Parte dal dicembre 2010 l’indagine dell’Fbi sulla corruzione in seno alla Fifa negli ultimi vent’anni, “una corruzione istituzionalizzata” come l’hanno definita gli investigatori che questa mattina a Zurigo hanno arrestato diversi membri della multinazionale che controlla il calcio e alcuni responsabili di società che si occupano di marketing sportivo e diritti televisivi. Nel dicembre del 2010 infatti il Congresso della Fifa assegna il Mondiale del 2018 alla Russia e quello del 2022 al Qatar, con l’emirato del Golfo Persico che sconfigge proprio gli Usa, avversari fino alla votazione finale. Subito emergono accuse di corruzione, tangenti, pagamenti in nero a delegati Fifa con diritto di voto e un ampio giro di regalie dirette o mascherate da compravendita di diritti televisivi, sponsorizzazioni, accordi per la gestione della vendita dei biglietti o degli alloggi in alcuni hotel piuttosto che in altri. Ogni particolare è sistemato perfettamente, non sfugge nulla a questa presunta organizzazione criminale.

I primi a prendersela sono gli inglesi, scottati dalla mancata assegnazione dei Mondiali 2018. Il capo della federcalcio Lord Triesman denuncia al parlamento britannico mazzette e corruzione, al centro la figura di Jack Warner, ex capo Concacaf e boss del calcio centramericano il cui pacchetto voti è decisivo nelle votazioni, uno degli arrestati di questa mattina. Warner avrebbe chiesto 4,5 milioni per votare Gran Bretagna – e la voce che circola nei corridoi di Zurigo è che gli inglesi, cornuti e mazziati, l’abbiano davvero pagata la cifra – ma poi ha votato e fatto votare diversamente. Fatto sta che Warner si dimette e l’anno tocca a Mohammed bin Hamman, boss del calcio asiatico: ex alleati del padre padrone del calcio mondiale Sepp Blatter, i due gli si erano rivoltati contro alle elezioni del 2011. Warner e altri delegati, soprattutto sudamericani e africani, avrebbero ricevuto pagamenti attraverso la Kemco, una finanziaria qatariota, e tramite la Isl, una compagnia svizzera cui la Fifa ha appaltato la copertura televisiva dei Mondiali di calcio. E’ su Jack Warner che l’Fbi apre la sua inchiesta che ha portato agli arresti di oggi.

L’indagine del Fbi si avvale delle dichiarazioni di due pentiti. La prima è Phaedra Al Majid, una ex dipendente del comitato organizzatore di Qatar 2022 che prima denuncia anche pubblicamente la corruzione, poi ritratta, poi esce di nuovo allo scoperto dicendo che è stata costretta a ritrattare per le minacce ricevute per lei e le sue figlie. Phaedra Al Majid sarebbe una dei supertestimoni Fbi. L’altro è un personaggio assurdo, si chiama Chuck Blazer ed è veramente la metonimia di questo romanzo criminale del calcio mondiale. Blazer è un ex commesso di un negozio di Brooklyn che nel giro di trent’anni dal nulla si inventa il calcio negli Stati Uniti, arriva a organizzare coppe e campionati – i suoi capolavori sono la Confederations Cup e il Mondiale di Usa ’94 – a diventare vicepresidente della federcalcio americana e membro dell’esecutivo Fifa. Il buon Blazer impone una tassa del 10% su tutto il calcio americano, per ogni 10 dollari che si muovono in qualsiasi direzione 1 deve entrare in tasca sua. In pochi anni accumula una fortuna vicina ai 20 milioni di dollari ma una vita al di sopra di ogni possibilità lo costringe a delinquere ancora. L’Fbi lo arresta e lui diventa il principale informatore.

Negli ultimi quattro anni la vita di Chuck Blazer sembra quella di Ray Liotta nel film Quei Bravi Ragazzi di Scorsese. E’ mandato in giro dal Fbi alle riunioni e ai congressi della Fifa, alle convention più o meno ufficiali negli alberghi e alle riunioni informali nei ristoranti, con un microfono nascosto sul quale registra una quantità di dati allucinanti sul malaffare che governa il calcio mondiale. L’Fbi ha in mano prove concrete, ma ancora non interviene. Nel frattempo infatti la Fifa dopo l’ennesimo arresto è costretta ad avviare un’indagine interna e la affida a un noto avvocato di New York, Michael Garcia. Ma dopo due anni di inchiesta e 400 pagine di report che sintetizzano una mole di oltre 3mila pagine di documenti, nel 2014 la Fifa decide di insabbiarla. Il report non sarà reso pubblico, spiega Blatter, perché non emerge nessuna prova schiacciante, ogni provvedimento sarà interno alla stessa Fifa e non sarà motivato all’esterno. Garcia, disgustato, dice che la Fifa ha insabbiato la sua inchiesta e si dimette. L’Fbi lo sente allora come testimone.

Michael Garcia è sentito direttamente da James Comey, direttore dell’Fbi e da Loretta E. Lynch, procuratore di Brooklyn che all’epoca stava indagando insieme al Fbi proprio su Chuck Blazer e che il mese scorso poi è stata nominata Procuratore Generale dal presidente Obama. Le dichiarazioni dell’avvocato ed ex superprocuratore inascoltato della Fifa servono a ultimare il mosaico con i tasselli mancanti. La struttura che coinvolge diritti televisivi, sponsorizzazioni, costruzioni di centri sportivi e campi d’allenamento, biglietti e alloggi nei grandi eventi della Fifa negli ultimi vent’anni viene finalmente alla luce. Gli arresti di stamattina, effettuati per conto del Fbi dall’Ufficio federale di giustizia svizzero, si riferiscono però non all’assegnazione dei Mondiale del 2018 e 2022 su cui è ipotizzato un giro di tangenti nell’ordine delle centinaia di milioni di dollari, ma alla corruzione intorno all’organizzazione di eventi minori e al loro contorno. Quasi un secolo dopo sembra replicarsi la leggenda dell’agente Fbi Eliot Ness e della sua squadra di Intoccabili, che riuscirono a incastrare il temibile Al Capone su una quisquilia come l’evasione fiscale. Perché la storia si ripeta, però, bisogna arrivare più in alto, a quel Sepp Blatter che da esattamente quattro anni non mette piede negli Stati Uniti. Perché non ne ha mai avuto l’occasione dice lui, perché sarebbe arrestato in flagranza di reato sostengono in molti.

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