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Il sacrificio di Vik, i crimini di Israele e la viltà dei media nostrani

NON C’È DI CHE - Un sito dell’ultradestra Usa additò Vittorio Arrigoni come bersaglio n.1
Il sacrificio di Vik, i crimini di Israele e la viltà dei media nostrani
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Tutto il mondo assiste, sgomento e impotente, ai crimini di Israele a Gaza e in Cisgiordania, ma nel 2009 a raccontarci gli stessi crimini, che i media italiani trascuravano, c’era solo il pacifista Vittorio Arrigoni, Vik, coi suoi reportage pubblicati sul manifesto. Vik faceva parte dell’International Solidarity Movement (Ism), che difendeva pacificamente la popolazione palestinese dai soprusi israeliani. Inorridimmo quando un sito dell’ultradestra Usa, “Stop the Ism”, lo additò all’Idf come bersaglio n.1 da eliminare, con tanto di foto segnaletica. Ci furono proteste in tutto il mondo e dopo qualche giorno il sito tolse quella pagina infame. Non ne resta traccia neppure sul Web Archive. Scandagliando il web con l’IA, però, l’ho ritrovata; e l’ho postata qui, a futura memoria.

Ci troverete anche l’homepage di “Stop the Ism”; e l’articolo con cui Pino Cabras denunciava quei delinquenti, con informazioni che sono attualissime: “Il tenutario del sito è Lee Kaplan. È uno dei tanti agitatori fascisteggianti della pancia reazionaria americana, un coagulo che ultimamente ha preso piede sia nell’ambito dei movimenti cristianisti, sia nelle frange del fondamentalismo ebraico, ora uniti in un inedito oltranzismo anti-islamico. In Usa la saldatura fra questi ambienti si è rafforzata, tanto che Kaplan talora ascende anche al salotto buono dei talk show con la bava alla bocca, su Fox News. Ma si rafforza soprattutto in Terrasanta. I fondamentalisti ebrei controllano gli insediamenti coloniali più estremisti dei territori (come già si leggeva in un libro di Israel Shahak e Norton Mezvinsky, Jewish fundamentalism in Israel, 1999); i fondamentalisti cristiani li appoggiano per accelerare l’avvento dell’Armageddon, la lotta finale fra il Bene e il Male, che proprio da quelle parti dovrà svolgersi. Kaplan lascia briglia sciolta al sito per sollecitare l’eliminazione di Arrigoni e altri. Non senza profetizzare che il governo italiano non si preoccuperà più di tanto se qualcuno provvederà all’auspicata ‘rimozione permanente’ del nostro connazionale. Lo ripetiamo: questi auspici criminali non appaiono in un forum semiclandestino, ma in un sito accessibile gestito da un noto personaggio pubblico. Ora, dal momento che anche le forze armate israeliane non vogliono testimoni nello scempio di Gaza, e il nostro mainstream si è subito docilmente accodato rispettando il divieto, siccome l’unica voce ci giunge da Arrigoni, in tal caso facciamo due più due e fiutiamo un grosso pericolo. Abbiamo visto che lì non si va per il sottile, se già vengono bombardati ospedali, ambulanze, scuole, e se si prende di mira qualunque soccorso”.

Cabras stigmatizzava anche la viltà dei media nostrani che, nonostante l’elevato numero di morti e l’uso di armi devastanti da parte di Israele (fosforo bianco), trattavano la notizia in modo marginale: “Non possono più nascondere i fatti, ma li ridimensionano, contribuendo a una forma di censura”. E concludeva: “L’idea che le forze armate israeliane difendano i Lumi contro la barbarie è un ideologismo foriero di tragedie, dal quale è bene liberarsi con un’operazione onesta di ricognizione storica e politica della memoria mediorientale. Il racconto di quel che accade ora è un passo fondamentale, con tutti i testimoni da rispettare”.

Vik fu ucciso a Gaza il 15 aprile 2011 da un sedicente gruppo di estremisti salafiti. Il processo portò a due ergastoli: i familiari di Vik chiesero al tribunale di non comminare agli assassini la pena di morte. Il movente dell’omicidio resta ignoto. Vik aveva 36 anni. Nel libro Restiamo umani, che raccoglie i suoi articoli da Gaza, Vik racconta la catastrofe umanitaria dell’Operazione Piombo Fuso e denuncia l’ingiustizia e il fallimento della comunità internazionale. Vik ne parla qui.

(1. Continua)

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