Il regista Richard Glatzer, applaudito nel 2006 al Sundance Film Festival per Quinceañera, torna al cinema il 22 Gennaio con il toccante Still Alice. Dopo aver scoperto di essere affetto dalla Sla, Glatzer ha ricevuto la proposta di adattare il libro della neurologa Lisa Genova per il grande schermo. E, in collaborazione con Wash Westmoreland, ha realizzato un film che racconta una storia di vita intensa e drammatica, lontana dalla retorica e immersa nell’intimità e nella riservatezza.

Julianne Moore interpreta Alice Howland, una professoressa di linguistica alla Columbia University di New York, che un giorno si accorge di provare difficoltà nella comunicazione verbale e di non ricordare alcuni passaggi della sua quotidianità. Dopo una visita specialistica la diagnosi è chiara. Alice manifesta una forma precoce di Alzheimer e deve cominciare a lottare, insieme alla sua famiglia, per non perdere tutti i ricordi e le tracce di se stessa, e resistere in un certo senso ad una delle malattie più crudeli. Sono numerosi i film che affrontano il tema della malattia. In particolare ricordiamo il recente Amour di Michael Haneke, vincitore della Palma d’Oro a Cannes. L’approccio di Still Alice, però, è differente, poiché lascia da parte il semplice racconto dell’evoluzione violenta e dolorosa della malattia, e scava in profondità, portando lo spettatore a vivere un viaggio nella mente della protagonista, che si svuota velocemente, minando la sua identità e le sue relazioni con gli altri.

Julianne Moore (miglior attrice ai Golden Globes 2015) condivide il suo viaggio con una generosità senza limiti e ci fa sentire cosa si prova a perdere il vento sotto le nostre ali. La star di Hollywood, che abbiamo visto recentemente nella celebre saga di Hunger Games, regala infatti una performance indimenticabile, prendendo le redini del film con un mix irresistibile di potere e grazia. I registi si affidano a lei per portare avanti una storia coinvolgente che fa vibrare il cuore, in cui una donna forte e realizzata, comincia a vivere un declino prematuro che non dipende dalla sua volontà o da una scelta sbagliata. Still Alice non si perde in sperimentazioni stilistiche o in una regia ricercata e all’avanguardia, ma va bene così, perché la sua forza è il contenuto, la sceneggiatura e un cast solido che si lega perfettamente con l’obiettivo finale. Kristen Stewart, nei panni della figlia e Alec Baldwin in quelli del marito amorevole, sono all’altezza della protagonista, e non si riducono a semplici figure sbiadite all’interno delle varie scene. Il rapporto madre-figlia e il legame di amore e sostegno tra Alice e il suo compagno di vita, sono le linee guida della struttura narrativa principale, che arricchiscono il film e lo portano su un altro piano.

Glatzer e Westmoreland vogliono raccontare una storia di amore e rispetto, all’interno di una dimensione familiare scossa da un evento drammatico e difficile da affrontare uniti. “Tutto quello che posso fare è vivere il momento” recita una battuta della protagonista del film, confermando la sua determinazione a reagire e non perdersi in un mare di silenzi e delusioni. Presentato in anteprima alla scorsa edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, Still Alice si conferma un film intenso e umano che emoziona, e fa riflettere con delicatezza e sincerità. La regia sceglie di fondere, con successo, un realismo tangibile con l’inconstante volatilità del sentimento.

La clip in esclusiva per il Fatto.it

Il trailer di Still Alice