Btp italiani, Bund tedeschi, titoli di Stato francesi e belgi. Sono questi, secondo l’agenzia Bloomberg, gli strumenti su cui si sono concentrati i primi acquisti della Banca centrale europea nell’ambito del quantitative easing (qe), il programma di stimolo monetario annunciato da Mario Draghi il 22 gennaio e mirato a far salire l’inflazione, allentare la stretta creditizia e in ultima analisi rilanciare la crescita economica dell’Eurozona. Dalla sede di Francoforte nessuna conferma ufficiale sulla nazionalità dei titoli prescelti, ma solo un breve tweet che ufficializza l’avvio del piano. L’Eurotower pubblicherà comunque una volta alla settimana un resoconto con il valore degli acquisti realizzati dalle banche centrali nazionali. Sono queste ultime, infatti, il “braccio” attraverso cui si dispiega concretamente l’intervento nei singoli Paesi, per un ammontare legato alla quota di ognuno nel capitale della Bce. Bankitalia, che ne possiede il 12,3%, potrà comprare per suo conto fino a 130 miliardi di euro di Btp e Cct, mentre Francoforte ne metterà sul piatto altri 20. La Penisola dovrebbe risultare il terzo beneficiario del programma dopo Germania (17,9%) e Francia (14,1 per cento).

C’è da dire però che i titoli tedeschi a lunga scadenza (quelli a breve sono esclusi perché hanno da tempo un rendimento negativo inferiore a -0,2%) non sono così abbondanti, visto che la Repubblica federale ha azzerato il proprio deficit e ne emette sempre meno. Di conseguenza gli analisti si attendono che la Bundesbank si orienti sull’acquisto di titoli emessi dalla Banca europea per gli investimenti e da altre altre istituzioni internazionali, permettendo alle altre banche centrali di comprare più bond del proprio Paese. Gli effetti dell’avvio del qe sul mercato valutario si sono visti ancora prima dell’avvio: nei giorni scorsi il valore dell’euro è sceso fino a quota 1,08 sul dollaro, il minimo da 12 anni. Stesso film sui mercati finanziari che nei giorni scorsi avevano ampiamente messo in conto l’operazione e che hanno chiuso la giornata in semi parità complici anche i timori per la situazione della Grecia, la cui lista di riforme sotto esame all’Eurogruppo è già stata definita “incompleta” dal presidente Jeroen Dijsselbloem.

Il programma, come è noto, prevede acquisti al ritmo di 60 miliardi di euro sul mercato secondario: vale a dire che a vendere sono banche, assicurazioni e altre istituzioni finanziarie che hanno titoli nel proprio portafoglio. Lo shopping andrà avanti almeno fino a settembre 2016, arrivando a valere complessivamente oltre 1.140 miliardi di euro. Ma Draghi ha chiarito che l’Eurotower potrà decidere di continuare a usare il “bazooka” (così è stato soprannominato il qe, per indicare che si tratta dell’arma più potente nelle mani del suo presidente) anche oltre quella data. Tutto dipenderà dall’andamento dell’inflazione: l’obiettivo è riportarla a un livello stabilmente vicino al 2 per cento contro l’attuale 0 per cento. Se non risulterà raggiunto, Francoforte promette di spostare in avanti la fine del piano.

A valle dell’intervento, il bilancio della Banca d’Italia crescerà del 30% rispetto al dicembre del 2014. Secondo Palazzo Koch, comunque, il programma “non muterà in maniera significativa la natura dei rischi” a cui è esposto l’istituto. “Rischi di mercato potrebbero materializzarsi nel caso in cui i titoli dovessero essere venduti prima della scadenza a prezzi inferiori rispetto a quelli di iscrizione in bilancio”, ammette via Nazionale in una nota, ma la banca valuterà “gli accantonamenti necessari” per adeguare i mezzi propri alle dimensioni e alla rischiosità del bilancio, “al fine di preservare la solidità patrimoniale dell’Istituto e la sua indipendenza finanziaria”.