Altro che Tfr in busta paga. Nel Regno Unito entra in vigore la riforma delle pensioni del governo di David Cameron. Da lunedì, ogni lavoratore al compimento dei 55 anni di età potrà ritirare tutto il montante dei contributi annui versati nella propria vita lavorativa e spenderlo o reinvestirlo come crede. Chi decide di incassare tutto e subito non avrà ovviamente più diritto all’assegno previdenziale. Un quarto della somma sarà tax free, mentre i restanti tre quarti saranno sottoposti a tassazione ordinaria del 40%. The Guardian fa notare che, a queste condizioni, la convenienza dell’operazione è dubbia: chi abbia messo da parte 200mila sterline di montante ne riceverà per esempio 50mila “pulite”, ma sulle altre 150mila dovrà versarne circa 53.600 di imposte.

L’esecutivo ha invitato i lavoratori a “riflettere bene e a non agire d’istinto”, anche perché se tutti decidono di ritirare quanto versato la tenuta il sistema previdenziale britannico potrebbe essere messa a serio rischio. Cameron auspica comunque che la misura abbia successo e faccia ripartire la spesa delle famiglie, sperando che venga indirizzata soprattutto agli investimenti nel mercato azionario e immobiliare.

I critici della riforma sostengono però che i lavoratori che sfrutteranno questa possibilità corrono il rischio di trovarsi in difficoltà quando saranno in età avanzata. Perché, è la tesi, la disponibilità di un “tesoretto” che arriva tutto in una volta sul conto corrente invoglierebbe a spendere in consumi voluttuari. E il governo, sempre secondo gli oppositori delle nuove norme, non ha fatto abbastanza per informare i cittadini sugli impieghi alternativi dei soldi che ritireranno. Ad alimentare le polemiche c’è anche il fatto che la novità arriva in piena campagna elettorale, visto che il 7 maggio il Paese va al voto.

Il primo a chiedere i contributi al Tesoro di Sua Maestà britannica, riferisce l’Ansa, è stato Michael Dunn, un ragioniere di 57 anni del Devon. Che ha deciso di utilizzare quei soldi per pagare il restauro del tetto della chiesa del suo paese. Ma in tanti pensano di ritirare i propri contributi per finanziare una nuova vita all’estero, magari in Paesi con un clima più mite o dove l’economia è più florida, come l’Australia, la Nuova Zelanda o il Sud est asiatico.