Franchino il “materiale” se lo vende in bicicletta. Appuntamento di corsa al Giambellino. Via Odazio, poi oltre piazza Tirana. Case popolari. Degrado e cocaina en plein air. Milano market dello spaccio, notte e giorno. Ovunque e per chiunque. In via Clitumno 11, zona via Padova, due passi dal centro, i pusher si sono scavati tunnel tra le case per condurre al meglio il business. In viale Tunisia al bar dei figli di papà, la coca sta sui tavoli. Qui ci passa qualche ex Olgettina. Come anche nei ritrovi storici di corso Buenos Aires. Negroni e cocaina. Sorvegliano un paio di albanesi ben accavallati (armati, ndr). Dal centro alla periferia. Zona Lambrate, dietro la stazione, verso via Sant’Arialdo, dove il cemento cede ai boschi e ai vialetti nascosti. Qui l’eroina si vende in bustine. Siringhe, cucchiaini, accendini. Milano anni Ottanta.

Città che in tempo di Expo si riscopre tossica. Ma se la strada racconta una storia, i dati e i numeri della Procura svelano altro. Negli ultimi sette anni, infatti, le inchieste milanesi sul traffico di stupefacenti sono drasticamente calate con una percentuale che sfiora il 70%, ben oltre il 60% invece la diminuzione delle persone indagate. La fotografia impietosa che stride e non poco con la realtà metropolitana si ricava confrontando le relazioni annuali della Direzione nazionale antimafia.

E così si scopre che dal primo luglio 2007 al 30 giugno 2008 i procedimenti iscritti nel distretto milanese erano ben 134 con 1247 indagati. All’epoca a capo della Direzione distrettuale antimafia competente per il reato (articolo 74) di traffico internazionale c’era Ferdinando Pomarici. Un anno prima, nel 2006, la squadra Mobile chiuse il cerchio di un maxi traffico di cocaina: oltre duecento chili sequestrati e manette agli uomini del clan Morabito che per trattare i traffici si erano infiltrati negli uffici dell’Ortomercato. L’ultimo grande sequestro di droga si registra nell’aprile 2009 con 180 chili di eroina. Da qui inizia la discesa. Tra il luglio 2009 e il 30 giugno 2010 i procedimenti iscritti calano a 82, poco più di mille gli indagati. A capo della Dda non c’è più Pomarici, ma la dottoressa Ilda Boccassini. Cambia la prospettiva. Si sceglie di puntare direttamente sul reato di associazione mafiosa (416 bis). Il risultati arriveranno. Arresti e condanne per mafia si moltiplicano. La Lombardia si riscopre sotto assedio. In terra padana comanda la ‘ndrangheta.

Di droga, però, si parla sempre meno. Poche indagini. Le intercettazioni costano troppo. E questo nonostante il traffico rappresenti sempre il volano preferito per far partire gli affari delle cosche. Tra il luglio 2010 e il 30 giugno 2011, il calo si fa sempre più evidente: 51 le inchieste e appena 545 le persone indagate. La curva prosegue costante fino all’ultimo dato del giugno 2014, riportato nelle relazione della Dna del 2015. Qui, si legge, i procedimenti sono 34 (contro i 134 del 2008), 475 gli indagati (nel 2008 erano quasi 1300). Insomma, stando ai dati degli analisti dell’antimafia, Milano non è più Coca City come fu ribattezzata anni fa, quando sulle pagine dei quotidiani campeggiava l’inchiesta di Vallettopoli. Droga e vip, fotoricatti, Milano da sniffare.

Oggi che tutto deve vivere sotto traccia per non disturbare il grande evento dell’Expo, ben poco è cambiato. La “scaglia” (cocaina, ndr) va alla grande. Le gang di giovani italiani fanno affari d’oro. Solitamente si vendono bustine singole da 0,4 grammi. Dodici bustine in gergo si chiamano “la settimana”, più settimane compongono “una palla”, il denaro, in codice, è “love”. Vendita al dettaglio. In piazza ma anche attraverso i social network. WhatsApp è l’ultima frontiera. Le icone di testo valgono l’ordine: il quadrifoglio per la marijuana, l’omino col turbante l’hashish, il sacco giallo con la “s” del dollaro il pagamento. Ogni sette giorni, il bollettino dei carabinieri segna almeno 25 spacciatori fermati. Sì perché se le inchieste sul traffico diminuiscono aumentano gli arresti per lo spaccio. L’ultimo dato del Viminale nel distretto di Milano riguarda il mese di febbraio: 85 fermi e 485 chili sequestrati.

Di più: attualmente nel capoluogo lombardo ogni due settimane arrivano fino a tre tonnellate di cocaina. Parola di Franchino Petrelli, broker della droga oggi pentito. Spiega: “Io all’inizio non pensavo che questo tipo di droga veniva bruciato così rapidamente, perché io ero rimasto ai tempi in cui la cocaina era un’altra cosa, cioè quello che teneva la piazza era l’eroina”. Questo dice la strada. Piccole storie che misurano la città. Notizie da mattinale di polizia: due albanesi fermati. In casa 10 chili di eroina e 180 di sostanza da taglio. Prodotto finale: 150 chili di droga da mettere sul mercato al dettaglio.

da Il Fatto Quotidiano del 5 aprile 2015