Il Parlamento greco ha dato il via libera al pacchetto di riforme imposto dall’Unione Europea in cambio del terzo piano di aiuti per Atene. Un’approvazione arrivata con il voto – di nuovo – delle opposizioni che di certo sono più allineate rispetto alle posizioni di Bruxelles: i conservatori di Nuova Democrazia, i socialisti del Pasok e i centristi del To Potami. E con le nuove divisioni non tanto nella coalizione di governo (i nazionalisti-indipendentisti di Anel, mini-alleato nell’esecutivo di Tsipras) quanto all’interno di Syriza. Sono stati infatti ben 34 i deputati del partito a votare contro le riforme, mentre altri 6 si sono astenuti: il totale fa 40 deputati contro il governo su un totale di 149 seggi conquistati da Syriza alle elezioni. Numero rilevante dato che alla fine i contrari sono stati 64, mentre le riforme passano con 229 sì. Anche per questo il primo ministro Alexis Tsipras ha fatto appelli quasi per tutta la giornata. “O stasera siamo uniti o domani cade il governo di sinistra” ha detto nella prima parte della giornata rivolgendosi all’ala radicale del suo partito. Di certo il voto è avvenuto in un clima ad alta tensione nel Paese e la riprova è stata proprio fuori dai palazzi della politica: scontri, prima della seduta decisiva, si sono verificati tra manifestanti “anti-accordo” e forze dell’ordine (50 persone sono state arrestate). In Parlamento si è dovuto aspettare fino a notte fonda, oltre l’una di notte ad Atene, quindi formalmente oltre la mezzanotte che era la scadenza fissata da Atene con i creditori.

Il premier non si è presentato in Aula fino all’ultimo momento. Prima ha telefonato al presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos, quasi a sottolineare come considerasse questo passaggio come un voto di fiducia. Poi si è presentato in Parlamento e è intervenuto di nuovo, con parole ancora più nette: “Mi assumo tutte le mie responsabilità e mi sento orgoglioso. Abbiamo combattuto per il nostro popolo una lotta molto difficile. Siamo riusciti a dare una lezione di dignità a tutto il mondo. Questa lotta un giorno darà i suoi frutti”. E’ stata la battaglia più difficile, quella del premier greco: l’accordo non gli piace, ma è arrivato a cercare di convincere il Parlamento che andava votato. Smentisce le voci di dimissioni, combatte, dice che in queste condizioni questo accordo è l’unico modo per uscire dalla crisi, che l’esperienza del suo governo non sarà un accidente della Storia. A sorpresa ad applaudirlo – alla fine del suo intervento – è anche l’ex ministro Yanis Varoufakis, che però poi ha votato no e che se n’è andato dicendo lui l’accordo non l’avrebbe mai firmato e questa intesa assomiglia – a seconda dei giorni – al trattato di Versailles e all’avvento dei Colonnelli.

Certo, pare difficile che nelle prossime settimane possa ricucire con l’ala più a sinistra del suo partito, guidata dalla presidente del Parlamento Zoe Konstantopoloula, che non ha presieduto la seduta proprio per essere libera di intervenire contro l’intesa raggiunta tra il governo greco e i capi di Stato e di governo dell’Eurozona. “E’ un colpo di stato – ha detto Konstantopoulou – Un crimine contro l’umanità, un genocidio sociale” ed “è stata assassinata la democrazia”. “Se abbassiamo la testa”, ha aggiunto l’esponente dell’ala radicale di Syriza, “tutto questo “si ripeterà ancora”. A votare contro il piano di Tsipras – ma non è una sorpresa – anche il ministro dell’energia Panagiotis Lafazanis, critico da giorni.

Tsipras aveva detto: “Non ho più soluzioni”
“Ho esaurito tutte le mie capacità negoziali e ogni possibile soluzione” aveva detto in precedenza Tsipras riferendosi all’ala estrema del suo partito, sono aperto a qualsiasi “alternativa affidabile e realistica che possa essermi sfuggita, ma Syriza resti unito”. Il pacchetto di riforme nel frattempo era stato approvato da quattro commissioni parlamentari. Tra i contrari, l’ex ministro dell’Economia Yanis Varoufakis e la Konstantopoulou, oltre ai neonazisti di Alba Dorata e i comunisti del Kke. “È un accordo difficile e solo il tempo dirà se sarà sostenibile”, ha detto il ministro delle Finanze greco, Euclid Tsakalotos, nel corso del dibattito nelle commissioni.

