Pechino diventerà il centro di una nuova super città da 130 milioni di persone (più del doppio della popolazione italiana). Si chiamerà Jingjinji (foto dal sito China Files) e, come si capisce dal nome, comprenderà la capitale Beijing, il porto Tianjin e la regione dello Hebei. L’ambizione è quella di diventare una delle zone più economicamente sviluppate dell’intera Cina. Occuperà 132mila chilometri quadrati e, per la prima volta, gli uffici governativi verranno spostati dal centro dell’antica capitale imperiale alla sua periferia. Il piano prevede la costruzione intensiva di treni ad alta velocità e infrastrutture. Secondo calcoli ufficiali, costituirla richiederà un investimento di circa seimila miliardi di euro.

Su Wikipedia la regione metropolitana esiste già. Ci vive quasi il 10 per cento degli 1,4 miliardi di cinesi. Attorno alle sempre più care metropoli di Pechino e Tianjin, rispettivamente 22 e 13 milioni di abitanti, sono nate città satellite ormai diventate giganteschi quartieri dormitorio. Chi non può permettersi un affitto da primo mondo ma vuole sfruttare l’indotto che le due città già generano, vive nelle aree limitrofe affrontando, quotidianamente, disservizi e infinite ore di autobus per raggiungere il luogo di lavoro. Chi ha fatto questa scelta lamenta la carenza di servizi scolastici e sanitari e di verde. Niente metropolitana né trenini leggeri per spostarsi agevolmente. Insomma, tutti i problemi che si possono immaginare in piccoli centri che hanno avuto un boom di trasferimenti ma che non hanno le entrate necessarie a fornire i servizi pubblici essenziali. Attualmente, infatti, le rendite dei governi locali della regione dello Hebei vengono principalmente dalla vendita dei terreni agli sviluppatori immobiliari che non hanno alcun interesse a costruire infrastrutture locali.

I cambiamenti maggiori coinvolgeranno Pechino e le aree limitrofe. Il governo della capitale ha, infatti, intenzione di limitare la sua popolazione a 23 milioni di abitanti e di ridurre del 15 per cento la popolazione in sei distretti. Significa che importanti servizi verranno spostati in città satellite e nella regione circostante. A partire dagli uffici governativi, che dovrebbero cominciare a essere spostati nel distretto periferico di Tongzhou già nel 2017. Qui, i prezzi di case e terreni sono già cominciati a salire con buona pace delle centinaia di artisti che avevano cominciato a trasferirsi nell’area, proprio per evitare il caro vita della capitale. Affinché il piano si trasformi in realtà è fondamentale avere una rete di trasporti veloci, che accorci le distanze. L’esempio è la tratta ad alta velocità tra Pechino e Tianjin. I 130 chilometri di ferrovie ultimati nel 2008, hanno ridotto i tempi di percorrenza tra le due città da oltre tre ore a 37 minuti. Non è estraneo alla riorganizzazione della metropoli il cosiddetto settimo anello, una sorta di gigantesco raccordo anulare che corre intorno a Pechino per 940 chilometri e che dovrebbe essere completato quest’anno.

Ma la costituzione di Jingjinji è, sopratutto, una mossa economica e politica che risponde a un problema. Fin quando l’amministrazione delle tre aree sarà separata, ci saranno doppioni, ridondanze, sprechi e inquinamento. L’idea di unificarle nasce già nel 2004. Ma bisognerà aspettare il 2014 affinché prenda consistenza. La regione che verrà a costituirsi, parte della Bohai Bay Economic Zone, sarà la terza maxi-regione del Paese, dopo quelle dei delta del fiume azzurro e del fiume delle perle. Insieme faranno la metà del pil della Repubblica popolare cinese, il 77 per cento delle sue esportazioni e la quasi totalità degli investimenti diretti esteri. Il progetto attuale prevede ruoli economici specifici per la città di Pechino e si concentrerà su cultura e tecnologia, e di Tianjin che diventerà un hub per l’industria e la ricerca manifatturiera. Resta poco definito il ruolo della regione dello Hebei, ancora profondamente segnata dall’industria pesante. Per ora, è solo destinata ad accogliere qualche fabbrica che verrà trasferita dalla capitale. E, vista la forbice economica che separa il pil pro capite delle due città da quello delle aree circostanti, probabilmente fornirà manodopera al nuovo grande sogno cinese: Jingjinji.

di Cecilia Attanasio Ghezzi