E ora spunta anche la citazione in giudizio di Yanis Varoufakis per alto tradimento. Mentre ad Atene è in corso la missione dei tecnici della troika (i capi missione non sono ancora arrivati a causa di “problemi di sicurezza) e dalla Banca centrale europea è arrivato l’ok alla riapertura della borsa dopo un mese di stop, la Corte suprema ellenica ha chiesto al Parlamento via libera per procedere nei confronti dell’ex ministro. L’accusa, nata dalla denuncia di un avvocato e del sindaco di una città costiera, riguarda il piano segreto messo a punto dall’economista, inizialmente con il placet del premier Alexis Tsipras, per traghettare il Paese fuori dall’euro in caso di fallimento delle trattative con i creditori. Piano che comprendeva l’hackeraggio dei sistemi software del fisco ellenico, come rivelato dallo stesso Varoufakis in una conference call con investitori londinesi. Secondo i ricorrenti, l’ex ministro non ha rispettato il mandato ricevuto dopo le elezioni, che era quello di negoziare con le istituzioni creditrici un accordo che portasse la Grecia fuori dalla recessione. Nel frattempo sulla questione è intervenuta anche la Commissione Ue, che ha bollato come “falsa e infondata” l’affermazione secondo cui la troika avrebbe “controllato” l’agenzia delle entrate greca, come ventilato da Varoufakis nella descrizione del “piano B”.

E i guai per Varoufakis, che nel frattempo sta organizzando un nuovo movimento politico di matrice europea con personalità come James Galbraith (parte del team che ha lavorato al “piano B”), non finiscono qui. Un gruppo di cinque avvocati sta preparando i documenti per presentare un secondo atto d’accusa contro Varoufakis per il reato di divulgazione di dati personali, che sarebbe stato commesso autorizzando la diffusione dell’audio della conference call. Diversi deputati del partito conservatore Nea Dimokratia hanno poi chiesto già lunedì che venga audito con urgenza dalla commissione parlamentare che indaga sui salvataggi di Atene. L’accusa è di “ostruzionismo nei negoziati”.

L’ex ministro, che ha dato le dimissioni il giorno dopo il referendum sulle richieste dei creditori, si difende spiegando al Financial Times che la troika ha imposto “una limitazione terribile della sovranità nazionale” e il suo piano sarebbe servito per arrivare a una “cancellazione multilaterale del debito“. Intanto un altro esponente dell’ala sinistra di Syriza, Panagiotis Lafazanis, destituito dalla carica di minsitro dell’Energia dopo il drammatico voto sul pacchetto di riforme imposto dai creditori, ha illustrato un altro piano radicale che non mancherà di scatenare ulteriori tensioni nel partito del premier: il progetto prevede la nazionalizzazione delle banche, la ridistribuzione della ricchezza attraverso un nuovo sistema fiscale, l’eliminazione della maggior parte del debito, la creazione di una nuova moneta nazionale e l’uscita dalla zona euro. “Il dibattito per il ritorno ad una moneta nazionale dovrebbe proprio partire all’interno di Syriza”, ha sostenuto Lafazanis.

E’ in questo quadro caotico che sono partiti i negoziati con la troika e il rappresentante del fondo salva Stati per il varo del terzo piano di salvataggio da 82-86 miliardi previsto dall’accordo del 12 luglio. Ieri era emerso che i rappresentanti di Bce, Fondo monetario e Commissione Ue spingono perché Tsipras faccia approvare in Parlamento anche le misure sulle pensioni, finora rimandate. In queste ore invece, secondo il quotidiano Kathimerini, i colloqui si concentrano sulla necessità di scongiurare un prelievo sui depositi superiori ai 100mila euro, consentito dalla nuova direttiva europea sui salvataggi bancari appena recepita da Atene. I dirigenti degli istituti di credito, che hanno visto i depositi calare di altri 7,7 miliardi a giugno, stanno infatti discutendo con l’Eurotower i dettagli della necessaria ricapitalizzazione.