Meloni da campagna elettorale: attacco al centrosinistra sulla patrimoniale. “Noi lavoriamo per farlo avere il patrimonio”. Pd: “Agita spettri perché non dà risposte sul caro vita”
La patrimoniale è un puntino all’orizzonte nel programma del campo largo: ci sono contrari dentro al Pd, figurarsi i centristi della coalizione (Renzi o chi sarà), ha dubbi il M5s. Ma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sente già l’odore di voto nell’aria, in qualunque momento arriverà è il momento di cominciare a correre: a primavera o in autunno che sia, politica economica o estera che sia, è il momento di cominciare a sgassare sull’acceleratore. Ed eccola sul palco dell’assemblea di Confcommercio che espone lo scandalo e lo brandisce: “Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio dopo decenni di sacrifici”. La platea si scalda, applaude, è come un rigore senza portiere. Il riferimento della premier è a un’espressione di principio che la segretaria Elly Schlein aveva pronunciato ad Accordi&Disaccordi, sul Nove: “Tassare i super-ricchi non dev’essere un tabù”. Consapevole che però la parola “patrimoniale” fa mettere nei capelli a tutta la coalizione – che già ogni tanto si riscopre un po’ fragile – la leader democratica aveva precisato che il provvedimento (se per caso il centrosinistra riuscisse davvero ad arrivare al governo) non è nel programma dell’alleanza progressista.
La replica del Pd è affidata alla capogruppo alla Camera Chiara Braga che parte da lontano (“I dati di Bankitalia certificano un ulteriore aumento dei tassi sui mutui, saliti ad aprile al 3,91%, così come quelli sui prestiti alle imprese, in un contesto già segnato da condizioni di credito più onerose per famiglie e sistema produttivo. E siamo alla vigilia della riunione della Bce che, secondo molti analisti, potrebbe ulteriormente innalzare i tassi di interesse”) per dire che “di fronte a questo scenario, la premier Meloni evoca lo spettro della patrimoniale con l’obiettivo di mascherare l’assenza di risposte di fronte al rischio concreto di un ulteriore calo del potere d’acquisto delle famiglie, legato anche all’aumento delle rate dei mutui”, afferma. “La verità è che il governo non ha una strategia e si limita ad annunci e a una gestione di breve periodo che lo mantiene distante dalle priorità reali del Paese. E intanto si costruisce una legge elettorale cucita su misura, mentre gli italiani attendono risposte concrete sull’aumento del costo della vita e sull’impatto dei tassi sui mutui”.
Sul caro vita, dal canto suo, la capa del governo aveva rivendicato di aver “lavorato molto per rafforzare il potere d’acquisto degli italiani”: “Abbiamo agito su più fronti, il primo dei quali è stato il taglio delle tasse sul costo del lavoro. Siamo partiti ovviamente dai redditi più bassi, via via abbiamo allargato il raggio d’azione, non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più, particolarmente per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio perché il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo”, afferma.
Angelo Bonelli, leader di Europa Verde, rincara: “Meloni dice no alla tassazione dei patrimoni, ma la patrimoniale gli italiani la pagano già ogni giorno attraverso un sistema ingiusto, in cui l’1% più ricco paga, in proporzione, meno tasse del restante 99% dei contribuenti. Noi proponiamo una cosa semplice e giusta: un fisco più giusto, un contributo di scopo sui patrimoni superiori ai 5,4 milioni di euro per abbattere le liste d’attesa nella sanità pubblica. Non è un attacco al risparmio degli italiani, ma un atto di giustizia sociale verso chi oggi non riesce nemmeno a curarsi”. Il deputato di Avs sottolinea che la capa del governo “dopo quattro anni di governo, parla ancora di ridurre le tasse al ceto medio, ma la realtà del Paese racconta altro: la povertà è aumentata, 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta e circa 6 milioni di cittadini rinunciano a curarsi perché non riescono ad accedere alla sanità pubblica. La verità è che la destra di Giorgia Meloni ha tassato i patrimoni degli italiani tutelando i grandi patrimoni, ovvero la grande ricchezza, e lasciato indietro lavoratori, pensionati, famiglie e giovani”.
Dall’altra parte secondo Maurizio Gasparri il problema è “la fiscocrazia” che “frena le imprese”. E si mette in scia della presidente del Consiglio: “Figuriamoci se dovessero prevalere quelli della patrimoniale, della tassazione di case e immobili destinati al commercio, quelli di una sinistra che distruggerebbe ogni prospettiva di crescita per il nostro Paese. Siamo con Carluccio Sangalli (il presidente di Confcommercio, ndr) e condividiamo i suoi obiettivi di riforma fiscale di tutela del risparmio, di fiducia nella crescita dell’economia italiana”.
Resta naturalmente che il tema sul quale il centrodestra non ha il minimo dubbio (i patrimoni dei ricchi vanno lasciati stare) ha agitato per giorni il centrosinistra. Venerdì a Milano il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni ha riunito alcuni europarlamentari di European Left Alliance, tra cui Ilaria Salis, in un evento che chiariva tutto già dal titolo: Tax the rich, slogan ormai internazionale, rimbalzato soprattutto negli Stati Uniti (ebbe un’ondata di celebrità quando la deputata Alexandria Ocasio-Cortez si presentò al Met Gala di New York con questa scritta in rosso stampigliata su un abito bianco neve). “Il tempo dei privilegi è finito ed è ora di redistribuire la ricchezza – ha detto l’altro giorno Fratoianni a Milano -. Non c’è niente di assurdo in questa proposta, che è ragionevole, di buon senso e riformista” ha commentato Fratoianni, sottolineando che con gli alleati europei verranno studiati gli strumenti migliori per portare avanti la proposta. Le soluzioni, secondo l’esponente di Avs, possono essere diverse, “dalla tassa sui grandi patrimoni fino alla riforma, nel caso italiano, del sistema del prelievo sull’Irpef che è ormai anti-progressivo e in violazione della Costituzione”. Ma anche la tassa di successione “che non esiste in Italia, con percentuali ridicole del 3-4% e con esenzioni di 1 milione di euro per ogni figlio”. Storture, per Fratoianni, che “vanno corrette”. E’ una misura, ha sottolineato Salis, che “non andrebbe a ricadere sulla classe media come spesso viene detto: è una menzogna“.
Il resto della coalizione è un po’ gelido sul punto. Matteo Renzi, per esempio, aveva invitato a trovare “un equilibrio”, anche perché il dibattito sulla patrimoniale “funziona bene come slogan ma poi, nella realtà dei fatti, se tu alzi troppo le tasse a una determinata fascia di popolazione ci sta che quelli se ne vanno in Svizzera o in Lussemburgo“. La ricetta di Renzi, dunque, è “portare tantissimi ricchi a pagare le tasse qui, ma non aumentare le tasse ai ricchi, piuttosto diminuirle ai poveri”. Giuseppe Conte, rispondendo a una domanda a DiMartedì, dice che sul tema vuole cimentarsi ma “in modo pragmatico”: “Oggi noi possiamo generare grandi risorse. Come? Rivedendo la spesa militare e impedendo che si arricchiscano le industrie alle armi, con una tassa sugli extraprofitti di banche e aziende energetiche: con questo noi andremo a creare decine e decine di miliardi a favore di una distribuzione seria”. “Certo, l’equità fiscale è un conto – avverte il leader M5s -, ma in questo momento intervenire una tantum su fasce particolari che poi vanno in difficoltà e si muovono con grande mobilità…”.