Tornano ad addensarsi le nubi sul negoziato tra la Grecia e i suoi creditori. Si indebolisce la speranza che la nuova tranche di aiuti europei possa essere sbloccata a breve e lo spettro del default comincia a prendere corpo. L’atteso Eurogruppo del 24 aprile a Riga appare destinato al fallimento, perché la trattativa non procede e il Brussels Group, cioè l’ex Troika, ha ormai perso le speranze in un avanzamento a breve. Atene sembra avviata a mancare anche la scadenza del 30 aprile, fissata dall’Eurogruppo per la consegna della lista di riforme definitiva. “Abbiamo alternative anche senza accordo”, ha tentato di tranquillizzare il ministro della ricostruzione Panagiotis Lafazanis dopo un vertice con il primo ministro Tsipras. E l’alternativa è sempre Mosca, che si accinge a effettuare un pagamento anticipato per la costruzione del gasdotto Turkish Stream. Anche se, come riportato dall’agenzia Bloomberg, il ministro delle Finanze ellenico Yanis Varoufakis incontrerà il presidente Usa Barack Obama il prossimo 16 aprile e, nell’ambito della “settimana del Fondo Monetario Internazionale” a Washington vedrà anche il numero uno della Bce Mario Draghi e il segretario al Tesoro americano Jack Lew.

A spegnere ogni illusione sull’appuntamento di Riga è il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, che esclude uno sblocco degli aiuti. Il perché lo spiega poi il direttore del dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale, Poul Thomsen: il negoziato “non sta funzionando” e “non si intravede una conclusione” dell’esame delle misure greche, necessaria per sbloccare i finanziamenti. Lo stallo è dovuto in parte all’”ideologia” – come l’ha definita il commissario agli affari economici Pierre Moscovici – che grava sulle trattative da parte greca, e in parte alla difficoltà di trovare interlocutori competenti, come riferisce una fonte europea. I funzionari dell’esecutivo precedente, che avevano una certa esperienza, sono stati sostituiti. E i successori, scrive la Sueddeutsche Zeitung, non sono in grado di fare dichiarazioni vincolanti. Inoltre, Tsipras teme che la sua coalizione possa saltare alla prima concessione verso l’Europa. E persino la Commissione Ue, che finora è stata una mediatrice ottimista, sarebbe frustrata e rassegnata.

Perse le speranze su aprile, si prova a guardare oltre: secondo Moscovici il lavoro per trovare un’intesa potrebbe continuare fino al prossimo Eurogruppo dell’11 maggio. Un giorno prima della rata da 750 milioni di euro che la Atene deve rimborsare al Fmi e che ha più volte minacciato di non riuscire ad onorare. Gli occhi sono ora puntati sulla riunione dei ministri a Washington, al Fmi, nella quale potrebbe aprirsi qualche spiraglio dal confronto diretto tra il greco Varoufakis e i rappresentanti delle istituzioni. Intanto, si ragiona anche sullo scenario peggiore, cioè la ‘Grexit‘: secondo il capo economista del Fmi, Olivier Blanchard, un’eventuale uscita dall’area euro sarebbe “molto costosa per la Grecia”, ma non per l’Eurozona che è “meglio posizionata” per affrontare un simile scenario grazie ai “firewall” che prima non c’erano e ora sì, quindi “non sarebbe facile ma potrebbe probabilmente essere fatto”.