Aveva denunciato e fatto arrestare gli estorsori del clan Esposito e venerdì 24 luglio ha incontrato il presidente dell’Anac Raffaele Cantone durante la tappa del Festival dell’Impegno Civile. Ma nella notte un incendio è divampato nella fabbrica di prodotti chimici di Antonio Picascia a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta. Una parte dell’azienda è andata completamente distrutta. Ma l’imprenditore non si scoraggia ed è determinato a proseguire la sua attività, aperta nel 1995: “Non saranno questi scarafaggi a farmi andare via da Sessa Aurunca – ha detto -. Cercherò di riaprire l’azienda il prima possibile anche per i miei 30 lavoratori”.

Cantone: “Ora non venga lasciato solo” – E proprio Cantone, a seguito di quanto accaduto, in un’intervista al Mattino dice: “Ora Picascia non sia lasciato solo. Per quanto ha fatto in passato denunciando le richieste estorsive della camorra, per aver contribuito a far arrestare componenti del clan Esposito, per il suo impegno attuale nel promuovere il coraggio degli imprenditori in un territorio difficile come la provincia di Caserta“. E il presidente dell’autority anticorruzione ricorda anche come l’imprenditore, nel suo intervento al Festival, sia tornato “con parole durissime ad accusare i clan, facendo nomi e cognomi”.

Cantone ha inoltre aggiunto che “dopo la sua prima denuncia”, nel 2007 “Picascia aveva vissuto momenti di grande isolamento e solitudine per aver combattuto il clan Esposito. Non vorrei, allora, che si ripetesse quella condizione”. Si attende “che ci siano un coinvolgimento ed una presa di coscienza generale, che vadano oltre la dignità personale del coraggio e della denuncia” e sottolinea come “nel Casertano negli ultimi anni ci sono stati sì segnali di risveglio importante, ma anche una certa ripresa dell’attività criminale. Ecco perché – aggiunge – questi sono i classici episodi che possono fare da spartiacque. La società civile dimostri di esserci. E di schierarsi”.

Le denunce dell’imprenditore – A più riprese, nel 2007, nel 2010, nel 2012 e nel 2014, Picascia ha denunciato e fatto arrestare gli estorsori della cosca alleata del clan dei Casalesi. “Sono in attesa – spiega Picascia – di comunicazioni ufficiali da parte di carabinieri e vigili del fuoco sull’origine del rogo ma dai primi accertamenti sembra si tratti di un episodio doloso”. Per l’imprenditore l’atto intimidatorio della scorsa notte sarebbe la prima vera minaccia, perché “negli anni – spiega – nonostante le denunce, il clan non mi ha mai minacciato direttamente con i suoi affiliati ricorrendo però, come nel caso di don Peppe Diana, all’arma della calunnia. Ogni giorno mi arrivano lettere anonime in cui vengo accusato di tutto, in giro vengono sparse voci diffamanti sul mio conto. Ma io ho sempre cercato di non considerarle andando avanti nel mio lavoro”.