Il dossier all’ordine del giorno, sul tavolo della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato, presieduta da Dario Stefano di Sinistra ecologia e libertà (nella foto in alto), è uno dei più scottanti. L’organismo di Palazzo Madama, che ha inaugurato la legislatura occupandosi del caso della decadenza di Silvio Berlusconi, in attesa di esaminare la domanda di arresto (ai domiciliari) a carico del presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama, in quota Ncd, Antonio Azzolini, è alle prese con la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Giulio Tremonti. Che proprio ieri è stato ascoltato. La vicenda riguarda una presunta tangente da circa 2,5 milioni di euro che gli sarebbe stata versata da Finmeccanica, sotto forma di parcella per una consulenza fiscale («in realtà non eseguita e non necessaria», secondo i magistrati) affidata dal colosso di Stato allo Studio Virtax di cui lo stesso Tremonti è socio e fondatore, quando ricopriva la carica di ministro dell’Economia. Allo scopo, secondo gli inquirenti, di superare l’iniziale contrarietà dell’allora neo ministro all’operazione di acquisizione della statunitense Drs da parte dell’azienda di Stato. Tremonti e Vitali si sono rimessi alle rispettive memorie difensive, che ora la Giunta dovrà esaminare insieme a quella dell’ex direttore finanziario di Finmeccanica, Alessandro Pansa (anche lui ieri ascoltato in Senato), implicato nella vicenda con l’ex presidente Pierfrancesco Guarguaglini. Ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare questi documenti. Vediamo cosa dicono.

TANGENTE MASCHERATA Lo scorso ottobre, i pubblici ministeri del capoluogo lombardo, titolari dell’inchiesta, hanno trasmesso gli atti al Tribunale dei Ministri. Per tutti il reato contestato è quello di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Ma cosa sostiene l’accusa nel dettaglio? Secondo i pm, «in concorso tra loro, Giulio Tremonti in qualità di ministro dell’Economia e delle Finanze ed Enrico Vitali socio fondatore dello Studio Professionale Virtax… inducevano il presidente ed amministratore delegato della società Finmeccanica spa, Pier Francesco Guarguaglini, ed il direttore finanziario, Alessandro Pansa», nella fase di acquisizione della Drs, «a promettere prima e corrispondere in seguito», allo studio tributario «una somma pari a circa 2,5 milioni di euro, pagata in diverse soluzioni, delle quali l’ultima nel febbraio 2009». Pagamento, scrivono gli inquirenti, «apparentemente giustificato come corrispettivo di una consulenza riguardante i profili fiscali» dell’operazione di acquisizione della Drs, ma «in realtà non eseguita e non necessaria». Il tutto affinché il ministro dell’Economia (all’epoca Tremonti), in qualità di maggiore azionista di Finmeccanica, che «aveva esplicitato ai vertici» dell’azienda di Stato «la propria contrarietà all’operazione Drs, modificasse questa posizione, concedendone, quindi, l’avallo di natura politico-istituzionale».

REATO MINISTERIALE Una ricostruzione che le memorie difensive presentate in Giunta contestano punto per punto. A cominciare da quella prodotta da Tremonti. L’ex ministro, innanzitutto, mette in discussione la natura ministeriale del reato contestatogli. «L’operazione Finmeccanica-Drs è iniziata nel 2007, si è chiusa in aprile, i consigli di amministrazione sono stati convocati il 7 maggio 2008», scrive il senatore di Gal. Ricordando che «il Wall Street Journal ha la notizia già il 6» maggio. E, dal momento che «io ho giurato come ministro il giorno 8 maggio 2008», è il suo ragionamento, «se un “pactus sceleris” ci fosse stato, questo ci sarebbe dunque stato prima che io diventassi ministro». Insomma, l’eventuale condotta delittuosa si sarebbe consumata al di fuori dell’esercizio delle funzioni di ministro. Quanto al merito delle accuse, Tremonti contesta inoltre i contenuti del capo di imputazione per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. «Non è neppure indicato – rileva l’ex titolare di Via XX Settembre – quale sarebbe poi stato il reato ministeriale commesso, ovvero quali sarebbero poi stati gli atti ministeriali contrari ai miei doveri d’ufficio compiuti con una presunta distorsione della funzione ministeriale». In pratica, stando alla memoria difensiva, a suo favore deporrebbero principalmente le date: quella della conclusione dell’operazione Finmeccanica-Drs e quella, successiva, del suo giuramento da ministro (8 maggio) che escluderebbero la natura ministeriale del reato contestatogli.