Syriza, la spaccatura del comitato centrale: 109 per il no
Ben 109 membri del comitato centrale di Syriza su 201 si erano detti contro l’accordo stipulato da Tsipras con l’eurozona. “Il 12 luglio a Bruxelles è stato compiuto un colpo di Stato – avevano scritto in una nota i “dissidenti” – che prova che l’intento dei vertici dell’Europa era quello di annichilire in modo esemplare un popolo, colpevole di aver immaginato un altro percorso alternativo a quello neoliberista dell’austerità estrema”. Tuttavia pochi componenti del comitato centrale siedono in Parlamento.

Tsipras perde i pezzi: lascia sottosegretario alle Finanze
Intanto il governo Tsipras continua a perdere pezzi: la viceministro delle Finanze, Nadia Valavani, ha ufficializzato le proprie dimissioni spiegando di non poter votare le nuove misure di austerità con cui, si legge nella lettera indirizzata al premier, la Germania intende “umiliare completamente il governo e il paese”. Secondo l’economista, il governo tedesco vuole che Tsipras faccia approvare le nuove misure di austerità e sia poi sostituito da un esecutivo di “volenterosi”.

Per varare il prestito ponte Bruxelles studia “garanzie” per Londra e gli altri Paesi non membri dell’Eurozona – Sull’asse Bruxelles-Berlino-Washington continuano intanto le trattative per definire la cornice giuridica e finanziaria del nuovo programma di salvataggio e del prestito ponte da 7 miliardi necessario per far fronte alle necessità immediate di Atene, che lunedì prossimo deve rimborsare 3,5 miliardi alla Bce. Dopo il “veto” della Gran Bretagna all’uso del Meccanismo europeo di stabilità finanziaria (Efsm) di cui sono azionisti i 28 Paesi Ue, spunta l’ipotesi che agli Stati che non aderiscono all’euro siano concesse garanzie ad hoc. Il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, ha detto che si lavora “per tutelarli contro eventuali conseguenze negative da un eventuale mancato rimborso” del finanziamento. Un funzionario europeo citato da Reuters spiega che una possibile soluzione consiste nell’utilizzare come garanzia i proventi dei bond ellenici acquistati nel 2011 dalla Bce. Una delle possibili misure per sostenere il fabbisogno finanziario della Grecia fino a che i dettagli del prestito-salvataggio non saranno ultimati è che il governo ellenico emetta dei “pagherò” a uso interno, ha detto Martin Jaeger, portavoce del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, spiegando che “l’ipotesi è stata inclusa” nelle discussioni con i partner dell’eurozona.

Commissione Ue: “Anche noi preoccupati per sostenibilità debito. Ma ne discuteremo più avanti” – Resta l’incognita della partecipazione del Fondo monetario internazionale, che stando a un memo inviato ai capi di Stato e di governo dell’Eurozona lunedì potrebbe tirarsi indietro se le condizioni dell’intesa resteranno quelle attuali. In base alle quali un taglio del valore nominale del debito di Atene è escluso. Dombrovskis ha spiegato che anche la Commissione ritiene ci siano “serie preoccupazioni” sulla sostenibilità del debito, ma la questione verrà discussa solo quando, una volta approvate le prime riforme, la Grecia e le istituzioni negozieranno il memorandum di intesa sul nuovo programma di aiuti.

Nel frattempo l’esecutivo Ue, come previsto dall’accordo, ha deciso di mettere a disposizione della Grecia in tempi rapidi 35 miliardi di fondi strutturali già stanziati per la crescita e l’occupazione. Soldi ovviamente vincolati all’approvazione delle riforme. “In via eccezionale”, la Commissione propone di sbloccare la liquidità immediatamente da consentire l’uso dei fondi 2007-2013 ancora inutilizzati, aumentando fino al 100% la quota di cofinanziamento sostenuta da Bruxelles.

Lew, segretario Tesoro Usa, incontra Draghi e Schaeuble – Anche Washington tiene gli occhi puntati sull’Unione Europea. Il segretario al Tesoro statunitense, Jacob Lew, è partito oggi alla volta dell’Europa, dove incontrerà a Francoforte il presidente della Bce Mario Draghi, per poi volare a Berlino, dove domani è atteso dall’omologo tedesco Wolfgang Schaeuble. Giovedì Lew ripartirà per Parigi, per discutere con il ministro francese delle Finanze Michel Sapin. Obiettivo del viaggio, ha reso noto l’ufficio del segretario Usa, è la prosecuzione del dialogo con i partner europei sulla situazione dello Stato ellenico. “Gli sviluppi all’estero pongono alcuni rischi all’economia americana – ha detto il presidente della Fed, Janet Yellen – la situazione della Grecia è difficile, la Cina presenta sfide”.