine di gruppi pesantemente armati in una crisi politica che si aggrava”. Il vuoto di potere e la vicinanza alla Sicilia (ci sono solo 485 chilometri fra Tripoli e Ragusa) inoltre fanno sì che il 90% degli sbarchi di migranti in Italia – secondo una stima dell’Onu– partano dalla Libia dove la situazione è “drammatica”: l’aggettivo è stato usato martedì dal prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento immigrazione del Viminale, annunciando “una primavera decisamente impegnativa” per il possibile arrivo di decine di migliaia di disperati in fuga da guerre e fame come già avvenuto l’anno scorso.