CONSULENZA INESISTENTE Anche il socio di Tremonti nello Studio Virtax, Enrico Vitali, lamenta la mancata indicazione «della specifica condotta» a lui attribuita nel capo di imputazione. E anche nella sua memoria difensiva le date assumono centrale rilevanza. «La tesi accusatoria presuppone che la decisione di concludere l’accordo di acquisizione della società americana Drs da parte di Finmeccanica sia intervenuta subito a seguito della nomina a ministro dell’Economia del senatore Giulio Tremonti, avvenuta l’8 maggio 2008 – scrive Vitali – Infatti, sembra ritenere l’accusa, la decisione sarebbe stata presa solo con il cda del 10 maggio 2008 e l’accordo sarebbe stato siglato negli Stati Uniti il successivo 12 maggio». In pratica, dopo aver avuto la certezza che Tremonti era diventato ministro. Una cronologia che, però, Vitali considera fuorviante. Perché, argomenta, fra il 10 e il 12 maggio 2008 «si è soltanto dato seguito, sul piano attuativo, a decisioni strategiche assunte nella sostanza ormai mesi prima, con il concerto dei ministri degli Esteri, della Difesa e dell’Economia del precedente governo Prodi». E «non sarebbe stato possibile revocare il consenso da parte di Finmeccanica, senza incorrere in gravi conseguenze di natura giuridica, oltre che politica per il nuovo governo in carica nei confronti del contraente americano». In pratica, sostiene la memoria difensiva, quando l’8 maggio 2008 Tremonti giura da ministro, «l’accordo di acquisizione era già sostanzialmente concluso». E, anche volendo, il neo ministro non avrebbe potuto bloccarlo senza incorrere in un’incidente diplomatico e in una controversia giudiziaria. Non solo, lo Studio Virtax «è stato coinvolto solo nella fase di attuazione dell’accordo di acquisizione di Drs, in quanto l’operazione era stata già sostanzialmente conclusa» ben prima dell’8 maggio 2008. Altra questione riguarda poi l’accusa che la consulenza «sia stata, in realtà, priva di reale contenuto, e dunque inesistente». Ma, secondo Vitali, le cose stanno diversamente. Nell’arco di nove mesi», dal 28 marzo al 29 dicembre 2008, ci sarebbero «centinaia di email di consulenza», «non meno di 18 conference calls», «almeno 12 riunioni», «due sessioni di lavoro con varie riunioni a Washington» e «vari memorandum» a provare che quella consulenza, conferita da Finmeccanica con «un mandato congiunto allo Studio Virtax e allo Studio Legale Ernst & Young», era tutt’altro che fittizia. Ulteriore contestazione contenuta nella memoria riguarda poi le modalità di pagamento della parcella che, secondo il capo di imputazione, sarebbe stata saldata «in diverse soluzioni». Secondo Vitali, invece, l’accredito del compenso allo Studio Virtax è avvenuto l’11 marzo 2009, con un bonifico di 2.615.552,35 euro effettuato solo a seguito di emissione di regolare fattura, n. 93 del 2 febbraio 2009, e dopo l’invio di un “Rendiconto finale”, redatto insieme a Ernst & Young».

DATE SOSPETTE Poi c’è la difesa dell’ex direttore finanziario di Finmeccanica, Alessandro Pansa. Anche lui insiste molto sulle date, per confutare l’impostazione accusatoria che «suggerisce l’esistenza di un diretto collegamento fra la nomina del professor Tremonti come ministro dell’Economia, intervenuta in data 8 maggio 2008, e la conclusione dell’accordo di acquisizione di Drs». Prospettando, in altre parole, che «solo dopo il conferimento dell’incarico di consulenza allo studio Virtax, formalizzato lo stesso 8 maggio 2008 (e ritenuto dall’accusa puramente fittizio), il ministro Tremonti, in precedenza contrario all’operazione, abbia dato il suo benestare» consentendo «la conclusione dell’accordo tra le due società, intervenuto il 12 maggio». Una ricostruzione «del tutto irrealistica», secondo Pansa. Nonostante «la formalizzazione dell’incarico, intervenuta in data 8 maggio 2008», proprio nel giorno del giuramento di Tremonti da ministro. «La data di firma di un mandato a banche d’affari, a studi legali, a studi di consulenza fiscale costituisce un elemento di scarsa rilevanza – si legge nella memoria difensiva – Le lettere d’incarico sono il più delle volte formalizzate successivamente all’avvio dell’attività». Come avvenuto con lo studio Virtax che, sostiene Pansa, ha iniziato a lavorare «circa un mese prima dell’8 maggio». Diversamente, dal momento che «la conclusione dell’operazione (Finmeccanica-Drs) venne comunicata al mercato il 13 maggio 2008», cinque giorni dopo il conferimento del mandato di consulenza, si dovrebbe dedurre che i professionisti incaricati «avrebbero pensato, analizzato e testato, nel giro di pochissimi giorni, uno degli schemi essenziali attraverso i quali eseguire l’operazione». Quanto al compenso relativo al mandato di assistenza fiscale affidato a Virtax ed Ernst Young, Pansa precisa che «si trattava di un contratto congiunto, redatto su carta intestata di entrambi i professionisti». Il compenso fu inizialmente pattuito in 5 milioni di euro, poi scontato a 4, una cifra «di molto inferiore alle prassi di mercato per questo tipo di operazioni».
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