Una locandina psichedelica, un arcobaleno di colori che invade il volto di un Joaquin Phoenix visibilmente strafatto, vittima di un’evidenza inalienabile: l’impossibilità di vincere ciò che è un Vizio di forma a qualsivoglia oggetto sia applicato. La sua sfida è a perdere, almeno quanto quella dell’uomo che ab origine su quella locandina ce l’ha portato. Parliamo naturalmente del regista cult Paul Thomas Anderson (per i fan soprannominato PTA), la cui sfida consapevole è stata la (folle) idea di tradurre in cinema un’opera di Thomas Pynchon. Inherent Vice, appunto Vizio di forma, ispirato all’omonimo romanzo del grande scrittore americano è il suo nuovo film, in uscita italiana il 26 febbraio prossimo ma presentato il 27 gennaio in Italia grazie al tour europeo dei talent.

“Ero ben consapevole della difficoltà di portare Pynchon sul grande schermo, sebbene questo suo settimo romanzo sia il più intrinsecamente cinematografico e il più accessibile”, spiega Anderson, 45 anni e anche lui al tassello numero 7 della sua idolatrata filmografia. “Per adattarlo in sceneggiatura ho unicamente immaginato un uomo con una missione da compiere: non ho avuto alcun contatto con Thomas Pynchon, preferivo fingere che non esistesse o che il suo nome corrispondesse a diverse entità. Mi sono relazionato solo con il suo testo”.

Un testo che gli Usa hanno visto nelle librerie a partire dal 4 agosto 2009 mentre l’Italia ha dovuto aspettare il 2011. Vi si racconta del detective privato Larry “Doc” Sportello mentre tenta di risolvere un caso che – come accade in ogni opera di Pynchon – perde la forma dell’ordine per sfociare in una spirale caotica e paranoica.

Intriso delle atmosfere psichedeliche della Los Angeles del 1970, Vizio di forma trova nel suo protagonista l’essenza di quel tempo: un hippie totalmente hardboiled, strafatto di erba, solito a “permanentarsi” da solo i capelli, tossico in tutto tranne che nell’anima, incredibilmente innocente. “E’ quella l’innocenza che mi affascina del libro di Pynchon: un sentimento che oggi non esiste più in America e che si è iniziato a perdere con i gesti efferati di Charlie Manson e dei suoi seguaci”.

Del romanzo il film di PTA ha mantenuto la palpabile ombra di malinconia, organizzata in una struttura schematica che vede Joaquin “Doc” Phoenix al centro di un universo di follia incarnata dai diversi personaggi, rappresentati da un cast in alcuni casi molto pop: da Owen Wilson a Josh Brolin (splendido detective “Bigfoot”), da Reese Witherspoon a Benicio Del Toro. Da parte sua Phoenix, al solito sornione e poco incline a prendersi sul serio specie con la stampa, è alla sua seconda prova con Anderson dopo The Master in cui mirabilmente duettava con il compianto Philip Seymour Hoffman. “Lavorare con PTA significa entrare in un mondo incantato, in cui lui ha tutto sotto controllo ma non lo fa vedere. Basta lasciarsi avvolgere, aderirvi senza rifletterci troppo, e poi ci si diverte un mondo. Sul set di Vizio di forma è stato tutto molto corale, a differenza di quanto era accaduto lavorando per The Master, in cui regnava la cifra della solitudine”.

L’energia corale di Vizio di forma, alcune scene al vetriolo accanto alla straordinaria colonna sonora dell’ormai amico e sodale Jonny Greenwood dei Radiohead costituiscono la parte riuscita di Inherent Vice di PTA per un film che, va detto, non rappresenta il meglio della sua filmografia. I 148 minuti dell’opera sembrano lunghissimi quanto l’incedere paranoico del “nostro”, e non di rado intrappolano lo spettatore in una noia da claustrofobia dialogico/ambientale. Qualcosa che insomma assomiglia a un “vizio di forma” a cui anche lo stesso Paul Thomas Anderson pare aggrovigliarsi. Ma forse è solo colpa di Pynchon. O almeno così spera lo stuolo di fan di PTA.

Il trailer ufficiale