Tra il governo di Tobruk e quello di Tripoli e tra i due assi Stati Uniti-Onu e Egitto-Russia. La diplomazia italiana sembra voler intraprendere il dialogo con tutte le parti in gioco nella questione libica. Dopo l’ultimo Consiglio di sicurezza dell’Onu, l’asse Il Cairo-Mosca sembra essere quello più attivo e quello su cui il governo Renzi punta a incrementare i rapporti.

Matteo Renzi sarà a Sharm el Sheikh in occasione della conferenza economica Masr Mustaqbal (Egitto, il futuro) che inizia oggi. La volontà di recarsi a Sharm di Renzi cela la necessità di nuovi colloqui con il presidente egiziano Sisi – già incontrato a Roma lo scorso novembre – e i leader dei paesi del Golfo. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, per esempio, che dalla deposizione del presidente Morsi nell’estate del 2013 hanno tenuto in piedi le magre casse egiziane con diversi miliardi di dollari di prestiti. Senza di loro il ruolo del Cairo nella questione libica sarebbe depotenziato perché l’Egitto ha bisogno di finanziamenti per poter affrontare uno sforzo bellico. Lo dimostrano anche i numerosi viaggi diplomatici durante i quali il presidente egiziano non ha esitato a chiedere forniture militari portando a casa nuovi accordi come quello stipulato a Parigi per la fornitura di 24 aerei Rafale.

In questa politica diplomatica Mosca ha trovato terreno fertile per riallacciare i rapporti con il Cairo. L’arrivo nella capitale egiziana del presidente Vladimir Putin il mese scorso è stato celebrato in pompa magna da stampa e autorità e ha riportato l’attenzione sul maxi accordo per la fornitura di armi militari annunciato già nell’autunno del 2013 ma che ancora non è arrivato a conclusione. Inoltre, per Mosca l’Egitto è ora un alleato chiave per poter aiutare militarmente il governo di Tobruk. Come riportato dal quotidiano libico Lybia Herald, il Cremlino starebbe già fornendo artiglieria direttamente all’esecutivo che controlla l’est della Libia. In questo quadro l’Egitto, con il valico di Salloum, rappresenta per Mosca una garanzia in più per aggirare l’embargo imposto dalle Nazioni Unite. Per mediare dunque è necessario anche dialogare con i finanziatori del Golfo e con Mosca dove Renzi ha compiuto una visita la scorsa settimana. Ma nonostante la frenetica attività diplomatica, trovare un’apertura per avviare dialogo tra i due governi libici sembra impresa difficile.

Per esempio, le posizioni egiziane sono categoriche. Secondo fonti vicine alla presidenza egiziana, i rappresentanti italiani andati a colloquio con le autorità egiziane avrebbero ricevuto un secco no sulla possibilità da parte del Cairo di dialogare con l’esecutivo islamista che controlla l’Ovest della Libia. “L’avversione del governo Sisi per i Fratelli Musulmani a livello interno si riflette anche nelle relazioni diplomatiche – spiega a IlFattoQuotidiano.it Francesco Strazzari, professore associato di relazioni internazionali all’Università Sant’Anna di Pisa – la Libia sembra rappresentare una dimensione in miniatura della situazione egiziana con il governo di Tripoli a rappresentare la Fratellanza e dall’altra parte l’esecutivo di Tobruk con il neo-capo delle forze armate Khalifa Haftar che ha ripetutamente dimostrato le sue affinità ideologiche con Sisi nelle questioni relative alla lotta al terrorismo”.

Con i colloqui ufficiali ripresi in Marocco, lo scenario sembra dunque incerto a partire dalle prossime mosse delle Nazioni Unite.”Si può ipotizzare la disposizione di un blocco navale gestito, con permesso dell’Onu, dall’Unione Europea e con l’Italia alla guida”, continua Strazzari. Secondo l’agenzia di stato russa Itar Tass, anche la Russia potrebbe partecipare al blocco e provare a mediare tra l’Egitto e la Turchia che appoggia il governo di Tripoli. Intanto il governo italiano, mentre Haftar ha chiesto aiuto a Roma per sollevare l’embargo, resta l’unico a tenere in contatti con i due governi libici. Lo scopo è quello di aprire un dialogo che al momento sembra lontano ma che a livello politico potrebbe rappresentare l’unica soluzione possibile per contrastare l’avanzata dello Stato Islamico.