Fossimo in Julianne Moore (Still Alice) metteremmo già al fresco lo champagne. La categoria come miglior attrice protagonista per gli Oscar 2015 non dovrebbe aver storie. In nemmeno 20 anni di carriera la 55enne interprete di più di 60 film diretti da grandi autori come Robert Altman, Steven Spielberg, P.T. Anderson, Gus Van Sant, Neil Jordan, Todd Haynes, ritirerà il prezioso riconoscimento dell’Academy grazie all’interpretazione di Alice Howland, la professoressa di college che scopre all’improvviso di essere malata di Alzheimer.

Julianne Moore
Stesso discorso dei colleghi maschi relativo all’esposizione dell’handicap in scena, la Moore aggiunge anche il fattore dei crediti passati lasciati in sospeso che per lei significano ben quattro candidature agli Oscar: due come miglior attrice (Lontano dal paradiso 2002, Fine di una storia (1999) e due come miglior attrice non protagonista (The Hours 2002, Boogie Nights 1997). Semmai dovessimo indicare un nome che può impensierire il trionfo annunciato della Moore, ecco spuntare dal quintetto di candidate Rosamund Pike.

Rosamund Pike
La sua interpretazione glaciale e schizoide di Amy Dunne in Gone Girl di David Fincher (film totalmente dimenticato dall’Academy ndr), personaggio che pare ispirato a Carolyn Bessette moglie di John Kennedy Jr, le permette di affacciarsi finalmente ai piani alti del mondo hollywoodiano sfiorato nell’oramai lontano esordio come bond girl di seconda fila nel 2002 in Die another day con Pierce Brosnan. La Pike, inglesissima fino al midollo, ha 35 anni ed è stata paragonata più volte a Grace Kelly per eleganza e algida bellezza. Forse il titolo più interessante di una carriera composta da ruoli non sempre da protagonista è quel An Education (2009) di Lone Scherfig dove mette in mostra il raffinato savoir faire di un’inglese borghese dei primi anni sessanta.

Reese Whiterspoon
Per la parte in Gone Girl, la Pike ha superato Natalie Portman, Emily Blunt e la produttrice del film, Reese Whiterspoon. Fu proprio Fincher a scartare l’ipotesi Whiterspoon sostenendo che fosse imbarazzante avere sul set un’attrice al contempo anche produttrice dello stesso film. La Whiterspoon si rifà in questa notte degli Oscar finendo in cinquina per la sua interpretazione in un film piuttosto modesto come Wild, diretto da Jean-Marc Vallé e scritto da Nick Hornby, in cui si destreggia tra scarponcini e zaini da trekking per dar vita a Cheryl, una donna che cerca di riprendere il controllo della sua vita percorrendo le mille miglia del Pacific Crest Trail. L’attrice 38enne originaria di New Orleans ha debuttato nel lontano 1991, ma è con l’Oscar vinto nel 2005 per Walk the line (il biopic su Johnny Cash in cui interpreta June Carter) che si è imposta all’attenzione del grande pubblico. Nell’agosto del 2013 è stata arrestata dalla polizia insieme al compagno Jim Toth per guida in stato d’ebrezza; presto la rivedremo in sala in una piccola parte del nuovo P.T. Anderson, Vizio di forma.

Marion Cotillard
L’ascesa di Marion Cotillard ad Hollywood è direttamente proporzionale al boom de La vie en rose (2007) dove il personaggio di Edith Piaf le ha regalato sia l’Oscar come miglior attrice, sia successivamente scelte di primissimo piano come Nemico Pubblico (2009), Inception (2010), Contagion (2011), The dark knight rises (2012). La 39enne parigina contenderà l’ambita statuetta a Moore e compagne, per aver interpretato il doloroso e difficile ruolo dell’operaia Sandra nel film dei fratelli Dardenne, Two Days, One night.

Felicity Jones
A chiudere le nomination c’è la 31enne Felicity Jones che interpreta Jane, la moglie di Stephen Hawking nel film di James Marsh, La teoria del tutto, già vista in Cheri di Stephen Frears e ne La tempesta di Julie Taymor.