I sopravvissuti, 27 dei 28, e i cadaveri, 24, del naufragio nel Canale di Sicilia per cui si temono tra i 700 e i 900 morti, sono arrivati a Malta con la nave Bruno Gregoretti della Guardia Costiera italiana. Nella tarda serata italiana la Gregoretti è attesa a Catania. Tra i 28 superstiti ci sarebbe anche lo scafista che era alla guida del barcone. L’uomo sarebbe un tunisino che sarebbe stato individuato dal personale della polizia salita a bordo di nave.

Non c’è invece tra loro chi ha raccontato che sul barcone c’erano quasi mille persone, molti prigionieri nella parte bassa dell’imbarcazione perché è stato trasferito d’urgenza in elicottero in ospedale a Catania: “Eravamo in 950. C’erano anche duecento donne e 50 bambini con noi. In molti erano chiusi nella stiva”. E così quando il peschereccio stracolmo si è ribaltato molti sono annegati senza speranza, come topi in gabbia. È un ragazzo originario del Bangladesh a svelare l’orrore: “Siamo partiti da un porto a cinquanta chilometri da Tripoli, ci hanno caricati sul peschereccio e molti migranti sono stati chiusi nella stiva. I trafficanti hanno bloccato i portelloni per non farli uscire“.  

Man mano che le indagini proseguono emergono particolari sempre più sconvolgenti. Due dei 28 superstiti si sono salvati restando “aggrappati ai morti per non finire a fondo”. Lo hanno raccontato i soccorritori: i due annaspavano in mezzo ai cadaveri, urlando con le ultime forze per attirare i gommoni che perlustravano la zona. I soccorritori sono arrivati nella zona dove si è capovolto il barcone a notte fonda e immediatamente hanno iniziato le ricerche a bordo dei gommoni. “Durante le ricerche in mare dei cadaveri – raccontano – abbiamo trovato due persone vive in mezzo ai morti“. “Erano allo stremo delle forze – aggiunge chi ha partecipato all’operazione di recupero – hanno urlato con le loro ultime forze perché hanno sentito il rumore del motore e siamo riusciti ad individuarli e a salvarli. Non avrebbero resistito ancora a lungo”.

Nella traversata dei disperati ci sono anche gli ultimi. Nella stiva vengono rinchiusi quelli che pagano meno il biglietto per “cercare la felicità” come ha detto Papa Francesco. Nella traversata dei disperati ci sono anche i più deboli: per esempio le donne sole con i bambini o quelle incinte. Tutti al buio, con l’odore della nafta che ti penetra nei polmoni e la nausea che ti accompagna per tutto il tempo. Basta poco perché la massa umana accalcata si autodistrugga: uno spostamento di troppo o di troppi e l’inclinazione è assicurata. Ed è di fatto quello che è accaduto. Almeno secondo il racconto del comandante del mercantile portoghese King Jacob che per primo è stato dirottato nella zona. “Stavamo navigando nella loro direzione – ha detto l’uomo ai nostri soccorritori – Appena ci hanno visto si sono agitati e il barcone si è capovolto. La nave non lo ha urtato, si è rovesciato prima che potessimo avvicinarci e calare le scialuppe”. Pochi istanti e il mare ha inghiottito i migranti. Chi ha provato a salvare altre vite si è trovato di fronte solo l’acqua, nafta e detriti, pezzi di legno, qualche salvagente. In zona sono stati dirottati anche diversi pescherecci. In uno di questi c’era il comandante Giuseppe Margiotta. “Ci hanno chiamato dalla centrale operativa e ci hanno chiesto di mollare la pesca e di andare a salvare delle persone. E noi come sempre, non ci siamo tirati indietro. Ma di vivi non ne abbiamo visti. Abbiamo trovato quattro cadaveri e abbiamo atteso le autorità che arrivassero per prenderli”. Ma forse qualcun altro vivo c’è ancora”. Domenica a metà mattina hanno recuperato un ragazzino, avrà avuto tra i 10 e i 15 anni al massimo. Era a faccia in giù, in mezzo ad una chiazza di nafta. 

Il nuovo molo di Isla, davanti al porto grande della fortezza de La Valletta, dove è arrivata la nava con i vivi e con i morti,è affollato da centinaia di persone tra forze dell’ordine, militari, medici, giornalisti e troupe televisive. Oltre al personale dell’ospedale maltese Mater Dei in banchina si trovano anche gli operatori di Medici senza frontiere che proprio in questi giorni hanno stretto un accordo con l’ong maltese Moas (Migrant Offshore Aid Station) per prestare soccorso ai migranti nel Canale di Sicilia con una nave medica.

