Grande Roger Federer, imbattibile Novak Djokovic: è ancora lui, per il secondo anno consecutivo, il campione di Wimbledon. La finale dei sogni fra i due giocatori più forti in circolazione non ha tradito le attese. E neppure il pronostico: in questo momento, con Federer in parabola discendente alle porte dei 34 anni e Djokovic nel pineo della carriera, il serbo non ha rivali. Neppure contro il miglior interprete nell’era Open dell’erba londinese.

L’ultimo atto dell’edizione 2015 dura tre ore e quattro set di splendido, combattuto e intensissimo tennis. Il risultato di 3-1 (7-6, 6-7, 6-4, 6-3), il più quotato alla vigilia, rispecchia in fondo i reali valori in campo ed il divario fra i due campioni. Federer ha lottato e perde a testa alta, senza rimpianti. Stanotte potrà ripensare forse al primo set, quando si era trovato avanti di un break sul 4-2, perso invece al tiebreak. O magari all’inizio del terzo parziale, quando l’inerzia sembrava essere dalla sua parte e lui non è riuscito ad affondare il colpo in uno dei pochi momenti in cui le gambe e le certezze tattiche di Nole hanno vacillato. Ma sono piccole occasioni perse in un match che è andato come doveva andare.

Lo svizzero alla ricerca del vincente, per accorciare lo scambio, tenere in vita le proprie chance con un gioco veloce e brillante. Il serbo potente e solidissimo, con testa e piedi sempre dentro al campo. Da una parte servizio, volé e rovescio a una mano, dall’altra randellate profondissime da fondo. Come spesso avviene nel tennis moderno, ha avuto la meglio il secondo stile. La chiave sono state le risposte di Novak, uno dei migliori ribattitori del circuito, bravissimo ad aggredire sempre il servizio dello svizzero.

Quando la sua percentuale di prime si è fisiologicamente abbassata, il match è scivolato via. Federer è stato comunque bravissimo a reagire al pesante 6-7 del primo set, aggrappandosi alla partita da campione. Nel secondo parziale ha regalato ai tifosi un tiebreak emozionante, che entra di diritto nella storia recente di Wimbledon: vinto per 12-10 con una splendida discesa a rete, dopo aver annullato addirittura sette set-point all’avversario. Qui si è avuta per un attimo l’impressione che lo svizzero potesse davvero farcela, o comunque giocarsela fino alla fina. L’illusione è durata poco, neppure la pausa per pioggia ha saputo prolungarla.

Di lì in poi è stato quasi un monologo di Djokovic. Quando nel quarto set Federer (già sotto 4-2) concede un’altra palla break e l’annulla con una prima vincente, il pubblico del centrale esulta come per una vittoria. Ne vorrebbe ancora, vorrebbe che questa partita non finisse, che gli anni non passassero. Invece l’epilogo è solo rinviato. Col 3-1 finale un’altra edizione va in archivio. Forse l’ultima occasione per Federer (alla decima finale in carriera, la terza persa) di stabilire quel record assoluto di otto vittorie, sfiorato in più occasioni e che probabilmente avrebbe meritato. Nel 2016 avrà 35 anni e qualche altro acciacco sul groppone, sarà ancora più difficile. Ma la sua storia, e quella di Wimbledon, lasciano speranze. Oggi, però, è il giorno di Novak Djokovic che prima della vittoria si strappa la maglietta (guarda). E con il secondo successo consecutivo contro il più grande di Wimbledon, il terzo in carriera, forse inizia la sua epoca sull’erba del Championship.

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