L’annunciato rinvio di un giorno rispetto alla scadenza della mezzanotte di lunedì è stato smentito. In extremis, poco prima dell’ora x, il governo greco infatti ha inviato a Bruxelles la lista di riforme richiesta venerdì dall’Eurogruppo come condizione per il via libera all’estensione di quattro mesi del programma di assistenza finanziaria. E per la Commissione Ue, hanno scritto il vice presidente Valdis Dombrovskis e il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici al presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, la lista “è sufficientemente completa per essere un buon punto di partenza per una conclusione positiva della revisione del programma”. In particolare la Commissione è “incoraggiata dall’impegno a combattere l’evasione e la corruzione“, anche se aspetta di lavorare con la nuova amministrazione per tradurre in “chiare politiche quelli che al momento sembrano impegni generali e trasformarli in azioni politiche chiare”.

Su questo fronte, si legge nella missiva firmata dal ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, la Repubblica ellenica intende fare pieno uso di mezzi elettronici e altre innovazioni tecnologiche per aumentare la raccolta e massimizzare gli introiti per le casse pubbliche. L’imposizione Iva sarà rivista perché non abbia “impatto negativo sulla giustizia sociale“e perché siano evitati “sconti ingiustificati”, e “si assicurerà che tutte le aree della società, specialmente quelle benestanti, contribuiscano equamente” alla spesa. Una locuzione che, senza citarla esplicitamente, rimanda alla tassa patrimoniale sulle grandi ricchezze – primo bersaglio gli armatori, “casta” che ora gode di una sostanziale immunità fiscale – cui facevano riferimento le indiscrezioni riportate dal quotidiano tedesco Bild.

Arriva così una conferma – con la differenza che nella lettera non compaiono indicazioni numeriche – delle indiscrezioni di lunedì: la lotta alle frodi, al contrabbando di carburanti e sigarette, al riciclaggio e in generale a chi aggira il fisco è in effetti uno dei pilastri del programma proposto da Atene ai creditori Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale in cambio di “ossigeno” fino a giugno e in vista dell’ulteriore e fatidico check up in calendario per la fine di aprile, quello da cui dipenderà l’effettivo versamento dell’ultima tranche di aiuti da 7,2 miliardi. Via libera anche alla piena operatività del piano nazionale anticorruzione e a un piano a tutto campo sugli appalti pubblici: da nuove aste per l’uso delle frequenze radiotelevisive all’adozione di un registro elettronico pubblico degli acquisti dello Stato.

Il piano si concentra su lotta all’evasione e spending review, ricette che appaiono una resa ai creditori

Ma subito dopo arrivano i dolori. Quella che appare come una “resa” su tutta la linea alla volontà dell’ex troika (ora citata con l’eufemismo “le istituzioni”) e che sta attirando sul nuovo premier forti critiche interne dall’ala di sinistra di Syriza oltre a suscitare la delusione degli elettori. Le misure per affrontare la crisi umanitaria del Paese sono relegate a uno striminzito paragrafetto finale: da un lato buoni pasto e servizi energetici e sanitari per i più poveri, dall’altro l’aumento del salario minimo, che però, si legge, sarà deciso “in consultazione con le istituzioni europee” e solo nella misura in cui questo “non danneggerà il bilancio”. In più, l’intenzione di evitare, in futuro, la confisca della prima casa ai cittadini in difficoltà nel ripagare mutui e prestiti.

In compenso sono tantissime le concessioni all’austerity: la Grecia per esempio “si impegna a non ritirare le privatizzazioni già completate e a rispettare, in base alla legge, quelle per cui è stato lanciato il bando”. Vedi il caso del porto del Pireo. Potranno essere “riviste” solo “quelle non ancora lanciate, puntando a massimizzare i benefici a lungo termine per lo Stato”. Non solo: il Paese mette in conto anche di “controllare” ulteriormente la spesa sanitaria, pur “garantendo l’accesso universale” al servizio. Quanto alle pensioni, altro che ripristino della tredicesima: nella lettera Varoufakis scrive che il Paese “eliminerà gli incentivi all’uscita anticipata dal lavoro” e stabilità una “connessione più stretta tra contributi e assegni”. Nessuna buona notizia, poi, per gli statali: non c’è traccia delle promesse riassunzioni di quelli licenziati ingiustamente e anzi si prospetta la “razionalizzazione dei compensi non monetari per ridurre le uscite complessive”. Quanto al ripristino dei contratti collettivi, la lettera fa riferimento alla “introduzione graduale” di un nuovo approccio intelligente” sulla contrattazione collettiva per bilanciare la flessibilità con l’equità. Ma il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem ha anticipato: “Dobbiamo vedere quanto si potrà fare di quello che vuole”. Mentre Moscovici e Dombrovskis hanno ammonito preventivamente a “astenersi dal ritiro delle misure e da modifiche unilaterali alle politiche e alle riforme strutturali che avrebbero un impatto negativo sugli obiettivi di bilancio, la ripresa economica o la stabilità finanziaria”.

Ridotte a un solo paragrafo le misure per affrontare la crisi umanitaria. E sull’aumento del salario minimo si deciderà “in consultazione con la Ue”

Grande spazio è riservato poi a misure di spending review: la Grecia ridurrà i ministeri da 16 a 10, taglierà i consulenti e i benefit di ministri e parlamentari e avvierà una revisione delle uscite “in ogni area della spesa pubblica” per “razionalizzare” i ministeri dove la spesa non destinata a salari e pensioni “ammonta a un incredibile 56% del totale”. Un mix, quello lotta all’evasione – taglio della spesa improduttiva, che ricorda da vicino quello proposto da tutti i più recenti governi di Roma a partire da quello di Mario Monti. Sarà che la Penisola fa comunque parte dei famigerati Piigs (i Paesi “deboli” dell’Eurozona) o che, come spiegava il presidente della Bce Mario Draghi nella primavera 2013 parlando dell’Italia, “l’esito delle elezioni non ha alcun impatto” perché il processo di risanamento “va avanti con il pilota automatico“.

Nel pomeriggio l’Eurogruppo si riunirà in teleconferenza per valutare le proposte. Se darà il via libera, i 19 ministri delle Finanze dell’Eurozona dovranno approvare entro la fine della settimana l’estensione del bailout. Alcuni – Germania, Finlandia, Estonia e Olanda – dovranno avere però il via libera dei propri Parlamenti nazionali. Stamattina intanto in Grecia si terranno un Consiglio dei ministri e riunioni del gruppo parlamentare e dei vertici di Syriza. La Borsa di Atene ha aperto la seduta in deciso rialzo, +6%, in scia alla notizia della consegna della lista di riforme, e sta consolidando i guadagni. Bene anche il mercato obbligazionario: il tasso di interesse sui titoli di Stato a dieci anni, stabilmente sopra il 10% la settimana scorsa, è sceso all’8,68 per cento. Molto più caute le altre piazze europee, che nel corso della mattinata hanno perso terreno e sono passate in negativo.