Il Movimento 5 Stelle fuori dall’Aula, le opposizioni sedute ai banchi “ma voteranno contro”. Il ddl Boschi che modifica la seconda parte della Costituzione torna a Montecitorio per l’approvazione finale (prima di affrontare le ultime letture al Senato e alla Camera), ma il clima è ancora una volta quello dello scontro. Tutto ricomincia là dove si era fermato: era il 13 febbraio e il Pd votò gli ultimi emendamenti al testo in un’Aula semivuota. Le opposizioni a turno hanno chiesto di vedere Sergio Mattarella e i colloqui con il neoeletto presidente della Repubblica hanno sbloccato solo in parte la situazione: Sel, Fi e Lega Nord sono tornati in Aula, annunciando comunque la propria contrarietà al provvedimento. “Esprimo l’apprezzamento del Pd”, ha detto Roberto Speranza, “per la scelta di rientrare chi resta fuori si condanna all’inutilità. Non ci piaceva lavorare in questa aula mezza vuota”.

Terminata la discussione sugli ordini del giorno, martedì 10 febbraio ci sarà l’approvazione finale. Dopo la presunta rottura del patto del Nazareno, Forza Italia ha annunciato che voterà contro il provvedimento, mentre la minoranza democratica chiede che vengano fatte delle modifiche al testo. I grillini si rivolgono a tutti “quelli che hanno difeso la costituzione in questi mesi”, e chiedono di restare fuori dall’Aula: “Tutti fuori contro il truffatore Renzi”, ha scritto su Facebook Danilo Toninelli.

“Il Partito democratico si voti da solo la riforma costituzionale”, commenta la capogruppo M5S Fabiana Dadone, “rimaniamo esattamente in quella che era la nostra posizione più di due settimane fa quando è stata decisa la seduta fiume. Di fatto non è cambiato nulla”. I grillini contestano l’impostazione generale del disegno di legge: “Il provvedimento resta quello che è, accentra tutti i poteri nelle mani del governo, trasforma il Senato in un parcheggio di senatori part time che arriveranno da Regioni e Comuni, dove, come noto, l’incidenza della corruzione è più alta, si rischiano dunque scudi e immunità. Il Pd non ha voluto accettare e discutere modifiche con nessuno nonostante la nostra totale disponibilità. A noi non resta che rimanere fedeli alla linea”. Per questi motivi i 5 Stelle resteranno fuori dall’Aula, “non ha senso per noi agire diversamente, il provvedimento se lo voti il Pd da solo visto che ha fatto tutto da sé”.

Sembra lontano il tempo in cui a salvare Matteo Renzi era il soccorso azzurro di Forza Italia. Silvio Berlusconi ha assicurato che i suoi voteranno contro il provvedimento e nelle prossime ore Renato Brunetta presiederà una riunione del gruppo per fare il punto della situazione sulle riforme. “Spero che davvero non ci siano ripensamenti dell’ultima ora”, ha commentato l’europarlamentare Raffaele Fitto, “e che tutti i deputati di Forza Italia seguano la linea che, con tanti colleghi, abbiamo indicato sin dall’inizio, cioè quella di un limpido voto contrario”. Ad attaccarli è il ministro dell’Interno di Ncd Angelino Alfano: “Ci stupirebbe (e ci dispiacerebbe molto)”, ha scritto su Facebook, “se Fi accettasse questo diktat facendo nascere in Parlamento il futuro fronte del “no” estremista alle riforme che si manifesterà il prossimo anno al referendum confermativo”.

I problemi per Matteo Renzi però sono soprattutto nel suo partito. Il deputato Pippo Civati ha annunciato che non darà il suo voto al pacchetto riforme, mentre la minoranza chiede di rivedere il testo: “Ora che non c’è più Forza Italia non ha senso restare fermi sulle vecchie posizioni”, ha detto D’Attorre. “La riforma costituzionale”, ha detto Vannino Chiti, “che la Camera sta approvando non ha minimamente corretto gli assi portanti: un premierato assoluto, senza cioè contrappesi, e una mortificazione della rappresentanza”.