“Pervicacia non comune”. Usa questa espressione il gip di Monza per disporre il carcere per Claudio Giardiello, l’imprenditore che ha ucciso tre persone giovedì scorso, ferendone altre a colpi di pistola in tribunale a Milano, per motivare la decisione di disporre il carcere per l’uomo con le accuse di omicidio premeditato plurimo, tentato omicidio e porto abusivo d’arma da fuoco. Dopo aver sparato in aula, uccidendo un coimputato e un avvocato testimone nel processo a suo carico e prima di freddare il giudice della sezione fallimentare Ferdinando Ciampi, Giardiello è uscito impugnando l’arma “con il colpo in canna e il cane alzato”. A favore della premeditazione anche il fatto che l’imprenditore si fosse messo, nel corso dell’udienza, in una posizione tale da poter sparare e fuggire con facilità. Il giudice, per motivare il pericolo di reiterazione del reato, riporta anche la dichiarazione resa dall’imprenditore subito dopo l’arresto da parte dei carabinieri a Vimercate: “Meno male che mi avete fermato perché stavo andando ad ammazzarne un altro”.

Davanti al giudice Giardiello è stato nuovamente in silenzio: “Cosa volete che vi dica, se mi hanno visto… è troppo lunga da raccontare. Vi racconterò tutte le ingiustizie che ho subito” ha detto al gip Patrizia Gallucci durante l’interrogatorio di garanzia che si è tenuto alla presenza della pm Franca Macchia, nel carcere San Quirico di Monza. Quindi si è avvalso della “facoltà di non rispondere”, ha fatto sapere il suo avvocato Nadia Savoca, secondo cui l’ex immobiliarista che giovedì ha ucciso tre persone in Tribunale a Milano si trovava “in stato confusionale“. Non ha voluto dire, quindi, come sia entrato a palazzo di Giustizia di Milano. È più chiaro, invece, quanto accaduto dopo e sulla sua fuga secondo quando raccontato da un testimone: “Mi stavo girando verso il rumore, ne ho sentito almeno altri due o tre in rapida successione. In quel momento ho intravisto un uomo. Ritengo fosse Giardiello ma non l’ho visto in viso, con un braccio armato di pistola e proteso verso le sedi occupate dal pubblico ministero e dal testimone. Forse ho sentito un altro colpo o due e ho visto questa persona che usciva molto velocemente dalla porta laterale, quella a fianco del pubblico ministero”. Giardiello, hanno ricostruito le indagini, ha esploso in totale otto colpi: quattro all’interno dell’aula della Seconda sezione penale, due appena fuori dall’aula e altri due nell’ufficio del giudice Fernando Ciampi.

Il legale ha spiegato che, dopo gli accertamenti medici (non perizia) a cui è stato sottoposto Giardiello, gli specialisti hanno stabilito che “è cessato il legittimo impedimento” che aveva permesso all’imprenditore di non rispondere alle domande dell’interrogatorio di garanzia sabato scorso, a causa di un presunto malore. Il secondo in pochi giorni, dopo quello che l’uomo aveva accusato nella caserma dei carabinieri di Vimercate subito dopo l’arresto. Per questo il giudice ha disposto degli accertamenti per capire se quelle di Giardiello non siano state altro che messe in scena.

Ad avviso dello psichiatra del carcere di Monza, l’uomo è “totalmente capace di partecipare” alle fasi processuali. È anche per questo che il gip non ha accolto un’istanza del suo difensore che puntava ad ottenere una perizia sulla capacità del 57enne di essere sottoposto all’interrogatorio di garanzia. Dagli accertamenti, dopo il malore avuto sabato, è emerso che l’ex immobiliarista ha avuto un mancamento temporaneo ma non presenta patologie. Alla stessa conclusione è giunto lo psichiatra che ha compiuto degli accertamenti stamani, prima che Giardiello si presentasse all’interrogatorio. È emerso che, in passato, l’imprenditore aveva assunto degli psicofarmaci in quanto agitato per via delle sue vicissitudini economiche ma non è mai stata diagnosticata una depressione. Gli inquirenti hanno appurato che l’uomo non era sotto l’effetto di droga, anche se è emerso che in passato aveva fatto uso di cocaina.

Ora la palla passa alla Procura di Brescia che si dovrà occupare del prosieguo dell’inchiesta che ha visto come vittima anche un magistrato milanese. Ai pm bresciani, se vorrà, Giardiello potrà raccontare “tutte le ingiustizie” che crede di avere subito ma che avranno ben poco rilievo di fronte ad accuse da ergastolo. Finora, più delle ingiustizie subite pesano il suo atteggiamento processuale e i suoi precedenti: una condanna definitiva a un’ammenda da quattromila euro per violazione delle norme sull’immigrazione, una condanna in primo grado per molestie nel 2013 mentre era stato assolto assolto da un’accusa di tentata estorsione in un altro processo

Intanto sono stati fissati per mercoledì i funerali di Stato del giudice Fernando Ciampi e dell’avvocato Lorenzo Claris Appiani. I parenti della terza vittima, Giorgio Erba, avrebbero invece rifiutato i funerali solenni. E’ quanto si apprende all’Istituto di medicina legale di Milano, in piazzale Gorini, dove stamani si è svolta l’autopsia sui tre cadaveri. I parenti delle tre vittime si sono presentati attorno alle 8 all’obitorio del Comune di Milano, che si trova nello stesso edificio dell’Istituto di medicina legale, per il riconoscimento delle salme. Poi il medico legale Riccardo Zoia e un collega hanno eseguito l’autopsia, nella sala nei sotterranei dell’edificio dedicata agli esami autoptici.