Il più forte di oggi contro – probabilmente – il più forte di sempre: Djokovic-Federer è la finale dei sogni di Wimbledon 2015. Il primo è il numero uno al mondo, il secondo il numero due del tabellone. Il serbo è campione uscente e favorito d’obbligo, lo svizzero è il primatista assoluto del Championship (sette successi, come Pete Sampras) e alle porte dei 34 anni, alla sua decima finale in carriera, sogna di superare la leggenda che è già.

Si affronteranno domenica, sul centrale di Wimbledon, a partire dalle 15. E non poteva essere altrimenti, perché nel corso di tutto il torneo hanno dimostrato di non avere rivali: non Stan Wawrinka, lo scudiero di Roger in Coppa Davis fresco campione del Roland Garros, a disagio sull’erba londinese; non Rafa Nadal, ormai l’ombra del campione che fu; nemmeno Andy Murray, idolo di casa demolito in semifinale da Federer in tre set. E tantomeno Richard Gasquet, francese bello e impossibile, a cui la potenza di Nole non ha lasciato che le briciole.

Le semifinali si sono rivelate poco più che una formalità, sbrigata in un paio d’ore a testa, prologo dell’ultimo atto più atteso e predestinato. Solo Djokovic ha rischiato di mancare l’appuntamento, sopreso nei primi due set degli ottavi dal servizio del bombardiere sudafricano Kevin Anderson. Completata la rimonta in una partita durata due giorni, ha poi tirato dritto verso la finale senza sbavature. Praticamente netto, invece, è stato il percorso di Federer: appena un set ceduto al tiebreak all’australiano Groth al terzo turno. Per il resto solo spettacolo, eleganza, colpi da fenomeno. Un tennis divino, anzi regale. Perché lo svizzero è il re del Championship.

Gli anni passano, però, e Roger ne ha ormai quasi 34. Li compirà il prossimo 8 agosto, e nessuno ha mai vinto il Championship a quest’età. Anche lui, che di record ne ha già scritti e riscritti tanti, non alza il trofeo dal 2012 (che è anche il suo ultimo Slam conquistato) e prima ancora dal 2009. La storica striscia di cinque successi dal 2003 al 2007 appartiene a un altro decennio. Mentre Djokovic di primavere ne ha solo 28, è nel pieno della sua carriera, per potenza, consapevolezza dei propri mezzi, resistenza fisica e mentale, non ha avversari. Il favorito è ancora lui.

Più durerà la partita, più il serbo avrà chance di portarla a casa (al quinto non perde quasi mai). D’altra parte è difficile immaginare un match poco combattuto. Federer dovrà superare anche i propri limiti anagrafici per vincere. E persino la statistica: i precedenti dicono 20-19 per lo svizzero, che diventa però 5-9 nei confronti in finale. Su qualsiasi altra superficie il pronostico sarebbe quasi chiuso. Non a Wimbledon, però, dove Roger ringiovanisce. Serve con percentuali clamorose (ha ceduto il servizio solo una volta in tutto il torneo, a Simon), scende a rete con frequenza, trova soluzioni da fantascienza e può accorciare lo scambio a piacimento. Lui, che sul centrale ha già giocato con delle scarpe bordate d’oro a 18 carati, può essere di nuovo re del Championship. Vincere il suo ottavo titolo, come nessun’altro mai, staccare anche Sampras, stabilre l’ennesimo primato. Un altro appuntanto con la storia lo aspetta. Altrimenti, se vincerà il più giovane e il più forte, potrà sempre riprovarci fra un anno. Sull’erba di casa dove la classe non invecchia.
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