La procura di Genova ha chiuso le indagini per la vicenda che vedeva coinvolto il padre del premier accusato di bancarotta fraudolenta e ha chiesto l’archiviazione per la posizione di Tiziano Renzi. L’inchiesta era nata dopo il fallimento della società Chil Post srl, che distribuiva di giornali e volantini. Il curatore fallimentare aveva rilevato passaggi sospetti dei rami d’impresa e uscite di denaro non giustificate: per questo aveva trasmesso la relazione alla Procura della Repubblica.

Secondo l’ipotesi accusatoria iniziale Renzi senior, prima di dichiarare il fallimento della sua società con debiti per 1,3 milioni di euro, nel novembre 2013 l’avrebbe spogliata del ramo sano cedendo i beni disponibili alla Eventi 6, azienda di proprietà della moglie Laura Bovoli. A insospettire i pm era stato il prezzo di vendita da marito a moglie, che sarebbe stato di poco più di 3mila euro. In seguito agli accertamenti, però, per gli inquirenti, Renzi negli anni in cui era amministratore avrebbe gestito correttamente la società madre e non avrebbe contribuito al fallimento. Resta in piedi, invece, l’accusa di bancarotta fraudolenta per gli altri due amministratori subentrati nella gestione societaria nel 2010, Antonello Gabelli e Mariano Massone.

Aggiornamento dell’1 agosto 2016 – In data 30 luglio 2016 l’inchiesta per bancarotta a carico di Tiziano Renzi, nell’ambito del fallimento della Chil Post, è stata archiviata. Nelle motivazioni del gip del tribunale di Genova Roberta Bossi si legge che Renzi padre “non operò come socio occulto dopo la cessione del ramo d’azienda della Chil Post”. La bancarotta “fu determinata da altri” e “la cessione del ramo d’azienda non ha determinato la diminuzione del patrimonio ai danni dei creditori”.