Il quinto trionfo consecutivo alla presidenza della Fifa di Sepp Blatter era talmente scontato che non può essere spiegato con la debolezza del contendente Al Hussein, ritiratosi dalla corsa dopo la prima votazione. Il padre padrone del calcio mondiale nel 2007 vinse per acclamazione e nel 2011 era l’unico candidato, le elezioni del 2015 non fanno quindi differenza. Né il suo potere può essere ridotto a una mera questione criminale, nonostante il report dell’inchiesta del superprocuratore Michael Garcia, secretato ai comuni mortali, pare averlo tirato in mezzo pesantemente, nonostante l’inchiesta del Fbi prosegua e potrebbe arrivare fino alla cima della piramide, e nonostante i suoi cinque mandati siano stati costellati da numerosi scandali. No, l’elezione di Blatter può e deve essere spiegata attraverso la frase che la gola profonda pronuncia nel film Tutti gli Uomini del Presidente (1976) a proposito dello scandalo Watergate: “Follow the money”. Solo così si può ricostruire la struttura egemonica di potere che lo tiene saldo al comando.

Leggendo il FIFA Financial Report 2014 (qui il pdf),  che come da consuetudine copre un quadriennio che si conclude con i Mondiali, nel caso il 2011-14, si evince che la Fifa ha fatturato la cifra record di 5,7 miliardi di dollari, con un incremento enorme del +37% rispetto al quadriennio precedente. Di questi, 4,8 miliardi sono stati i ricavi del Mondiale di Brasile 2014 (di cui 2,4 da diritti tv, 1,6 dagli sponsor e 527 milioni dalla vendita dei biglietti), mentre 311 milioni arrivano dall’organizzazione di altri eventi sportivi, 271 milioni entrano alla voce altri guadagni e 310 milioni provengono da investimenti e operazioni finanziarie non collegate al calcio. Le riserve bancarie salgono invece a 1,5 miliardi di dollari, aumentando del 10% circa rispetto agli anni precedenti e del 350% rispetto a 10 anni fa quando erano 350 milioni. E qui comincia a delinearsi l’idea del perché un padrone come Blatter faccia molto comodo a tutti, al di là delle dichiarazioni fuori tempo massimo sull’etica sportiva di personaggi che negli ultimi vent’anni stavano evidentemente dormendo.

Essendo la Fifa un’organizzazione senza scopo di lucro, a fronte di 5,7 miliardi di guadagno ce ne sono 5,38 di spese: 2,3 per l’organizzazione di Brasile 2014 (la metà di quanto guadagnato) e 0,5 per organizzare le altre manifestazioni. Poi tra i vari dati disponibili sulle spese ecco i più interessanti: 1 miliardo circa speso nei “progetti di sviluppo”, poco meno di 600 milioni per le federazioni nazionali e 88 milioni come stipendi. Alla fine quindi il guadagno netto della Fifa è “solo” di 338 milioni, ma tutti hanno guadagnato molto di più. Lasciamo da parte le inchieste giudiziarie, le tangenti, il fatto che Jack Warner si sarebbe intascato dalla vendita illegale dei biglietti per Germania 2006 quasi un miliardo, tre volte tanto quanto guadagnato dalla Fifa, e concentriamoci sui numeri palesi, legittimi, di questo potere.

Nell’ultimo periodo le federazioni nazionali ottengono dalla Fifa circa 200 milioni a testa, grandi o piccole che siano, indipendentemente dal loro bacino d’utenza e dalla locale industria calcistica, e quest’anno il bonus per Brasile 2014 è stato di 500mila dollari ciascuno. Se poi tra i “progetti di sviluppo” sono inseriti 2 milioni a Jack Webb (uno dei vicepresidenti arrestati mercoledì) per migliorare il calcio nelle sue Isole Cayman, paesino da 56mila abitanti il cui voto per eleggere il presidente della Fifa vale uno come quello del Brasile cinque volte campione del mondo con 200 milioni di abitanti, il quadro comincia a delinearsi. Altro dato interessante è quello relativo agli stipendi pagati ai membri e ai delegati della Fifa, o anche ai collaboratori esterni saltuari, che nel 2014 ammontavano a un totale di 88 milioni di dollari, con un aumento del 95% rispetto a quelli pagati nel 2010.

Gli stipendi annuali dei 25 membri del Comitato Esecutivo della Fifa secondo indiscrezioni sono raddoppiati: dai 90mila dollari del 2013 ai 180mila del 2014, escluse le spese che arrivano fino a 600 dollari al giorno per alberghi, ristoranti e così via. Gli stipendi di Blatter e dei suoi collaboratori in realtà sono segreti, ma una stima ricavata da recenti dichiarazioni dei suoi avversari porta a pensare che Blatter ai suoi bisogni personali destini almeno 6 milioni l’anno, più di dieci volte di quanto non faccia il Congresso Usa per Obama. Ancor più interessante è scoprire dal report finanziario della Fifa che degli 88 milioni destinati alla voce stipendi, 40 siano destinati a “personale chiave” per “contributi eccezionali di breve periodo”. Tra questi, riportavano il Sunday Times e il sito sportingintelligence.com qualche mese fa, ben prima che scoppiasse lo scandalo, ci sarebbero una serie di nomi noti agli addetti ai lavori, che hanno a che fare principalmente con la sezione “sviluppo” e quella “marketing e diritti tv”.

Le due aree su cui si è concentrata l’inchiesta del Fbi. Questo è il potere egemonico e “legittimo” di Blatter, un potere del cane lo avrebbe definito Don Winslow, che ha fatto sì che la sua elezione fosse certa prima ancora che si svolgesse l’inutile liturgia del voto.

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