Un’occasione persa. Bastano tre parole agli esperti, a chi si occupa di scuola da sempre, per definire la prova finale della riforma della scuola approvata al Senato e che ora dovrà tornare alla Camera per il via libera definitivo. Andrea Gavosto è il presidente della “Fondazione Giovanni Agnelli” che ogni anno realizza un rapporto sul sistema d’istruzione. Lui è uno di quelli che è passato dall’audizione in Parlamento, ma ha la sensazione di essere stato ascoltato ben poco: “Le riforme della scuola sostanziali si fanno ogni quindici anni; se pensiamo all’ultima è quella di Berlinguer. Era la volta buona per rivedere il nostro sistema d’istruzione. In questa legge si quantifica un intervento di 30 miliardi spalmati su dieci anni: a fronte di risorse crescenti serviva l’ambizione di ridisegnare alcuni aspetti della nostra scuola a partire dalle competenze che vogliamo sviluppare, ai cicli, al tempo scuola da allungare, al tempo pieno alla primaria che non c’è in tutta Italia, al tema dell’inclusione dei disabili e degli stranieri. Tutti temi assolutamente fondamentali di cui non si è parlato. Si è discusso solo delle assunzioni e del ruolo del preside. Si è persa davvero un’occasione”.

La “Fondazione Agnelli” da anni suona un campanello d’allarme sulla scuola media ma “nella riforma non c’è nulla sulla scuola secondaria di primo grado. Ci potrebbe essere – spiega Gavosto – qualche miglioramento se l’organico dell’autonomia fosse usato ai fini dell’intensificazione del lavoro nel pomeriggio ma ho la netta impressione che di fatto servirà a coprire le supplenze brevi e verrà utilizzato ben poco per il potenziamento dell’offerta formativa”.
Gavosto, tuttavia, è convinto che non era possibile fare un decreto assunzioni e discutere successivamente la legge: “Il governo ha ragione: non si poteva fare perché c’è la legge Tremonti che pone un limite al fatto che l’organico di diritto non può aumentare di anno in anno. Se avessero fatto le assunzioni senza modificare quella norma la Corte dei Conti non lo avrebbe permesso e si sarebbe potuto configurare il caso del danno erariale. Dal punto di vista tecnico la posizione di Renzi è corretta. Per fare 100mila assunzioni bisognava introdurre nell’ordinamento l’organico dell’autonomia”.

Chi, da dirigente, si è sentito spesso al centro della scena in questo periodo è Salvatore Giuliano, preside dell’istituto “Majorana” di Brindisi, una delle scuole più digitali d’Italia: “Il problema è che nessun dirigente è stato mai valutato nonostante la norma lo preveda. Molti docenti, che nemmeno sono mai stati valutati, non si fidano. Quando si è pensato di dare poteri ai presidi qualcuno ha iniziato a preoccuparsi, forse in maniera esagerata. Ora con la riforma saremo valutati anche noi, ed è giusto così”. Giuliano si dice preoccupato di ciò che accadrà all’inizio del nuovo anno scolastico: “E’ stata l’ennesima occasione mancata. Ora vorrei capire come verranno scelti i docenti, non è un’operazione semplice. Daremo spazio a molti ricorsi. Il maxiemendamento l’ho letto più volte ma non è chiaro. A settembre ci troveremo in difficoltà di fronte a questo sistema di assunzioni”.

Diverso ancora il parere di Eraldo Affinati, scrittore e professore in un istituto professionale della periferia di Roma: “Se leggi il maxiemendamento ci sono le cose che tutti vorremmo: i laboratori, l’alternanza scuola-lavoro ma la realizzazione pratica di questi concetti è sempre stata difficile. Se volevamo, con l’autonomia scolastica, dal 1997 ad oggi, avremmo già potuto realizzare la ‘Buona Scuola’. Quella rivoluzione non l’abbiamo mai fatta. Ogni giorno potremmo ridisegnare gli spazi scolastici, avanzare per moduli e non discipline, portare i ragazzi a far meccanica ma perché ciò non viene fatto?”. Affinati non boccia tutta la riforma: “Si è smosso qualcosa. E’ facile criticare; chi tocca la scuola si brucia. E’ utile il fatto che si è parlato di scuola. Il problema è passare dalle parole ai fatti. Resto perplesso sull’accertamento della qualità scolastica: chi è il bravo professore? Come si valuta il carisma di un insegnante?”.