Il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, si è detta “preoccupata” per la “situazione di liquidità” della Grecia, che non riesce a trovare un’intesa con i creditori europei, deve affrontare imminenti esborsi per rimborsare quote di debito e mercoledì ha incassato un nuovo declassamento da parte di Standard&Poor’s. Il Financial Times ha rivelato alcuni tentativi di approccio informale di Atene nei confronti dell’Fmi, a cui avrebbe richiesto di dilazionare i pagamenti dovuti a maggio, dell’ammontare di quasi un miliardo di euro in due tranche. Ma la richiesta non ha avuto ascolto: “Nessuna economia avanzata ha mai chiesto al Fondo un posticipo dei pagamenti”, ha risposto la Lagarde.

Atene continua a ostentare ottimismo e sostiene che conta di raggiungere un accordo con l’area euro entro fine giugno. Il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, intervenendo a Washington al Brooking Institute, ha garantito che “la Grecia non sta giocando con una possibile Grexit”, un’uscita del Paese dall’euro, e si è detto pronto ad accettare tutte le condizioni se “hanno senso”. Ma ha ammesso che la liquidità sta finendo.

Sempre la Lagarde ha ventilato il possibile “riemergere delle tensioni finanziare per l’incertezza politica associata alla Grecia”. E anche la Commissione Europea si è detta “non soddisfatta dei progressi fatti finora” nei negoziati fra il governo greco e le istituzioni creditrici. Pur garantendo che “i lavori continuano e i colloqui procedono”, il portavoce di Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, ha annunciato che giovedì non è previsto alcun incontro a Bruxelles e che si auspica invece che i lavori procedano con più rapidità in vista dell’incontro formale dei ministri delle Finanze del 24 aprile. Incontro da cui però mercoledì il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha già fatto sapere di non attendersi esiti positivi. “Quando diciamo che non ci sono progressi a questo punto, significa che la sequenza di eventi tracciata non si è ancora realizzata. Servono quindi nuovi progressi”, ha spiegato il portavoce di Juncker.

“Resto fermamente ottimista sul fatto che si raggiungerà un accordo entro la fine del mese”, insiste Tsipras in una dichiarazione a Reuters in cui afferma che il disaccordo tra le parti è su quattro questioni: lavoro, riforma delle pensioni, aumento dell’Iva e privatizzazioni. Insomma: praticamente tutto. Ma parla anche di “considerevoli progressi” sopratutto su raccolta delle tasse, lotta alla corruzione e iniziative per distribuire il peso fiscale su coloro che hanno la possibilità di pagare. Il premier greco non ha detto se il governo ha spazio di manovra per offrire ulteriori concessioni ai creditori, che vogliono che Atene riformi ancora il sistema pensionistico, innalzi l’Iva su alcuni beni e continui con il programma di privatizzazioni.

Tsipras ha anche ringraziato per l’offerta dell’arcivescovo di Atene Girolamo II, che ha dichiarato di volere mettere i beni della Chiesa a disposizione dello Stato per aiutare a pagare i debiti. In una lettera indirizzata al capo della Chiesa ortodossa greca, il premier ha dichiarato di avere gradito “di tutto cuore” l’annuncio di pochi giorni fa da parte del leader religioso. “Non solo ne beneficerebbero i fondi statali, ma anche la società in generale perché, come voi ben sapete, lo Stato ha bisogno di tutto l’appoggio possibile per affrontare insieme le crisi umanitarie del Paese e della sua popolazione”, ha scritto Tsipras nella lettera. Il primo ministro ha poi sottolineato che l’offerta dell’arcivescovo non ha solo “un impatto materiale diretto”, ma “allo stesso tempo ha un impatto molto positivo sul morale in tutto il mondo” e dimostra che “la grande arma contro la crisi è la solidarietà”.