Piazza Affari praticamente piatta. Rendimenti dei titoli di Stato e spread rispetto ai Bund tedeschi in risalita rispetto a giovedì, anche se ancora al livello più basso da cinque anni. Cambio tra euro e dollaro ai minimi storici, sotto quota 1,12. Sono i primi effetti del varo del quantitative easing da parte della Banca centrale europea. L’operazione di acquisto di titoli di Stato annunciata da Mario Draghi deve ancora partire (prenderà il via a marzo) ma i mercati, che avevano iniziato a scontarne gli effetti ancora prima dell’annuncio, reagiscono già di conseguenza. Premiando soprattutto Berlino, che ha ottenuto il compromesso voluto in termini di decentramento dei rischi in capo alle singole banche centrali nazionali. La Borsa di Francoforte ha guadagnato infatti il 2,05%, mentre Milano, dopo aver aperto a +0,52%, a metà pomeriggio ha invertito la rotta ed è andata in rosso, per poi recuperare e chiudere a +0,24 per cento. In parallelo il tasso di interesse sui Btp, che in mattinata aveva segnato il nuovo minimo storico all’1,48%, è tornato a salire. A fine seduta era a 1,51 per cento.

Ha pesato il crollo degli istituti di credito, affossati dalle richieste di modifica della riforma appena varata dal governo arrivate non solo da Assopopolari ma anche del ministro dei Trasporti Maurizio Lupi. Ma a frenare l’effetto Draghi, oltre ai dubbi sul fatto che il programma, da solo, sia sufficiente per far ripartire la crescita dell’Eurozona, è stata probabilmente anche la decisione dell’Eurotower di caricarsi solo una piccola parte (20%) delle perdite potenziali. Una scelta che molti analisti leggono come un’incrinatura nella politica monetaria comune.

In ogni caso, visto che gli acquisti saranno effettuati sulla base delle quote di capitale della Bce possedute dagli istituti centrali nazionali e fino a un tetto massimo del 33% del debito pubblico di ogni singolo Stato, la Penisola sarà (con Germania e Francia) tra i Paesi che trarranno maggior beneficio dal piano. Secondo l’economista Paul de Grauwe Bankitalia, che ha il 12,3% del capitale della Bce, comprerà per suo conto circa 125,30 miliardi di euro di Btp e Cct, mentre il vicepresidente dell’Associazione italiana degli analisti e consulenti finanziari Paolo Guida stima l’ammontare potenziale in 120 miliardi, cifra che potrà variare “in base all’evoluzione dell’inflazione“.

Una boccata di ossigeno per il Tesoro, che vedrà scendere ulteriormente i tassi di interesse sul debito, ma soprattutto per i bilanci delle banche commerciali, gravati ormai da oltre 400 miliardi di titoli di Stato. Infatti, in concreto, sarà alla loro porta (e non a quella del ministero dell’Economia) che via Nazionale busserà per fare “shopping” di Btp e Cct. Bot e Ctz sono esclusi, perché, stando alle linee guida tecniche diffuse giovedì dalla Bce, saranno oggetto dell’acquisto solo i titoli con vita residua da 2 a 30 anni.

Da notare che sono ritenuti idonei all’acquisto solo i titoli con rating a livello di investimento, vale a dire almeno BBB- nella scala di Standard&Poor’s e Fitch e Baa3 in quella di Moody’s. L’Italia, che S&P lo scorso dicembre ha declassato un gradino sopra il livello “junk” (spazzatura), è in bilico: basterebbe un’ulteriore riduzione per far sì che la Penisola, per continuare a trarre beneficio dal qe, debba accettare un programma di aiuti. Cioè l’intervento della troika. Esattamente la condizione imposta alla Grecia. Sulla cui partecipazione al piano di Francoforte si addensano non pochi dubbi, visto che il leader di Syriza Alexis Tsipras venerdì, a tre giorni dalle elezioni di domenica, ha ribadito che un suo eventuale governo “non rispetterà accordi firmati dai suoi predecessori”.