“Ora che Forza Italia non c’è più, cambiamo il ddl Boschi“. La minoranza del Partito democratico ha provato a dare il suo ultimatum al presidente del Consiglio sul disegno di legge che modifica la seconda parte della Costituzione, ma la minaccia è durata poco più di mezza giornata: “Al punto in cui siamo arrivati”, ha commentato il bersaniano Davide Zoggia, “è difficile non votare la riforma. Sarà un dissenso contenuto. Non la voteremo in cinque o sei: io, D’Attorre, Fassina, ma è ancora da decidere. La battaglia si sposta ora sulla legge elettorale”. Se le opposizioni staranno in Aula (tranne M5S che resterà fuori) e voteranno contro il provvedimento, la parte critica della maggioranza ha intenzione di votare a favore. “Mi auguro”, ha detto Lorenzo Guerini, “che domani il partito voti compatto”.

Video di Irene Buscemi

In mattinata la minoranza Pd era tornata alla carica: “Renzi ha scritto le riforme con Forza Italia”, ha detto il senatore Miguel Gotor al Corriere della Sera. “Ora che gli azzurri si sono sfilati, il premier considera immodificabile quei testi. Mi sembra una posizione illogica e inaccettabile”. Finito il patto del Nazareno, è il succo, il Pd è ora libero di modificare la Costituzione senza tener conto delle istanze di Forza Italia. “Renzi ci ha sempre detto: sono d’accordo con voi, ma l’accordo con Berlusconi mi impedisce di intervenire sulle riforme. Bene, ora decida: o recupera il patto oppure, se questo è finito, non può pensare di riformare la Costituzione facendo a meno di noi e raccattando i voti sparsi dei verdiniani“. Alle polemiche ha risposto il relatore Emanuele Fiano: “Se la minoranza del Pd non votasse le riforme farebbe un errore. Abbiamo svolto un percorso e il provvedimento tiene conto di moltissime proposte della minoranza. Ad un certo punto bisogna decidere e votare, questo Paese aspetta le riforme da 40 anni, la sinistra le aspetta perché ha sempre detto che bisognava cambiare la legge elettorale e noi la cambieremo”.

Restano le perplessità sul testo dei democratici. “Per come è congegnato ora il pacchetto delle riforme non funziona”, è stata la conclusione di D’Attorre. “C’è il rischio di una restrizione degli spazi di partecipazione e rappresentanza”. Di conseguenza o il segretario “unisce il Pd per cambiare riforma del Senato e legge elettorale” o la minoranza è pronta a votare insieme all’ex Cavaliere. Gotor dal canto suo ha auspicato che si arrivi a una sintesi: “C’è ancora spazio per riprendere l’iniziativa politica” – rivedendo nell’insieme riforma del Senato e legge elettorale: “Non può funzionare un Senato composto da eletti di secondo grado e una futura sola Camera politica composta a maggioranza di nominati“. Conclusione: “Se non cambia la riforma del Senato, l’Italicum così com’è non si può votare”.