L’Irlanda, la cattolicissima Irlanda, dice sì ai matrimoni gay. Il 62,1% ha votato sì nel referendum sull’introduzione delle nozze omosessuali. I no si sono fermati al 37,9%. I voti complessivi a favore sono stati 1.201.607, mentre quelli contrari 734.300. L’affluenza a livello nazionale è stata del 60,5%. Mentre nei seggi si contavano le schede, è stato il ministro per le Pari opportunità, Aodhan O Riordain, a dare la notizia, con un tweet: “È sì – scrive – Una valanga a Dublino, sono fiero di essere irlandese”. Si sono presentati in massa nella Capitale per votare: il ministro della Sanità, Leo Varadkar, ha parlato “un giorno storico per il Paese”.

L’Irlanda è stata il primo Paese al mondo a chiedere ai cittadini di decidere in un referendum se le coppie omosessuali abbiano diritto a sposarsi, come gli eterosessuali. La Costituzione irlandese risale a 78 anni fa, e può essere modificata soltanto attraverso un referendum popolare. Nel caso specifico, i cittadini hanno votato sul respingere o meno una nuova clausola: “Il matrimonio può essere contratto, in accordo con la legge, da due persone senza distinzione di sesso”.

I Paesi in cui i matrimoni omosessuali sono legali salgono a quota 21 tra cui l’Olanda, dove sono stati legalizzati nel 2001, il Belgio (due anni dopo) e ancora il Regno Unito, lo scorso anno. Per un Paese come l’Irlanda, che ha depenalizzato l’omosessualità solo nel 1993, il referendum è un passo particolarmente significativo. Per quanto riguarda adozioni e maternità surrogate nessun cambiamento:  L’adozione è già possibile per le coppie gay, nel caso di unioni civili o convivenze, se uno dei due partner è legalmente genitore. La maternità surrogata non è regolata in Irlanda e il governo sta lavorando per legiferare in proposito.

Il premier irlandese Enda Kenny ha ringraziato i giovani per la vittoria del sì. Tantissimi si sono anche impegnati a fare campagna per il sì sui social network, mentre molti sono rientrati dall’estero per votare. Secondo Kenny, cattolico praticante, la decisione manda anche un messaggio alla comunità internazionale sulla “leadership pionieristica“. dell’Irlanda. 

“È una rivoluzione sociale” dice l’arcivescovo di Dublino e Primate d’Irlanda – Diarmuid Martin -. La chiesa ora deve fare i conti con la realtà”. I vescovi irlandesi avevano lanciato un appello chiedendo di rispettare i valori della famiglia tradizionale. Il voto è stato accolto con entusiasmo dal Commissario europeo Cecilia Malmstrom, liberale svedese: “Congratulazioni all’Irlanda per aver votato si alle nozze gay e si all’amore per tutti” ha twittato aggiungendo tre cuoricini. Un tweet che è stato rilanciato anche dall’account della Commissione europea

“Dall’Irlanda una spinta in più. È tempo che anche l’Italia abbia una legge sulle unioni civili. Essere europei significa riconoscere i diritti”, scrive la presidente della Camera, Laura Boldrini. Non si è fatto attendere il commento di Nichi Vendola: “Dalla cattolicissima Irlanda una lezione di civiltà –  ha detto il presidente di Sinistra Ecologia Libertà – Vince la bellezza del diritto di avere diritti, vince l’amore contro i pregiudizi, vince la libertà contro l’oscurantismo. L’Irlanda che cambia rende ancora più triste la scena ipocrita e meschina della politica di casa nostra. Svegliati Italia!Ireland vote yes”.

“La vittoria del sì in Irlanda deve essere materia di riflessione per tutti, anche per chi come il sottoscritto, crede nella validità delle unioni civili per una fondamentale ragione di equità e invece non crede al matrimonio gay non per ragioni religiose, ma per ciò che ad esempio il sociologo Recalcati dice a proposito della profonda funzione della madre rispetto ai figli” fa sapere Fabrizio Cicchitto (Ncd).

“È  evidente – aggiunge – che a parti rovesciate un ragionamento non identico ma simile potrebbe farsi anche a proposito della figura paterna. Tutto ciò al netto della legittimità delle varie scelte di natura affettiva e sessuale. Tutto ciò vuol dire che nel nostro Paese in modo equilibrato bisogna identificare un percorso reale per le unioni civili che nel tempo stesso non ne faccia un doppione del matrimonio”.