Renzi: “Interventi mirati sugli scafisti” – “In questo momento in Libia intervenire con forze internazionali in terra ferma è un rischio assolutamente eccessivo” dice Matteo Renzi a Rtl 102.5 rispondendo di fatto all’ipotesi fatta dal Corriere della Sera di una missione di terra per controllare spiagge e porti. “Non possiamo pensare di mandare decine di migliaia di uomini senza una strategia, sull’onda del’emozione. Escludo la possibilità della presenza di uomini di terra, in questo momento – aggiunge il premier -. Contro gli scafisti è possibile un’operazione condivisa in Europa, ma mirata. Ci sono tutte le condizioni per farlo”. 

Il presidente del Consiglio, durante la conferenza stampa con il primo ministro di Malta Joseph Muscat, ha poi sottolineato che “quello che avviene in queste ore nel Mediterraneo è molto più di un naufragio: siamo in presenza di un grave momento di crisi umanitaria che va affrontato come tale”. In questi giorni, inoltre, ha ricordato che “sono aumentate in queste ore le segnalazioni di soccorso”. E nelle ultime ore c’è stata anche una nuova segnalazione: quella di “un gommone a 30 miglia dalla Libia, con 100-150 persone a bordo. E una barca più grande con 300 persone”. Renzi ha poi precisato che “oggi un’operazione delle forze di polizia e dell’ordine italiane ha portato all’arresto di altre 24 persone, siamo a 1.002 in totale” e ha chiesto alla comunità internazionale di fermare “l’escalation dei viaggi della morte” che “è il segno che siamo in presenza di un’organizzazione criminale che sta facendo tanti soldi e rovinando tante vite”. Posizione confermata anche da Muscat, secondo cui chi organizza le traversate del Mediterraneo dei migranti non sono “dilettanti” ma membri di un “racket criminale internazionale di dimensioni forse mai viste”. E “se i numeri sono attendibili”, ha aggiunto, la tragica traversata di due giorni fa avrebbe fruttato al racket “da 1 a 5 milioni di euro”.

Ieri anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricordato l’impegno dell’Italia augurandosi che la “sensibilità ai diritti umani prevalga sull’indifferenza che spesso sconfina nel cinismo”. E il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in conferenza stampa da Lussemburgo, ha chiesto il sostegno dell’Unione europea per contrastare i trafficanti di esseri umani, sottolineando la necessità di un potenziamento dell’operazione Triton Frontex. Precisa inoltre che l’Italia è “in trincea” e sta facendo “abbondantemente la sua parte”. Serve quindi “un intervento di emergenza, una risposta immediata”. E anche la Germania, dopo l’intervento di ieri del presidente francese François Hollande, oggi chiede all’Europa di fare qualcosa. Il portavoce del cancelliere tedesco, Angela Merkel, invoca “misure urgentissime“. E anche il premier inglese David Cameron ha fatto sapere via Twitter di sostenere “la richiesta di un summit d’emergenza dei leader Ue, avanzata dal primo ministro italiano Matteo Renzi, per trovare una soluzione articolata”.

La procura di Catania intanto prosegue le indagini. I magistrati hanno già ascoltato diversi superstiti e il sopravvissuto ricoverato a Catania. I reati ipotizzati sono naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Le indagini sono condotte dalla Guardia Costiera e dalla polizia di Stato, squadra mobile di Catania e servizio centrale operativo di Roma.

Intanto il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha annunciato la convocazione per giovedì di un summit straordinario del Consiglio. Il Commissario Ue per l’Immigrazione Avramopoulos ha presentato al Consiglio ministri Interni-Esteri un piano d’azione in 10 punti da “mettere in atto immediatamente” in vista del vertice di giovedì. Il piano, tra l’altro, prevede il “rinforzo” delle operazioni Triton-Poseidon e la cattura e distruzione dei barconi usati dai trafficanti. Gli altri punti prevedono il rafforzamento delle operazioni di controllo alle frontiere nel Mediterraneo, con più denaro ed equipaggiamento, nonché in una area operativa più estesa. Il piano d’azione sarà sottoposto al summit dei capi di Stato e di governo convocato per giovedì. Si prevede inoltre lo schieramento di team Easo (l’ufficio di supporto per l’asilo a livello europeo) in Italia e Grecia, l’indicazione di considerare meccanismi di ricollocazione su base volontaria, più voli di ritorno nei Paesi e il rafforzamento della missione di controllo delle frontiere in Niger.

Non solo: nel Consiglio europeo straordinario di giovedì si dovrebbe discutere della possibilità di un nuovo meccanismo di redistribuzione dei migranti tra gli Stati membri sulla base di quote, stabilite calcolando il Pil e la popolazione di ogni singolo Paese ospitante. E’ l’ipotesi su cui, secondo l’eurocapogruppo azzurra, Elisabetta Gardini, si sta discutendo in queste ore a Bruxelles e che farebbe registrare un consenso trasversale tra le grandi famiglie europee, quella socialista e popolare.

Ban ki-moon: “Tragedia titanica” – Quella degli immigrati è una “tragedia titanica“, ha detto il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon: “L’Italia e la Grecia stanno sopportando una pressione troppo elevata per l’emergenza immigrati e auspico che l’Europa mostri solidarietà a questi Paesi”.